Misure più restrittive e carceri minorili, monta la polemica sul decreto sicurezza che tocca anche l’Abruzzo

Il decreto sicurezza e la possibilità di ampliare le carceri minorili e riadattare le strutture per adulti per ospitarli, accende il dibattito sulla giustizia minorile. A lanciare l’allarme chiedendo un incontro al ministro Carlo Nordio, sono i garanti territoriali delle persone private della libertà personale, che attraverso il loro portavoce, Samuele Ciambriello, garante della Campania, denunciano il rischio di una stretta repressiva nei confronti dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni.
Un tema che tocca direttamente anche l’Abruzzo, visto che proprio L’Aquila ospita uno degli istituti penali per minorenni italiani. Sul tema interviene anche il segretario nazionale per la giustizia minorile del sindacato di polizia penitenziaria Fsa-Cnpp-Spp, Giuseppe Merola, con un netto “no” alla possibilità di creare settori per i minori nelle carceri per adulti.
Un dibattito in cui a intervenire è lo stesso ministro, chiarendo al Corriere della Sera e come rilanciato dalle agenzie di stampa, di non aver mai detto che la soluzione per i ragazzi sia il carcere e spiegando che gli spazi nelle carceri per adulti che potrebbero ospitarli, sarebbero totalmente riadattati per essere esclusivamente adatti a ospitare minori.
Il sovraffollamento delle carceri minorili
Merola, nell’esprimere la sua contrarietà alle misure che si intenderebbero attuare, rileva tra l’altro come il problema sovraffollamento riguardi anche le carceri minorili. “Al 30 aprile 2026, nei 20 istituti penali per minorenni italiani risultavano presenti 581 giovani, tra minorenni e giovani adulti fino ai 25 anni che hanno commesso il reato da minorenni”, riferisce il sindacalista.
“Nel 2022 i detenuti erano circa 280: in pochi anni le presenze sono dunque più che raddoppiate. I posti disponibili sono poco più di 600, distribuiti su 19 istituti, secondo i dati riportati, mentre sono già stati realizzati interventi di ampliamento e ristrutturazione che hanno consentito di recuperare nuovi posti detentivi. Ulteriori ampliamenti sono previsti nei prossimi mesiì”, specifica.
L’allarme dei garanti: “Più posti letto non risolvono l’emergenza”
“Il governo risponde alle piazze e al disagio con la militarizzazione e con nuove sbarre, confermando una linea che punta solo alla propaganda e a nascondere il fallimento delle proprie politiche sociali. In questi anni hanno smantellato il sistema della giustizia minorile. Una proposta irricevibile, folle», dichiara Ciambriello, come riportato da AvellinoToday.
“Non c’è dubbio che la violenza, l’aggressività vada contenuta e prevenuta, non giustificata. Mare dentro e male fuori: il governo ha cambiato le fattispecie di reato, le ipotesi di arresto per i minori li ha equiparati agli adulti, affievolito i diritti e i progetti di inclusione sociale. Chiediamoci cosa sta succedendo ai nostri minori, adolescenti a metà con la morte nel cuore. Che cosa sta succedendo a noi adulti”.
Per i garanti, sottolinea, “l’esperienza quotidiana dimostra che l’aumento dei posti letto nelle carceri non risolve le emergenze: le moltiplica”. “Negli istituti penali per minorenni (Ipm) siamo di fronte a una drammatica regressione. Dopo i disastri provocati dal decreto Caivano, che ha fatto impennare le presenze e ridotto le alternative al carcere, oggi si aggiungono la presunzione di imputabilità per i minorenni tra i 14 e i 18 anni, l’estensione dei fermi e l’introduzione di nuovi reati di piazza. Trattare i ragazzi come presunti delinquenti prima ancora che come soggetti da educare significa smantellare decenni di pedagogia che rendevano l’Italia un modello in Europa. I minori stranieri non accompagnati che arrivano in Italia vanno accuditi, formati, integrati, non portati in carcere o nei Cpr”, dichiara ancora Ciambriello, annunciando la richiesta di un incontro con il ministro.
