Mezzo milione di negozi sfitti, cresce la desertificazione
Quasi mezzo milione di locali sfitti, piccoli comuni e borghi senza servizi essenziali come alimentari, edicole e farmacie. «E’ la drammatica fotografia di una desertificazione commerciale che avanza inarrestabile impoverendo le nostre città».
E’ l’allarme dato dal presidente di Confcom Carlo Sangalli commentando l’analisi realizzata dall’istituto Tagliacarne sui negozi sfitti in Italia. Secondo l’analisi sono quasi mezzo milione (467.103) i locali sfitti in Italia nel 2023. I settori che hanno la maggiore consistenza degli sfitti sono le mercerie (37%), il piccolo commercio alimentare (superiore al 25%), ma anche le panetterie, i fruttivendoli, i negozi di casalinghi. Il disastro è nelle piccole città e nei sobborghi dove il 50,1% dei negozi è sfitto.
«Per questo – afferma Sangalli – chiediamo al Governo di destinare adeguate risorse ai Comuni per realizzare piani di sostegno alle economie di prossimità con l’obiettivo di riaprire i locali vuoti, favorire nuove attività e ridare vita alle comunità».
Anche il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa interviene nel dibattito e chiede al governo di dare attuazione, nella prossima legge di bilancio, di dare attuazione «all’impegno assunto dal Governo e dal Parlamento con la riforma fiscale del 2023 di estendere la cedolare secca agli affitti non abitativi». La cedolare secca per gli affitti commerciali «sarebbe un modo per incentivare l’immissione sul mercato di locali commerciali, favorire l’incontro fra domanda e offerta e, di conseguenza, la riduzione dei canoni» aggiunge Spaziani Testa.
Secondo i calcoli dell’Ufficio Studi di Confcom, ogni anno il sistema Paese perde lo 0,2% del Pil, pari a 4,4 miliardi di euro, a causa dei negozi sfitti. Tra il 2012 e il 2023 la perdita complessiva è stata pari a 53 miliardi di euro. Il fenomeno dei negozi sfitti colpisce maggiormente il Sud con il 20,8%, al Nord Est raggiunge il 16,8%, al Centro il 16,7% e al Nord Ovest il 13,6%.
Da sottolineare che i negozianti preferiscono non essere proprietari delle mura del loro negozio. Una scelta che negli ultimi decenni ha costretto molti esercizi a lasciare il centro delle città a causa del lievitare dei canoni. Nel 2026, solo il 36,6% dei negozi del commercio al dettaglio in Italia è di proprietà mentre il restante 63,4% opera in locali in affitto.
Il ricorso agli affitti risulta ancora più diffuso nelle principali realtà urbane, accentuando l’esposizione delle attività commerciali ai costi di locazione: nelle otto grandi città considerate Roma, Milano, Torino, Napoli, Genova, Palermo, Bologna e Firenze la quota stimata di esercizi in affitto raggiunge, infatti, il 69,8%.
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