Stardust – Pink Floyd – Quando David Gilmour designò i Radiohead “eredi naturali” dei Pink Floyd :: Gli Speciali di OndaRock
La mitologia del rock è fatta anche di domande-tormentoni che ricorrono. Una delle più abusate riguarda i possibili eredi dei Pink Floyd, la band che ha dominato gli anni Settanta gettando le fondamenta anche per tante sonorità a venire. Raccogliere l’eredità della band inglese significa anche saper cambiare strada, mettere in discussione il proprio linguaggio e condurre il pubblico verso territori inesplorati. Un’attitudine che proprio il chitarrista dei Pink Floyd, David Gilmour, ha riconosciuto in un’altra formazione inglese, i Radiohead, indicando la band di Thom Yorke tra i gruppi capaci di far avanzare la musica seguendo una direzione personale.
Il chitarrista ne parlò nel 2006, durante un’intervista a Billboard. Alla domanda se qualche band contemporanea avesse raccolto il testimone musicale dei Pink Floyd, Gilmour rispose prendendo le distanze dall’idea di una successione diretta: “Non so se si possa parlare di raccogliere il testimone, ma ci sono molte persone che hanno cercato con grande impegno di portare la musica in una direzione diversa e di seguire una propria strada. Ci sono i Radiohead, ovviamente”.
Un riconoscimento significativo da parte di un musicista che aveva contribuito a trasformare l’attitudine sperimentale dei Pink Floyd in un lessico sonoro capace di raggiungere milioni di ascoltatori. Dalla psichedelia degli esordi con Syd Barrett ai grandi album degli anni Settanta, il gruppo inglese aveva attraversato fasi profondamente diverse, facendo della ricerca sonora una componente essenziale della propria identità. Anche il percorso dei Radiohead, partiti dal rock chitarristico di “Pablo Honey” e approdati a forme sempre più articolate di sperimentazione, si presta a un simile parallelo.
L’ammirazione di Gilmour, però, precedeva quelle dichiarazioni. Già nel 1999, intervistato da Q, il chitarrista aveva espresso il proprio apprezzamento per la band di Oxford. Interpellato su “Ok Computer“, aveva persino confessato di preferirgli il disco precedente: “Sono un fan dei Radiohead. Sono davvero bravi. A dire il vero, preferisco quello prima. Come si chiama? ‘The Bends’, esatto”.
Pubblicato nel 1995, “The Bends” aveva segnato un salto decisivo rispetto all’esordio, mostrando quanto i Radiohead fossero capaci di ampliare le possibilità espressive delle chitarre. Brani come “Fake Plastic Trees”, “Just” e “Street Spirit (Fade Out)” univano tensione, fragilità e arrangiamenti ricercati, delineando una personalità ormai riconoscibile. Con “Ok Computer” e, successivamente, con la svolta elettronica di “Kid A“, quella spinta avrebbe assunto forme ancora più radicali. Nelle parole di Gilmour, il legame con i Pink Floyd riguarda soprattutto questa libertà: la volontà di costruire un percorso autonomo, senza fermarsi alla formula che aveva decretato il successo.
David Gilmour è anche un grande estimatore e amico di Jonny Greenwood, chitarrista e cofondatore dei Radiohead, e nel 2025 ha anche pubblicato sui suoi social una foto che li ritraeva insieme. Entrambi hanno partecipato ai Silver Clef Awards di Nordoff Robbins, dove Gilmour ha ricevuto un premio per il suo contributo alla musica. L’evento si è svolto a luglio e ha raccolto oltre 715.000 sterline per Nordoff Robbins, la più grande organizzazione benefica britannica dedicata alla musicoterapia. È stato proprio Jonny a consegnargli il premio sul palco. Dopo averlo ricevuto, Gilmour ha dichiarato: “Il mio rapporto con loro risale a 50 anni fa. Li ringrazio per questo premio e per il lavoro miracoloso che svolgono e che hanno svolto fin da allora”.
Anche Greenwood, dal canto suo, si è sempre professato fan di Gilmour e dei Pink Floyd. Suo fratello Colin, bassista dei Radiohead, ha ricordato come Jonny facesse guardare alla band il celebre film del concerto a Pompei, convinto che quello fosse il modello da seguire per realizzare i loro video musicali. “Jonny ci fece guardare tutti ‘Pink Floyd: Live At Pompeii‘. Disse: ‘Ecco come dovremmo fare i video’”, raccontò Colin a Q nel 1997. “Ricordo soltanto Dave Gilmour seduto a suonare la chitarra e Roger Waters, con i capelli lunghi, i sandali e i pantaloni a zampa impolverati, che si avvicina barcollando, raccoglie questo enorme battente e colpisce il gong”.
David Gilmour, tuttavia, aveva già affermato di pensare che i Radiohead non dovessero “subire” l’ingombrante paragone con i Pink Floyd, meritando di essere riconosciuti solo per la loro identità musicale. “Quando la gente dice di sentire i Pink Floyd in un gruppo come i Radiohead, non lo vedo davvero”, dice. “Deve essere un peso per quei poveri ragazzi essere definiti i prossimi Pink Floyd. Meritano di essere i “loro Radiohead”.
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26/10/2026
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