“La sicurezza non si ottiene con le sbarre o con l’esercito per le strade, ma con prevenzione, scuola e politiche sociali. Se una persona sbaglia non deve pagare, ma cambiare”, aggiunge, chiedendo di “interrompere la spirale dell’emergenza e ritornare alla cultura educativa e dell’accudimento. Serve un piano straordinario di assunzioni e formazione specifica per educatori, assistenti sociali, agenti di polizia penitenziaria e personale socio-sanitario, con figure specializzate per l’ascolto e la mediazione culturale per i tanti ragazzi stranieri soli”.
Il sindacato: “Rischiamo di trasformare le carceri in una scuola di criminalità”
Per il sindacato la priorità è la rieducazione, che passa per il potenziamento delle comunità e l’aumento del numero di agenti. «L’esperienza della giustizia minorile dimostra che la messa alla prova, l’accompagnamento dei servizi sociali e i percorsi educativi individualizzati possono offrire opportunità concrete di recupero e contenere il rischio di recidiva», spiega ancora Merola.
“Non si tratta di ignorare la gravità dei reati o di rinunciare alla sicurezza, ma di adottare risposte efficaci, commisurate alle responsabilità e capaci di prevenire nuovi comportamenti criminali», specifica, sottolineando che, ad oggi, «il numero complessivo dei ragazzi seguiti dai servizi della giustizia minorile, considerando anche le comunità e le misure esterne, ha ormai superato quota 17mila”. Un dato che, secondo il sindacato, dovrebbe orientare le priorità politiche verso il rafforzamento dell’intero sistema, non soltanto verso l’aumento dei posti in carcere. Anche il segretario Fsa-Cnpp-Spp, Giuseppe Merola, sostiene che “l’emergenza non si risolve aumentando i posti detentivi. Così si rischia di trasformare il carcere in una scuola di criminalità”.
“Destinare ai minori settori delle carceri per adulti è una strada pericolosa, che rischia di compromettere i principi e gli obiettivi della giustizia minorile”. Quello che serve, rimarca, sono “comunità, personale, percorsi educativi e strumenti concreti di recupero”.
“Comprendiamo la necessità di affrontare il sovraffollamento degli istituti penali minorili, ma non possiamo accettare che la risposta sia quella di avvicinare ulteriormente il sistema minorile a quello degli adulti. La detenzione dei ragazzi deve restare una misura residuale, da utilizzare quando non esistono alternative adeguate, non diventare la soluzione ordinaria alle difficoltà del sistema”.
Proprio il fatto che saranno aumentati i posti nelle carceri minorili, come da lui stesso riferito, per Merola “pone interrogativi sulle scelte compiute negli ultimi anni e sugli effetti del decreto Caivano, con il quale sono state introdotte misure che hanno ampliato le possibilità di ricorso alla detenzione”. Per il sindacalista, “non si può rispondere a un problema di ordine sociale e giudiziario con una semplice operazione di edilizia penitenziaria. Se aumentano i ragazzi che entrano in carcere, bisogna interrogarsi sulle ragioni di questo aumento e rafforzare gli strumenti alternativi, anziché inseguire l’emergenza costruendo nuovi spazi”.
A preoccupare, sottolinea, è anche la composizione della popolazione detenuta. Circa il 42,3% dei giovani presenti negli Ipm è di nazionalità straniera. I dati sulla posizione giuridica evidenziano un altro aspetto decisivo: una quota consistente dei ragazzi è in attesa di giudizio o non ha ancora ricevuto una condanna definitiva. Una condizione che impone, secondo il sindacato, di evitare risposte indiscriminate e di garantire valutazioni individuali, proporzionate alla situazione di ciascun giovane.
“Il carcere per adulti non può diventare la scorciatoia», ribadisce Merola, rimarcando che il tema centrale è proprio questo: trasferire i ragazzi in quel tipo di realtà «significherebbe esporre ragazzi ancora in fase di crescita a contesti profondamente diversi da quelli per i quali è stato costruito il sistema della giustizia minorile. Il rischio è che il carcere, invece di interrompere un percorso deviante, finisca per rafforzarlo attraverso il contatto con ambienti e dinamiche criminali consolidate”.
