Salute

Clima, disagio psicologico e iniquità: foto impietosa di un’Italia «ferma»


Nel 2025 nonostante si registrino miglioramenti tra cui la diminuzione della mortalità prematura per malattie croniche, permangono forti criticità: la spesa sanitaria si è ridotta in termini di quota sul Pil (6,2%) e le liste d’attesa restano alte (con una discrepanza del 50% tra prescrizioni e prenotazioni Cup) con circa sei milioni di persone che rinunciano alle cure. Critici, ancora, i versanti della disponibilità di personale e all’assistenza territoriale. E ancora: si registrano “crescenti disagi psicologici” che riguardano circa il 49% della popolazione e il 16% degli adolescenti. In questo scenario, la riforma del Servizio sanitario nazionale (Ddl delega) e l’attuazione del Pnrr sanitario evidenziano “ritardi nei cantieri, carenza di personale e difficoltà di implementazione territoriale”. Questa la scheda di sintesi sul perseguimento del Goal 3-Salute e Benessere messa a punto da Asvis, l’Alleanza per lo sviluppo sostenibile, nel suo undicesimo Rapporto sugli Obiettivi del Millennio dal titolo “Agenda per la prossima legislatura”, presentato alla Camera dei Deputati.

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Il Rapporto

Un barometro che per la sanità segna “stabile”, nel contesto di un’Italia “molto lontana dall’attuazione dell’Agenda 2030”, spiegano gli esperti Asvis: nel 2025, l’indice che sintetizza la performance rispetto ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile è sostanzialmente fermo e ben sei Obiettivi registrano un peggioramento rispetto all’anno precedente.

“Il quadro italiano conferma, e per alcuni aspetti aggrava, quello rilevato nel Rapporto dello scorso anno”, si legge nel Report. Tra il 2010 e il 2025 “cinque indici compositi relativi agli SDGs (Sustainable Development Goals o Obiettivi di Sviluppo Sostenibile), peggiorano: povertà, acqua, disuguaglianze, vita sulla terra, pace e istituzioni. Per altri cinque – fame, salute, imprese e innovazione, città sostenibili, partnership – i progressi sono pressoché nulli”.

Ritardi o impasse che si riflettono sulla vita delle persone: oltre 5,4 milioni in povertà assoluta, il 94,5% dei Comuni a rischio idrogeologico e quasi un giovane su cinque con disagio psicologico. Inoltre, il 58% dei 38 target quantitativi fissati per il 2030 non appaiono raggiungibili, una percentuale invariata rispetto allo scorso anno, nonostante gli effetti positivi del Pnrr. Per la prima volta vengono anche presentati i risultati dell’analisi di 45 Target qualitativi, dalla quale emerge come in oltre la metà dei casi, soprattutto in campo ambientale e sociale, le norme e le politiche esistono, ma la loro attuazione è decisamente insufficiente. Nel dettaglio, si legge ancora nel Report, “in ambiti come la salute, l’istruzione, il lavoro, le politiche territoriali e la tutela degli ecosistemi l’Italia dispone già di strategie, norme e programmi, ma non riesce a tradurli in risultati, soprattutto per l’insufficienza di risorse e capacità amministrative, per l’applicazione disomogenea delle disposizioni e per la debolezza degli strumenti operativi. Nei campi del contrasto alla povertà e della tutela dei diritti, invece, è necessario rafforzare il quadro normativo e di policy”.

I numeri delle disuguaglianze

A dare il polso delle disuguaglianze, puntualmente registrate anche da Istat, le condizioni di vita delle persone e soprattutto delle giovani generazioni. Sono 1,1 milioni i minori che vivono in famiglie in povertà assoluta; circa il 16% degli adolescenti e delle adolescenti e quasi un giovane su cinque nella fascia 18-34 anni presentano disagi psicologici e oltre 600mila minori sono seguiti dai Dipartimenti di Salute mentale.


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