Ex Ilva, congelata la cassa integrazione: i lavoratori terminano l’occupazione dell’aeroporto

Genova. Cassa integrazione congelata almeno per tutto ottobre, in attesa dell’incontro a Palazzo Chigi coi sindacati nazionali sulla vertenza ex Ilva. È quanto si legge in un comunicato del ministero del Lavoro che mette fine, almeno per ora, alla mobilitazione dei lavoratori di Cornigliano che hanno occupato da stamattina l’aeroporto Cristoforo Colombo causando gravi disagi ai viaggiatori.
Sulla richiesta dei commissari, arrivata venerdì notte come un fulmine a ciel sereno dopo le garanzie sulla continuità produttiva a Genova, le parti saranno convocate solo “successivamente al 27 ottobre”. Nel frattempo i livelli di cassa integrazione rimarranno quelli fissati dal decreto ministeriale di giugno 2026, cioè 280 unità per Cornigliano anziché le 870 previste nell’ultimo documento.
“Questo ci va bene – commenta il leader degli operai e delegato della Fiom Armando Palombo -. Ci va bene perché
c’è scritto che fino alla data dell’incontro a Palazzo Chigi è tutto fermo. E ci va bene anche per un altro motivo: penso che tutti abbiano capito, tra le forze ordine e i politici, che noi 870 cassintegrati su 915 a Genova non ce li beviamo. Perché 870 su 915 vuol dire fermare tutti gli impianti, e tutti gli impianti a Genova non possono, tecnicamente, essere fermati”. “Le passioni non sono finite – ha avvertito Palombo – quindi prepariamoci a nuove sorprese, soprattutto con questa gestione commissariale“.
La protesta dentro l’aeroporto
“Dichiariamo ufficialmente l’aeroporto occupato finché il governo, che ha messo i commissari, non ci darà una risposta molto chiara”. Così Armando Palombo, Rsu Fiom ex Ilva, poco dopo le 9 di oggi, lunedì 19 ottobre, ha dichiarato occupato il Cristoforo Colombo. Gli operai hanno forzato una saracinesca e sono entrati nell’area controlli, interrompendo parzialmente le operazioni. Caos nella zona degli scanner dove i passeggeri sono comunque entrati e si sono creati momenti di tensione.
Per evitare che pubblico e manifestanti entrassero “in collisione” e potesse scoppiare una vera e propria rissa alcuni operai hanno creato un cordone davanti all’ingresso. Diversi i voli in partenza per cui si preannunciano possibili ritardi e cancellazioni: Parigi, Monaco, Roma, Tirana, Palermo, Bari sono quelli per cui in questo momento sarebbe già stato previsto l’imbarco. Nessuna informazione, d’altronde, è arrivata – per ore – agli utenti da parte dello scalo e delle compagnie. Poi sia sul sito web dell’aeroporto sia sui social è stato diramato l’avviso dell’accesso interdetto all’area controlli.
Poco prima delle 11 è arrivata la notizia della convocazione di un incontro in prefettura, al quale ha partecipato una delegazione degli operai con le Rsu. L’aeroporto è rimasto comunque occupato. Peraltro dall’incontro non sono arrivate buone notizie: io commissari restano fermi sulle loro decisioni e dunque la protesta continua “a oltranza, e il disagio aumenterà”. Gli operai, al netto delle proteste di molti passeggeri, hanno incassato la solidarietà dei lavoratori dello scalo.
I commenti di Bucci e Salis
All’aeroporto è arrivato anche il presidente della Regione Marco Bucci che ha parlato con una delegazione dei lavoratori. “Ho ribadito loro che l’accordo a cui siamo arrivati mercoledì deve restare valido e i commmissari non devono inviare messaggi controproducenti, Genova ha dimostrato di poter lavorare per conto terzi”.