Al centro, per Merola, deve esserci la rieducazione e, di pari passo, anche un adeguamento sul fronte dei numeri per quanto riguarda la polizia penitenziaria. “Quando il sovraffollamento riduce gli spazi e le attività, quando mancano operatori e programmi individualizzati, il rischio è che le giornate trascorrano senza prospettive. Il giovane può uscire dal carcere senza aver acquisito competenze, senza aver ricostruito un rapporto con la società e con una rabbia ancora maggiore. Nei casi peggiori, il vuoto educativo viene riempito dalle regole informali del carcere e dall’influenza di chi possiede maggiore esperienza criminale.
Prima le comunità, poi gli strumenti di recupero”, ribadisce il sindacalista. Per Fsa-Cnpp-Spp, come detto, la risposta deve partire dal potenziamento delle comunità educative e delle misure alternative, garantendo che siano realmente disponibili e adeguate alle diverse situazioni. “È contraddittorio, infatti, discutere di nuovi posti detentivi mentre si registrano difficoltà nel reperire collocazioni alternative per i ragazzi sottoposti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria. Il recente caso dei 23 giovani arrestati per i quali non sarebbe stato possibile trovare posto nelle comunità rappresenta, in questa prospettiva, un segnale allarmante: quando manca una rete territoriale capace di accogliere e seguire i ragazzi, la detenzione rischia di diventare la risposta obbligata”, rileva ancora Merola.
“Le comunità non sono un privilegio, ma uno strumento essenziale per affrontare situazioni complesse senza interrompere ogni possibilità di reinserimento”, dichiara ancora. “Trasferire i minori nelle carceri per adulti può apparire una soluzione rapida, ma rischia di produrre conseguenze pesanti nel lungo periodo. La giustizia minorile deve conservare la propria specificità: punire quando necessario, ma soprattutto recuperare, educare e impedire che il carcere diventi il primo passo verso una carriera criminale”, conclude.
Il ministro Nordio: “Mai detto che la soluzione per i ragazzi sia il carcere”
“Mai detto” che la soluzione per i ragazzi sia il carcere. A chiarirlo è stato proprio il ministro Nordio sulle pagine del Corriere della Sera, come riporta l’agenzia Dire. Per il ministro “la soluzione è progressiva. La famiglia deve educare, la scuola provvedere all’educazione civica e le parrocchie o le associazioni all’aggregazione. In tema di ordine pubblico, occorre prevenire. E abbiamo istituito il fermo preventivo, che non è carcere, ma un controllo. Ma, in casi come Milano, purtroppo come extrema ratio servono misure coercitive”, chiosa.
Il guardasigilli precisa di non essersi mai sognato di auspicare arresti di massa di minori. “Chi lo sostiene – dice – non ha visto la mia intervista a SkyTg24 o la interpreta a suo uso e consumo. In carcere ci sono 3 minori. Non ce li ho mandati io, ma la magistratura perché li ha ritenuti ‘socialmente pericolosi’”.
L’esponente del governo sottolinea poi di non aver mai detto di volere minori in cella con adulti. “Semmai, di riadattare strutture per adulti. Facendole però diventare solo per minori, con le adeguate garanzie di legge”. E sul suo piano per le misure alternative, Nordio ricorda che “è in corso. Ci sono già i nuovi Ipm di Rovigo, Lecce, L’Aquila; più funzionari pedagogici e agenti; più magistrati in procure e tribunali per i minori. C’è il piano di giustizia inclusiva da 280 milioni di euro in atto, e le collaborazioni con una decina di enti, con la Comunità di Sant’Egidio. La manutenzione straordinaria nelle carceri per adulti ha già creato circa 600 posti. E a novembre – conclude – entrano le imprese per i nuovi moduli: 250 posti a Livorno, 200 tra Vibo Valentia e Reggio Calabria, 200 tra Alba e Alessandria e 400 a San Vito al Tagliamento”.
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