Operata a 17 anni per displasia all’anca in laparoscopia, primo intervento in Europa

Una rara deformità congenita all’anca su una ragazza di 17 anni è stata corretta all’ospedale infantile Regina Margherita di Torino con un’operazione in cui è stata utilizzata una tecnica laparoscopica mini invasiva. L’intervento, portato avanti con la collaborazione degli specialisti dell’ospedale Cto, è considerato dal presidio sanitario “il primo del genere in Europa”. La diciassettenne praticava un’attività sportiva ma pativa continuamente dolori alle anche.
Il passaggio in sala operatoria le permetterà di ridurre le sofferenze e di evitare, in futuro, l’innesto di una protesi. “La novità – spiegano dal Regina Margherita – riguarda il modo di raggiungere l’osso. La tecnica laparoscopica permette di operare attraverso piccole incisioni, utilizzando una telecamera che restituisce sul monitor una visione ingrandita del campo operatorio”. Si seguono gli stessi principi dell’intervento tradizionale, detto ‘a cielo aperto’, ma il vantaggio è che si limitano esposizione chirurgica e dissezione dei tessuti. Un lavoro meno invasivo che procura benefici sul dolore post operatorio, sull’impatto delle cicatrici e sul recupero del paziente. “La correzione ossea – spiegano dal Regina Margherita – viene chiamata osteotomia periacetabolare e viene utilizzata soprattutto per trattare la displasia dell’anca, una malformazione in cui l’acetabolo, la cavità del bacino che accoglie la testa del femore, non la ricopre adeguatamente, portando cosi i pazienti ad avere un’artrosi dell’anca precocemente. Questa deformità colpisce 1-7 persone su 1000. L’intervento consiste nell’eseguire tagli controllati dell’osso attorno all’acetabolo, per mobilizzarlo e riorientarlo in modo che copra meglio la testa del femore. La porzione ossea viene quindi fissata con viti, che mantengono la correzione durante la guarigione”. A realizzare l’intervento sono stati Alessandro Aprato e Matteo Giachino, Michele Nardi ed Andrea Audisio, tutti formati alla scuola di Alessandro Massè, che si occupano di chirurgia dell’anca sia negli adulti sia nei bambini a cavallo tra Cto e Regina Margherita.
“Multidisciplinarietà, alta complessità e competenze di livello internazionale – commenta Livio Tranchida, direttore generale della Città della Salute – contraddistinguono l’attività dei nostri ospedali.
L’integrazione tra le professionalità del Cto e del Regina Margherita ha permesso di realizzare un intervento in laparoscopia all’avanguardia, aprendo una nuova possibilità di trattamento per i piccoli pazienti con malformazioni dell’anca”.
“Questa – aggiunge – è la direzione che seguiamo: una sanità capace di mettere in rete competenze diverse, favorendo l’innovazione e lo sviluppo di percorsi di cura sempre più personalizzati”.
Adriano Leli, direttore generale dell’azienda ospedaliera Oirm Sant’Anna, osserva che il caso “conferma per l’ennesima volta le eccellenze dell’ospedale Regina Margherita e testimonia quanto sia importante la collaborazione clinica tra ospedali” e sottolinea che “l’intervento apre nuove ed innovative opportunità terapeutiche per bambini e ragazzi affetti da questo problema, migliorandone sensibilmente la qualità della vita”.
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