Maggiore presenza del lupo, ma anche di orsi e aquila reale: il nuovo rapporto del Wwf

Il ritorno del lupo in Umbria, la crescita della popolazione di orso marsicano nell’Appennino centrale e i segnali sulla presenza della lontra nei corsi d’acqua dell’Italia centrale raccontano storie diverse, ma pongono una questione comune: quanto può recuperare la fauna quando cambiano le condizioni ambientali e vengono attuati interventi di tutela?
Il nuovo Living Planet Report 2026 del Wwf, elaborato con la Zoological Society of London, documenta su scala mondiale sia la perdita di biodiversità sia i risultati ottenuti quando la conservazione è sostenuta nel tempo.
Il lupo, la cui presenza in Umbria si è percepita maggiormente anche grazie a numerosi avvistamenti anche in zone abitate, tra l’altro diffusi oltre che attraverso i giornali, via social, ha recuperato gran parte del proprio areale storico, dopo il rischio di estinzione degli anni Settanta. Nella regione il monitoraggio ha interessato anche l’Orvietano e il Ternano. Una stima riferita al 2024 colloca la presenza umbra intorno a 150-160 esemplari, dato da considerare indicativo e non equivalente a un censimento ufficiale. La presenza del lupo è ormai stabile in diverse aree regionali e il tema riguarda anche la gestione delle zone di contatto con le attività umane.
Per quanto riguarda il Centro Italia, discorso analogo, secondo i dati del Wwf, può essere fatto con l’orso bruno marsicano. Le nuove indagini presentate nel luglio 2026 stimano 81 esemplari nell’Appennino centrale, 43 femmine e 38 maschi, contro i 50 stimati nel 2014. L’incremento riguarda soprattutto l’ampliamento delle aree considerate e le zone periferiche dell’areale. Si tratta di una evoluzione che interessa l’intero sistema appenninico, perché la sopravvivenza dell’orso dipende anche dalla connessione tra habitat, dalla riduzione degli investimenti stradali e degli altri rischi legati alle attività umane.
C’è poi la lontra europea, mammifero legato agli ambienti fluviali e considerato a rischio in Italia. Nel giugno scorso uno studio scientifico ha rilevato tracce di Dna ambientale della lontra in cinque corsi d’acqua dell’Italia centrale, anche in punti in cui la specie non era stata registrata in precedenza. Il risultato suggerisce la necessità di aggiornare il monitoraggio con tecniche genetiche e indagini sul campo.
Tra le specie da tenere presenti per il quadro appenninico c’è anche l’aquila reale, legata agli ambienti montani. Il rapporto globale del Wwf cita inoltre il cervo sardo, la tartaruga marina Caretta caretta e l’aquila di Bonelli tra le specie italiane interessate da iniziative di conservazione o da segnali positivi.
Il quadro mondiale del Living planet report resta segnato da una contrazione delle popolazioni animali monitorate. Tra il 1970 e il 2022 il Living planet index registra una diminuzione media del 73% nella dimensione delle popolazioni di vertebrati considerate. L’indice raccoglie 35.803 andamenti relativi a 5.790 specie di mammiferi, uccelli, pesci, rettili e anfibi. Il dato non significa che sia scomparso il 73% degli animali del pianeta: misura la variazione media delle popolazioni monitorate nei siti studiati.
Le differenze tra ecosistemi sono marcate. Il calo medio è dell’85% per le popolazioni monitorate negli ambienti d’acqua dolce, del 69% per quelle terrestri e del 59% per quelle marine. A livello geografico, la contrazione raggiunge il 95% in America Latina e nei Caraibi, l’80% in Africa e il 23% in Europa e Asia centrale. Le differenze dipendono anche dalle condizioni di partenza: in Europa e Nord America una parte degli effetti della pressione umana era già evidente prima del 1970, anno assunto come riferimento dall’indice.
Accanto a questi numeri, il rapporto documenta recuperi che mostrano come la perdita di biodiversità non sia un processo inevitabile. La popolazione mondiale di tigri selvatiche è passata da circa 3.200 esemplari nel 2010 a circa 5.700 nel 2025, con un aumento superiore al 70%. Il risultato viene ricondotto agli interventi di tutela, alla collaborazione tra governi e comunità locali e alla protezione degli habitat. La specie resta comunque in pericolo e occupa meno dell’8% del suo areale storico.
Anche il tonno rosso dell’Atlantico e del Pacifico ha recuperato dopo il declino provocato dalla pesca eccessiva, tanto che gli stock considerati nel rapporto non sono più classificati come minacciati. Per la tartaruga verde, il cambiamento di classificazione nella lista rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura è arrivato nel 2025: da specie in pericolo a specie a minor preoccupazione. Il risultato è legato a decenni di protezione dei nidi, limitazione delle catture e collaborazione internazionale in circa 80 Paesi.
Il rapporto indica anche le cause che continuano a esercitare pressione sulla fauna: la perdita e il degrado degli habitat sono la minaccia più frequentemente rilevata, seguiti dallo sfruttamento eccessivo delle specie, dai cambiamenti climatici, dall’inquinamento, dalle specie invasive e dalle malattie. Questi fattori sono collegati ai sistemi di produzione alimentare, di approvvigionamento energetico e di investimento finanziario. Per questo il Wwf sostiene che le aree protette e gli interventi sulle singole specie, pur necessari, non siano sufficienti se non cambiano anche le attività che alimentano la distruzione degli habitat.
The post Maggiore presenza del lupo, ma anche di orsi e aquila reale: il nuovo rapporto del Wwf appeared first on Umbria 24.
Source link


