Nuoro, caso Poste. Fenu frena sulle rassicurazioni: «Perché Oristano e non noi?»
Rassicurazioni di facciata, ma sul nodo cruciale solo un pesante silenzio. La nota inviata da Poste Italiane sulla riorganizzazione delle sedi di Nuoro e Oristano non basta a placare le polemiche, anzi alza la tensione in vista del Consiglio comunale aperto del 29 ottobre. Il sindaco Emiliano Fenu affila le armi e torna all’attacco: l’azienda spieghi su quali basi matematiche e logistiche il capoluogo barbaricino sia stato declassato a favore di quello oristanese.
Da Poste Italiane provano a gettare acqua sul fuoco garantendo che non ci saranno serrate di uffici postali, sforbiciate agli orari o esuberi tra i lavoratori.
Restano confermati lo storico presidio di via Crispi, l’ufficio di Santu Predu e la permanenza di sedici figure manageriali nel territorio.
Misure tampone che non incantano il primo cittadino, deciso a non ingoiare la pillola senza risposte concrete. «Poste ci ha spiegato dettagliatamente che cosa non dovrebbe cambiare – affonda Fenu –, tuttavia non ci ha ancora spiegato perché la sede direzionale della struttura accorpata debba essere collocata a Oristano e non a Nuoro».
Con una richiesta formale inviata via PEC, la giunta nuorese pretendeva di visionare i criteri organizzativi, gestionali, commerciali ed economici alla base del provvedimento. Un dossier fatto di dati comparativi su utenza, volumi d’affari, costi e personale che l’azienda non ha mai tirato fuori.
L’OMBRA DELL’ACCORDO SINDACALE – «L’accordo nazionale del 23 luglio, che indica Oristano come sede della struttura Oristano-Nuoro, è un fatto acquisito – incalza il sindaco –. Ma l’esistenza di un accordo sindacale non sostituisce la necessità di spiegare pubblicamente i criteri con cui è stata scelta una città rispetto all’altra. L’accordo ci dice quale decisione è stata assunta, non perché sia stata assunta».
NESSUNA GUERRA TRA POVERI – Fenu sgombra subito il campo dai sospetti di campanilismo, precisando che non si tratta di una crociata contro i vicini di casa. «Non intendiamo alimentare una competizione tra Nuoro e Oristano. Chiediamo trasparenza su una scelta che incide sulle professionalità qualificate e sulla capacità di presidiare un territorio vasto e complesso. Se esistono dati oggettivi che giustificano la decisione, vengano messi sul tavolo. Se invece non emerge una motivazione convincente, la scelta va riesaminata».
UN DECLASSAMENTO CHE FA MALE AL FUTURO – Il colpo di spugna sulle funzioni direzionali arriva peraltro nel momento meno opportuno. Nuoro è infatti in prima linea per rilanciare le aree interne, forte dell’espansione universitaria e della partita strategica dell’Einstein Telescope. «Ci prepariamo ad accogliere nuove attività scientifiche, formative e produttive. Sarebbe contraddittorio chiederci di assumere nuove responsabilità e, contemporaneamente, privarci progressivamente di funzioni direzionali», conclude la fascia tricolore.
La resa dei conti è fissata per il 29 ottobre in un’assemblea civica aperta che si preannuncia caldissima.
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