la sfida sarà coinvolgere i giovani
URBINO Da ieri l’Università di Urbino è entrata nell’era Marco Bruno Luigi Rocchi rettore. Dopo il passaggio di testimone da Giorgio Calcagnini, guiderà l’ateneo feltresco per 6 anni.
La nuova era
Nel suo programma grande attenzione ai giovani, alla partecipazione e all’aggregazione della comunità universitaria. Alle elezioni di ottobre i giovani rappresentanti degli studenti, in maggioranza, hanno votato scheda bianca. Una forma di protesta da cui si possono trarre tutta una serie di considerazioni. E la politica interviene. Lo fa il consigliere comunale di opposizione, Oriano Giovanelli (Urbino Rinasce).
«L’obiettivo dovrebbe essere quello di far sì che fra 6 anni si arrivi al rinnovo con un protagonismo giovanile riconosciuto ben diverso». Per Govanelli questo «vorrà dire che la crisi di futuro che ha segnato questa elezione da un sentimento di preoccupazione è diventata azione, progetto».
Il personale universitario: «In passato, mi si dice, che il voto del personale tecnico amministrativo veniva considerato come frammentato, al seguito degli orientamenti prevalenti nel dipartimento in cui questi prestavano servizio. Questa volta sembrerebbe di no. Si sono espressi come un soggetto unitario mossi, credo, dall’incertezza di futuro che, reale o presunta, è diventato il tema di questa campagna. E la ragione è semplice, mentre il personale docente vive oggettivamente in una dimensione territoriale, il Pta no, ha radici a Urbino, famiglie, figli che frequentano la stessa università in cui i genitori prestano servizio. Insomma, avvertono la preoccupazione che avvertirebbe qualsiasi operaio o impiegato di una fabbrica che ha una funzione dominante nella occupazione e nel reddito di una città».
Il futuro
Ma la preoccupazione, il dissenso, possono da soli costituire, secondo lei, un progetto per il futuro? «La speranza mia e di Urbino Rinasce è che il nuovo rettore Rocchi, terminate le tensioni elettorali e assorbiti gli strascichi inevitabili, sappia mettere insieme tutte le intelligenze necessarie perché timore, dissenso, voglia di maggiori spazi democratici e scelte partecipate, diventino risposte».
Ilrapporto Università deve avere con e città: «Penso che non sia un problema primario dell’Università ma pressoché esclusivo della classe dirigente politica della città. L’Università deve pensare agli studenti, alla loro formazione, alla loro accoglienza, alla qualità degli studi e delle docenze, attirare i migliori ricercatori superando il precariato, valorizzare il personale attraverso percorsi condivisi di riconoscimento delle professionalità». Dare futuro ad una istituzione da cosa dipende? «Non da cosa accade fra sindaco e rettore – conclude Giovanelli – ma fra l’Università e il grande modo, sempre meno segnato da confini».




