Salute

Sono 5,6 milioni gli italiani che rinunciano a curarsi e a Trento si vive 3 anni in più che in Campania


Sfiorano ancora quasi i 6 milioni gli italiani che hanno rinunciato a curarsi per motivi economic, a causa delle liste d’attesa oppure perché le cure non sono accessibili. Il nuovo dato aggiornato al 2025 che ha riguardato 5,6 milioni di italiani che hanno dichiarato di avere rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria pur avendone bisogno emerge dall’ultimo Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) appena diffuso dall’Istat. Un nuovo report pieno di dati che mettono in luce anche le tante differenze territoriali sulla salute come quelle che riguardano la vita media attesa alla nascita che si riducono tra uomini e donne, ma aumentano tra i territori in particolare tra Nord e Sud: a Trento a esempio la speranza di vita è di 2,9 anni più lunga di chi vive in Campania.

Cresce la speranza di vita, ma grandi differenze tra Nord e Sud

 Nel 2025 la speranza di vita alla nascita raggiunge il nuovo massimo storico di 83,7 anni. Si tratta di un valore in lieve incremento rispetto al 2024 (+0,2 anni) e in crescita di 1,1 anni rispetto al 2014 quando era 82,6 anni. E’ il massimo livello mai rilevato dall’Istat: per gli uomini si arriva a 81,7 anni e per le donne a 85,7. L’Italia occupa il terzo posto in Europa su questo fronte subito dopo Spagna e Svezia (rispettivamente 84 e 83,8 anni), a fronte di una media della Ue a ventisette di 81,5. Gli anni attesi di vita in buone condizioni di salute tornano ad aumentare dopo 4 anni consecutivi di calo e nel 2025 raggiungono 59,1 (erano 58,2 nel 2024). A 65 anni ci si attende di vivere altri 10,8 anni senza limitazioni nelle attività che le persone abitualmente svolgono, poco più del 2024 (10,4 anni), ma decisamente al di sopra del 2014 (9,6 anni). Le condizioni di cronicità e limitazioni gravi tra gli ultrasettantacinquenni sono stabili rispetto al 2024, ma migliorano rispetto al 2014: nel 2025 il valore è pari al 47,2%, era 51,9% undici anni prima

Spicca a livello territoriale, invece, il divario nella vita media attesa alla nascita che è pari a 82,8 anni nel Mezzogiorno contro 84,2 nel Nord e 84,0 nel Centro. Un divario che tra l’altro è aumentato rispetto al 2004, quando la speranza di vita nel Nord e nel Centro era solo 0,7 anni più alta di quella del Mezzogiorno. La Campania, con 82,1 anni, si conferma la regione con la più bassa speranza di vita, 2,9 anni in meno rispetto alla Provincia autonoma di Trento, che ha la speranza di vita più elevata (85 anni). Nel 2025 la maggior parte delle regioni meridionali, ma anche Lazio e Piemonte (entrambe 83,6 anni, 0,1 anni sotto al valore dell’Italia), si collocano poco al di sotto della media nazionale (pari a 83,7 anni).

La rinuncia alle cure riguarda 5,6 milioni di italiani

Dopo una crescita significativa dal 2019, nel 2025 l’indicatore sulla rinuncia alle cure registrato ogni anno dall’Istat è stabile rispetto al 2024 attestandosi a 9,6% di italiani pari a oltre 5,6 milioni di persone che hanno dichiarato di avere rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria pur avendone bisogno. Le lunghe liste di attesa restano il motivo prevalente della rinuncia (6,5%), seguito dal costo economico delle prestazioni (5,2%), mentre solo l’1,4% dichiara che ha rinunciato per motivi legati alla scomodità. Tra il 2024 e il 2025 l’indicatore sulla rinuncia alle cure scende nel Nord da 9,2% a 8,7%, mentre rimangono stabili i valori nel Centro (10,7%) e nel Mezzogiorno (10,3%), con un conseguente aumento ancora una volta del divario territoriale.

Le rinunce diminuiscono significativamente in Valle d’Aosta, la Provincia autonoma di Trento, il Friuli-Venezia Giulia e l’Emilia-Romagna; nel resto dell’Italia si registra un aumento solo nelle Marche (da 10,6% a 12,0%) e in Sardegna (da 17,2% a 19,5%), la regione con i valori più elevati. L’Istat sottolinea come la domanda insoddisfatta del settore sanitario, pubblico e privato, convenzionato e non, “si valuta tramite la quota di chi, pur avendone bisogno, rinuncia a visite mediche o accertamenti diagnostici per problemi economici, lunghe liste di attesa o scomodità a raggiungere i servizi sanitari”.


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