Sulla questione anche le dichiarazioni della sindaca Silvia Salis: “Vediamo che si ripete il triste modello che è il modello già usato per Ericsson, cioè dare delle comunicazioni che fanno calare la tensione, per poi dare nel giro di 24 ore delle comunicazioni totalmente di segno opposto che quindi rifanno ripartire la tensione, fanno sentire presi in giro i lavoratori e credo che sia abbastanza avvilente per una città che non ci sta in questo momento a essere trattata così”. Per la Salis “non c’è nessuna visione industriale, né su una vertenza, né sull’altra e sinceramente i lavorator e le lavoratrici meritano rispetto. E quantomeno meritano che ci sia che sappia tenere una decisione per un tempo che sia superiore alle 24 ore, perché quello che abbiamo visto è inaccettabile”.
Le reazioni
“Basta con la presa in giro dei lavoratori ex Ilva e delle istituzioni. Il Governo intervenga immediatamente e scongiuri questo scenario che metterebbe in ginocchio, famiglie, aziende e la nostra città e regione. Non c’è da perdere altro tempo, chi governa deve subito prendere in mano questo dossier così importante per la nostra economia e per il futuro delle nostre comunità. È incomprensibile questa chiusura e questo temporeggiare da parte dei commissari. Il governo deve intervenire in modo chiaro e definitivo, non con promesse aleatorie pronte a sciogliersi come neve al sole. Questo tira e molla è inaccettabile. Da parte nostra sosterremo le istituzioni affinché il governo metta in campo azioni volte a garantire la continuità lavorativa allo stabilimento di Genova, senza sé e senza ma. Non si può più aspettare e non si può lasciare ancora una volta sulle sole spalle dei lavoratori e delle comunità locali la difesa del lavoro e di un comparto fondamentale per l’economia come quello dell’acciaio. Il PD a tutti i livelli esprime massima vicinanza e condivisione delle istanze dei lavoratori e delle lavoratrici di ex Ilva che stanno manifestando per difendere un’azienda strategica e l’occupazione”. Lo scrivono in una nota congiunta i gruppi regionali e comunali del Pd Liguria e Genova.
“È giusta la protesta dei lavoratori che hanno occupato l’aeroporto di Genova. Sono stati presi in giro dall’azienda e hanno la nostra piena solidarietà”. Lo dichiarano in una nota Jacopo Ricciardi e Giovanni Ferretti, rispettivamente segretario regionale e segretario genovese di Rifondazione Comunista: “Vanno tutelati i lavoratori e le lavoratrici di tutti gli stabilimenti ex Ilva. L’unica strada per garantire insieme il diritto alla salute e quello al lavoro è una riconversione ecologica, attraverso l’intervento diretto dello Stato, la nazionalizzazione di Acciaierie d’Italia, il risanamento ambientale e il rilancio produttivo. Obiettivi che, tenuti insieme, nessun soggetto privato sarà in grado di garantire”, concludono.
“La decisione di coinvolgere 870 lavoratori dello stabilimento ex Ilva di Cornigliano nella procedura di cassa integrazione straordinaria è un segnale gravissimo, che mette in discussione il futuro di centinaia di famiglie e di uno dei presidi storici dell’industria genovese. Un governo che, se dovesse rimangiarsi la parola data, dimostrerebbe di essere molto lontano da una politica di destra sociale che sia capace di difendere chi lavora, di tutelare i salari, salvaguardare l’occupazione e impedire che il patrimonio industriale del Paese venga progressivamente smantellato. Gli operai non devono essere prigionieri di vecchie appartenenze ideologiche e sindacali : devono giudicare i risultati e avere il coraggio di guardare a nuove proposte. Oggi chi vuole difendere davvero il lavoro, i salari e le fabbriche storiche deve guardare a Futuro Nazionale, un movimento che rivendica, tra gli altri ,quei principi di destra sociale e che intende rimettere al centro la dignità del lavoro, la tutela dei lavoratori e la salvaguardia della produzione nazionale. Vogliamo portare avanti interventi concreti per garantire retribuzioni dignitose e difendere realtà industriali strategiche come Cornigliano. Cornigliano non può essere abbandonata all’incertezza e gli operai non possono essere lasciati soli. Una vera destra sociale deve stare dalla parte di chi lavora, non limitarsi a dichiarare di farlo. È su questo terreno che il Governo è chiamato a dimostrare, con i fatti, da che parte sta”, Così il coordinatore regionale di Futuro Nazionale Gianmarco Medusei




