Sicilia

Brasile col fiato sospeso, sfida Lula-Bolsolnaro decisa da un pugno di voti

Il Brasile ha votato e ora attende i risultati con il fiato sospeso. Solo nella nottata italiana si saprà chi ha vinto la sfida tra il candidato trumpiano Falvio Bolsonaro e il presidente uscente e icona della sinistra mondiale, Luiz Inacio Lula da Silva. Quello che è certo è che il risultato finale sarà deciso da un pugno di voti. Bolsonaro è in leggerissimo vantaggio ma tutto può cambiare.
Intanto, caos e polemiche a fine giornata. Lula ha protestato contro alcune amministrazioni locali dello stato di San Paolo e Bahia che, tagliando le corse dei bus, avrebbero impedito agli elettori di recarsi alle urne. Quindi ha chiesto ai giudici di tenere i seggi aperti due ore oltre il previsto. Lo stesso ha fatto Bolsonaro, ma nei seggi colpiti dal maltempo. Per il resto la giornata è iniziata con le solite scintille: Bolsonaro dopo aver votato a Rio ha già gridato vittoria: «C’è aria di cambiamento». Lula, invece dal seggio nella sua San Paolo, ha mostrato di credere ancora nella rielezione:

«Faccio politica da 50 anni e non ho mai visto così tante donne, uomini e giovani piangere e invocare la democrazia».
Si tratta di un voto cruciale non solo per il Brasile ma per gli equilibri geopolitici mondiali. I due hanno una visione opposta su tutto: il senatore 45enne è evangelico, Lula, 81 anni tra qualche giorno, cattolico. Il primo ha come modello economico la ‘motosierrà di Milei, propone il pugno duro contro la criminalità, è appoggiato dalla potente business community di San Paolo e abbraccia la politica estera di Trump. Lula invece punta sulla spesa sociale a favore dei ceti meno abbienti, sulla scuola pubblica, sul multilateralismo e sullo stato di diritto. I suoi grandi sostenitori sono gli indigeni, i sindacati, le minoranze e la comunità Lgbt.

Sul piano globale, la vittoria di Lula fermerebbe l’avanzata sinora inarrestabile di Donald Trump in America Latina e lancerebbe un segnale di speranza al mondo progressista anche in vista del midterm. Un trionfo di Flavio Bolsonaro, invece, sarebbe un duro colpo ai Brics e ai rapporti con Bruxelles, con il probabile indebolimento dell’accordo tra Ue e Mercosur. E porterebbe un cambiamento nelle politiche di tutela dell’ambiente, si pensi alla deforestazione dell’Amazzonia che Lula ha ridotto con successo

Che i due siano praticamente pari lo dicono tutti i sondaggi di una vigilia segnata da una mobilitazione mai vista prima, nelle strade come in rete, fotografia di un Paese di 214 milioni di abitanti, spaccato i due. Tre settimane fa la partita del ballottaggio sembrava chiusa: Bolsonaro aveva vinto a sorpresa il primo turno con un piccolo scarto su Lula, meno del due percento, ma era consapevole di poter contare dell’appoggio dei nove milioni di brasiliani che avevano votato i candidati esclusi, tutti di centrodestra. Una montagna altissima che Lula, alla sua settima e ultima campagna elettorale, è riuscito a scalare grazie a alcuni cambi di passo efficacissimi. Ha ottenuto l’approvazione della settimana corta e di tanti sussidi ai più poveri. Ma soprattutto è risorto politicamente grazie alla rete. É stato «l’esercito di Lula» – così si chiama un canale su WhatsApp con oltre 10 milioni di contatti – a dare una sveglia alla sua campagna. Con la parola d’ordine «Bora Virar», «dai che rimontiamo», Lula ha riaperto una partita che sembrava ormai chiusa, malgrado i tentativo dei giudici di destra e di Meta di zittire i suoi social.

A favore di Lula si sono schierati una quarantina di vescovi, il cofondatore dei Pink Floyd, Rogers Waters, la pop star Madonna e il premio Nobel per l’Economia 2001, l’americano Joseph Stiglitz. A favore di Bolsonaro il cantante più popolare del Brasile, Gustavo Lima e tantissime stelle del calcio, da Neymar a Dani Alves (oggi predicatore) e Romario.

Ora, dopo duelli tv, comizi, accuse di corruzione e colpi bassi, la parola è passata ai brasiliani. Stanno decidendo tutti loro, ma soprattutto i 33 milioni che si sono astenuti il 4 ottobre, se dare tutto il potere alla destra bolsonarista, già fortissima nei due rami del Parlamento di Brasilia, porre quindi fine all’era di Lula, o dare un’ultima chance all’anziano leader.


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