Basilicata

Agguato a Cassano, si riapre la faida di ‘ndrangheta nella sibaritide

Fallito l’agguato al boss Pepe, uccisa la moglie: si riapre la faida di ‘ndrangheta nella sibaritide, tra rancori e vuoti di potere negli ambienti criminali.


CASSANO JONIO – È di nuovo guerra nella Sibaritide. I segnali di una nuova faida c’erano già stati a ottobre dello scorso anno, quando Domenico Forastefano – padre di Pasquale, al vertice dell’omonima cosca e oggi al 41 bis – rimase ferito in un agguato e, più recentemente, ad agosto, quando Giuseppe Scorza, 36 anni, è stato freddato a Lauropoli da una raffica di colpi di mitraglietta. Scorza, tra l’altro, era il figlio di Maurizio, alias “U scurzune”, eliminato insieme alla moglie tunisina Hanene Hedhli nelle campagne di Castrovillari il 4 aprile 2022. A dicembre 2020 toccò a Giuseppe Gaetani, falegname di 50 anni ed ex autista del padrino della Sibaritide, Leonardo Portoraro, a sua volta assassinato a colpi di mitra nel 2018 davanti a un ristorante di Villapiana.

Del resto, con i “capi” attualmente in carcere a seguito delle retate antimafia degli ultimi anni, era quasi inevitabile che gli equilibri criminali della Sibaritide, area strategica e assai ricca dal punto di vista agricolo, interessata da appalti pubblici di notevoli dimensioni, vacillassero in attesa di un riassetto.

VECCHI RANCORI E NUOVI ASSETTI: IL PROPOSITO DI ELIMINARE DAMIANO PEPE

Vecchi sgarri rimasti impuniti, antichi rancori, nuove logiche di spartizione del potere, in particolare per quel che riguarda i traffici di droga e la gestione delle piazze di spaccio. Alla luce di ciò, la “pax” siglata a suo tempo tra cosche rivali potrebbe tornare nuovamente in discussione e le regole di controllo del territorio potrebbero essere riscritte. È in questo contesto che matura il proposito di far fuori Damiano Pepe, alias “Tripolino“: le cronache giudiziarie degli ultimi decenni lo descrivono come una delle figure apicali della cosca degli Abbruzzese, promotore della cosca degli “zingari” sia a Corigliano sia nell’area cassanese, dove portò avanti la storica contrapposizione con i Forastefano.

Un “santista di rispetto”: già uomo di Cirillo, si avvicinò a Santo Carelli che gli chiese una prova di fedeltà ordinandogli di sparare contro Luigi Lanzillotta. L’imprenditore di Cassano era ritenuto vicino al clan Cirillo, rivale di Carelli: fu assassinato a colpi di pistola nel salone di un barbiere il 9 gennaio 1993. Per quell’omicidio, Pepe aveva appena finito di scontare una condanna a 26 anni di reclusione ed era tornato in libertà dal 2019. Damiano, inoltre, è il fratello di Eduardo Pepe, ucciso nel 2002 nell’ambito della faida contro la cosca Forastefano, e padre di Finizia, già coinvolta in un’inchiesta della Dda di Catanzaro nel 2005 nonché compagna di Nicola Abbruzzese detto “Semiasse.”

LE VITTIME COLLATERALI: IL SANGUE DELLE DONNE NELLA FAIDA DI NDRANGHETA NELLA SIBARITIDE

Un ambiente dove, anche a distanza di anni, non si perde la memoria di ciò che è stato. E a farne le spese è, ancora una volta, una donna: Pepe, quasi certamente vero obiettivo dei sicari, è scampato, almeno per il momento, all’azione di fuoco dei killer. Vittima collaterale del piano (fallito), la moglie, Silvana Sibarelli, sua coetanea. Lo stesso destino già toccato ad Antonella Lopardo, uccisa per errore sull’uscio della sua abitazione in contrada Ciccotonno, a Sibari, nel 2023, da una pioggia di colpi di kalashnikov e, prima di lei, a Ibtissam Touss detta “Betty”, vittima, nel 2014, insieme al compagno Giuseppe Iannicelli e al piccolo Cocò Campolongo, di soli tre anni, di uno degli episodi più atroci che hanno insanguinato la Sibaritide negli ultimi anni.


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