Il volontario antincendi che appiccava il fuoco nei boschi del Cuneese

Chi dovrebbe spegnere le fiamme, le accendeva. Chi indossava la divisa arancione ed era chiamato a proteggere il bosco, sceglieva l’ora, il vento e la radura giusta per vederlo bruciare: è il paradosso che emerge dalle indagini dei carabinieri forestali di Mondovì, che accusano un volontario del corpo Aib (Anti incendi boschivi) di aver provocato la scia di roghi che ha funestato il Cuneese tra la scorsa primavera e la fine dell’estate.
Trentanove anni, originario di Villanova Mondovì e residente a Peveragno, T.C. è ora formalmente indagato per incendio boschivo doloso: rischia dai sei ai dieci anni di carcere, anche perché gli viene contestata l’aggravante specifica di aver agito nell’abuso della sua funzione di volontario che avrebbe dovuto pensare alla prevenzione e alla lotta attiva contro i roghi. Invece, secondo l’accusa, ha commesso un tradimento doppio: verso l’ambiente e verso i tanti colleghi volontari che, mentre lui innescava la scintilla, rischiavano la vita per spegnerla.
Le prime segnalazioni risalgono proprio ai fuochi di primavera. Lì, tra i rilievi sulle aree percorse dalle fiamme e l’occhio delle telecamere di videosorveglianza della zona, i carabinieri forestali hanno incrociato i primi indizi. E hanno notato un copione collaudato e la presenza ricorrente di quel volontario. Da quel momento è partita l’indagine, durata mesi e conclusa con la denuncia del trentanovenne. Gli vengono contestati nove episodi in tutto, a Chiusa di Pesio, Peveragno, Villanova Mondovì, Pianfei, per un totale di circa due ettari di superficie boscata ridotti in cenere.
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