spremuti per un miliardo di fondi europei e ora cacciati. La protesta a Roma
I volti, le storie e la frustrazione di una generazione di scienziati che non vuole più accettare la precarietà come condizione permanente. La scalinata del CNR a Piazzale Aldo Moro si è riempita di centinaia di ricercatori, – venerdì 30 ottobre- tecnologi e personale amministrativo arrivati a protestare con un messaggio netto: fermare la dispersione delle competenze scientifiche del Paese.
Una vertenza che travalica i confini del più grande ente di ricerca italiano, raccogliendo l’adesione dei dipendenti di Inaf, Infn, Crea e Igv per formare un fronte comune contro i tagli alla scienza.
La clausola dei 30 mesi e la petizione al Direttore Generale
A far scattare la mobilitazione è il provvedimento interno approvato dal Consiglio di Amministrazione ad inizio autunno: una norma che pone il blocco ai rinnovi dei contratti a tempo determinato superata la soglia dei 30 mesi di servizio.
Durante la manifestazione, i delegati sindacali e i rappresentanti del movimento Precari Uniti hanno consegnato brevi manu al Direttore Generale dell’ente una lettera d’interpello firmata da oltre 2.500 dipendenti, sollecitando un intervento diretto verso i ministeri vigilanti per richiedere coperture finanziarie dedicate.
Il quadro economico e i contratti a Roma
I dati forniti dalle sigle sindacali (Flc Cgil) e dalle associazioni interne tracciano una mappa critica:
Lavoratori coinvolti: quasi 4.000 precari sul territorio nazionale, di cui circa 1.000 operativi nei centri di ricerca della Capitale;
Fondi PNRR: circa 1.300 figure professionali ingaggiate con i progetti europei rischiano l’uscita definitiva dall’ente a causa della scadenza dei piani di finanziamento;
Retribuzioni: fasce stipendiali che vanno dai 1.800-2.000 euro netti per i ricercatori fino ai 1.300-1.500 euro per il personale ausiliario e amministrativo impiegato con contratti somministrati o a partita IVA.
La denuncia
«Questa bolla si è creata con i progetti del Pnrr che nel 2023 hanno portato nelle casse del CNR quasi un miliardo di euro grazie all’eccellenza dei nostri ricercatori — denuncia Rosa Ruscitti (Flc Cgil Roma e Lazio) —. Ci sono 1.300 precari ingaggiati per il Pnrr che, a scadenza dei piani, rischiano di essere espulsi senza alcuna prospettiva di assorbimento». I sindacati hanno annunciato inoltre l’apertura di uno stato di mobilitazione permanente in tutte le sedi territoriali.
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