Piemonte

Odiatore pentito, scuse pubbliche a Seymandi


Uno degli odiatori social dell’imprenditrice torinese Cristina Seymandi — oltre a risarcire e a dirsi «pentito» per gli insulti sessisti rivolti alla donna, dopo il video pubblicato online in cui veniva lasciata in diretta dall’allora fidanzato Massimo Segre nell’estate 2023 — ha scritto un post pubblico in cui riconosce lo sbaglio davanti ai suoi follower. «Devo riconoscere di avere errato nell’aver scritto in passato un post ingiurioso, tramite commento pubblicato sui social, alla dottoressa Seymandi», si legge nel post sulla pagina dell’hater.

È il primo a riconoscere pubblicamente l’errore dinanzi alla platea di follower. Sono, invece, già una decina gli accordi chiusi sui risarcimenti, rispetto ai 26 odiatori rintracciati. Altre proposte stanno arrivando per risarcire il danno e ottenere, in questo modo, la remissione di querela.

Circa un terzo dei 26 odiatori social, si sono fatti avanti ammettendo di «vergognarsi» per quelle offese «inappropriate» e «volgari». Alcuni uomini tramite i loro legali avevano già inviato nei mesi scorsi delle mail al difensore di Seymandi, Claudio Strata, dicendosi «rammaricati per le offese rivolte online», spiegando di volere assolutamente «chiedere scusa e risarcire il danno» causato dal loro comportamento.

Il pm Roberto Furlan, titolare del fascicolo, aveva trasmesso gli atti alle procure competenti a seconda della provenienza degli hater. I profili di tutti sono stati analizzati dalla polizia postale e si è risaliti all’identità. Ci sono già stati dei rinvii a giudizio per gli odiatori con cui non si è raggiunto un accordo.

«Speriamo di dare un segnale — dice l’avvocato Strata — sono in tanti coloro che provano una grande vergogna per avere perso il controllo, anche per pochi minuti, scrivendo cose irripetibili. Molti stanno pagando a caro prezzo il fatto di avere offeso pesantemente una donna. Non pretendiamo certo con questa vicenda di cambiare la mentalità di molti hater, forse però quando leggono che il loro comportamento comincia a costare delle cifre importanti e provocare molta ansia anche per il dover andare dinanzi a un giudice, questo può essere da monito».

Erano state molto chiare le parole della gip Lucia Minutella, che aveva respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura e ordinato ulteriori indagini. «I commenti attengono tutti alla morale sessuale femminile — aveva precisato la gip — tanto che non stupisce la successiva e immediata evoluzione in vere e proprie minacce, poi rivolte non più solo nei confronti di Seymandi ma in generale di tutte le donne. Si tratta di fenomeni inquadrabili nell’ambito di comportamenti sessisti e discorsi di odio, realizzati con l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione, fenomeni cui la normativa comunitaria dedica particolare attenzione, ritenendoli forme di manifestazione del più ampio concetto di violenza sulle donne».


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »