Veneto

le aziende agricole guardano alla colza


Il futuro delle colture tradizionali della provincia padovana appare incerto: oltre 20 mila ettari di terreno impiegato, ma per molte aziende agricole decidere se continuare a coltivare frumento sta diventando una scelta difficile. I prezzi di vendita non compensano l’aumento dei costi di produzione e gli aiuti sul caro carburanti non bastano a restituire fiducia. Mentre il grano perde convenienza economica, cresce l’interesse per la colza, sostenuta anche dalla domanda di olio destinato alla produzione di biocarburanti.

A spiegare le difficoltà sono soprattutto i numeri: secondo l’ultimo listino della Borsa Merci di Bologna, il frumento tenero buono mercantile viene quotato tra 253 e 256 euro a tonnellata, pari a 25,30–25,60 euro al quintale, senza variazioni rispetto alla settimana precedente. L’orzo nazionale si colloca invece tra 225 e 237 euro a tonnellata, secondo il peso specifico. Quotazioni che non riescono a compensare l’aumento dei costi: coltivare un ettaro costa oggi da 150 a 200 euro in più rispetto allo scorso anno.

In questo scenario arriva il decreto legge recentemente approvato dal Consiglio dei ministri, che destina 60 milioni di euro alle imprese agricole per i maggiori costi del carburante. Un sostegno che, secondo Confagricoltura Padova, non è sufficiente a restituire certezze alle aziende. Non si tratta dello sconto automatico di 45 centesimi al litro che molti hanno inteso, ma di un contributo che copre il 20% del carburante già acquistato tra giugno e metà ottobre, con quei 45 centesimi come limite massimo. Su un ettaro di grano il beneficio si traduce in qualche decina di euro. 

«Siamo grati per le risorse, ma non bastano a ridare fiducia a chi in questi giorni deve decidere se seminare – dichiara Alessandra Da Porto, presidente di Confagricoltura Padova –. Un rimborso parziale su spese di mesi fa non cambia il conto che l’agricoltore sta facendo in azienda e nessuna impresa agricola dovrebbe seminare per perdere». 

Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto la redditività delle aziende, ma anche la destinazione futura delle campagne. La colza è una valida scelta per le semine autunnali. Le sue fioriture gialle potrebbero diventare una presenza sempre più familiare nel paesaggio della pianura padovana, prendendo il posto di una parte dei campi tradizionalmente destinati al frumento. Ma dietro questa trasformazione si pone una questione che va oltre l’aspetto agricolo: la crescente convenienza economica delle colture destinate ai carburanti rispetto a quelle destinate all’alimentazione.

La colza sta infatti aumentando le superfici, spinta dalla richiesta di olio per i biocarburanti: «E se oggi rende più del grano, la ragione è semplice: paga meglio chi riempie i serbatoi di chi riempie i piatti. Finché le cose stanno così, la sovranità alimentare resta una bella parola da convegno – continua la presidente Da Porto». 

Per Confagricoltura Padova, il rischio è che le scelte delle imprese, inevitabilmente guidate dalla necessità di garantire la propria sopravvivenza economica, finiscano per allontanare progressivamente una parte delle superfici agricole dalla produzione di alimenti. Nelle ultime settimane la fatica del settore è arrivata nelle piazze e sulle strade: «Manifestare è legittimo e la rabbia di chi lavora in perdita va rispettata. Ma i problemi della nostra agricoltura si risolvono ai tavoli verdi, dove Confagricoltura siede sempre, con competenza e con i numeri in mano – prosegue Da Porto –. Alle istituzioni chiediamo interventi stabili sui costi di produzione, perché se vogliamo curare questo territorio e continuare a produrre in Italia il cibo che mangiamo, chi semina deve poterlo fare sapendo che il conto torna».


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