Cresce il costo di carburante, luce e gas: famiglie e imprese sarde pagano un prezzo sempre più alto
Oristano
Il report di CNA Sardegna
Il conto di carburanti, luce e gas per famiglie e imprese italiane potrebbe superare i 200 miliardi di euro nel 2026, più del record del 2022, e a pagarne il prezzo più alto sarà la Sardegna, dove ai rincari si sommano gli svantaggi dell’insularità e un tessuto produttivo fatto in larga parte di micro e piccole imprese artigiane, che dipendono dalla mobilità su gomma.
È lo scenario elaborato dalla Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa e ripreso dal Centro Studi di CNA Sardegna per misurarne le ricadute sull’Isola sul caro carburanti: proiettando sull’intero anno l’andamento dei consumi e della spesa, e ipotizzando prezzi finali medi superiori del 20% rispetto al 2025, la spesa raggiungerebbe circa 206 miliardi, oltre 33 miliardi in più rispetto ai 172,5 stimati per lo scorso anno e sopra i 202 miliardi toccati nel 2022.
Con un aumento dei prezzi del 10% il conto arriverebbe a circa 195 miliardi, con un più 22,6 miliardi sul 2025, mentre con un aumento del 30% salirebbe a circa 217 miliardi, quasi 44,5 miliardi in più. Per le famiglie l’aggravio medio annuo sarebbe di oltre 500 euro, per l’intera platea delle imprese di oltre 4.500 euro.
Nell’Isola, osserva CNA Sardegna, i rincari si sommano agli svantaggi dell’insularità: nella rilevazione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy del 30 settembre il gasolio in Sardegna costava 2,339 euro al litro contro una media nazionale di 2,207, cioè 13,2 centesimi in più pari al 6,0%, mentre la benzina era a 2,122 euro contro 2,028, con 9,4 centesimi in più, pari al 4,6%.
Sulle imprese sarde le ricadute sono già misurate dall’indagine “Energia e piccole imprese” presentata da CNA Sardegna lo scorso 19 settembre, secondo cui il 76,5% delle aziende ha registrato un aumento della spesa energetica nell’ultimo semestre e, tra queste, il 19,1% ha subito rincari superiori al 20%.
Per l’84% il costo dell’energia ha un impatto rilevante sull’attività, il 56,8% ha visto ridursi la marginalità e appena il 20,4% è riuscito a trasferire almeno in parte i costi sui prezzi. Sul fronte dei carburanti, che per le imprese sarde sono la voce che pesa di più perché furgoni e veicoli da lavoro sono usati ogni giorno, nei primi otto mesi del 2026 i volumi di gasolio per autotrazione sono diminuiti del 4,3% rispetto allo stesso periodo del 2025, ma la spesa è aumentata del 12,6%.
Per la benzina a un incremento dei volumi del 4,8% corrisponde una crescita della spesa del 9,6%. Se queste dinamiche proseguissero, il conto annuale dei due carburanti salirebbe complessivamente da 66,6 a 74,4 miliardi di euro.
Quanto a elettricità e gas, se il fabbisogno elettrico nazionale e il consumo di gas confermeranno nei dodici mesi il trend da inizio anno, con un più 5% per l’energia elettrica e un più 1% per il gas nei primi otto mesi, nello scenario di aumento dei prezzi del 20% la spesa per l’elettricità raggiungerebbe circa 87,8 miliardi e quella per il gas destinato agli utilizzatori finali 43,8 miliardi, per un totale di 131,6 miliardi.
Un onere che, per gli artigiani e le piccole imprese, significa meno risorse per investire, innovare e creare occupazione. Il presidente nazionale della CNA, Dario Costantini, ha dichiarato: “Ridurre i prezzi dell’energia deve diventare una priorità della politica economica. Per gli artigiani e le piccole imprese, bollette più pesanti significano meno risorse per investire, innovare e creare occupazione. Nella prossima legge di bilancio chiediamo di istituire un fondo da un miliardo di euro l’anno dedicato ai piccoli impianti fotovoltaici per l’autoproduzione delle micro e piccole imprese.” Il quadro tracciato dal Centro Studi trova sponda nelle parole dei vertici regionali.
“I numeri elaborati dal Centro Studi di CNA Sardegna, dichiarano Luigi Tomasi e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale, “confermano che il peso dell’energia sul sistema produttivo non è una parentesi. Nel 2026 il conto potrebbe superare persino quello del 2022, e per un’Isola fatta di micro e piccole imprese, che dipendono dalla mobilità su gomma e già pagano i costi dell’insularità, il rischio è di vedere erosi margini e investimenti.”
E ancora: “Condividiamo la richiesta della CNA nazionale”, proseguono Tomasi e Porcu, “di istituire nella prossima legge di bilancio Nazionale un fondo da un miliardo di euro l’anno per i piccoli impianti fotovoltaici destinati all’autoproduzione delle micro e piccole imprese. Per la Sardegna chiediamo inoltre che la politica energetica riconosca la specificità dell’Isola e acceleri gli investimenti infrastrutturali in grado di ridurre il divario energetico con il resto del Paese”.
Sabato, 17 ottobre 2026
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