Cultura

The Weekender: ascolta gli album di Fontaines DC, Eels, Avalanches (e molti altri…) usciti oggi

Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografiche. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente, sospirato, weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.

FONTAINES D.C. – “Dopamine Chamber”
[XL Recordings]indie-rock

Prodotto da James Ford, è il seguito di “Romance” del 2024 e rappresenta il suono di una band che si allontana decisamente dal linguaggio chitarristico dei primi album per abbracciare qualcosa di più freddo, strano e sintetico. “Dopamine Chamber” arriva come una costellazione dietro ondulanti sospiri di smog: ballate potenti, melodie anthemiche che brillano nell’oscurità. In un mondo che sta precipitando verso il collasso, l’album si interroga su come il piacere si trasformi in mezzo al pericolo – e su cosa la nostra ricerca di esso riveli di noi. In tutto l’album, i Fontaines D.C. – Grian Chatten, Carlos O’Connell, Conor Curley, Conor Deegan e Tom Coll – oscillano tra gratificazione e terrore finché i due sentimenti non si fondono, riflettendo il sovraccarico causato dall’intelligenza artificiale, dal collasso ambientale e dalla violenza politica, tutti alimentati dagli stessi algoritmi dei meme, delle battute e della cultura delle celebrità. «L’album stesso è una camera di dopamina», afferma Chatten. «Entri e ti sottoponiamo a questi diversi brani musicali che alterano la mente o l’umore». «I nostri album hanno sempre messo in discussione il senso del luogo», dice il bassista Conor Deegan. «Prima Dublino, poi l’allontanamento da Dublino, e infine il tentativo di trovare il romanticismo altrove. In questo disco, la domanda è diventata: dove si fugge?» Nel proprio io, forse – oppure nell’edonismo, nella fantasia, nella perfezione estetica, nella giovinezza eterna o nel continuo aggiornarsi di uno schermo.

EELS – “Cookie Happened”
[E Works / Play It Again Sam]indie-rock

Riflettendo sul sedicesimo album in studio, il frontman E afferma: «Tutto questo verrà dimenticato. Ogni gioia, ogni successo e ogni difficoltà un giorno diventeranno così irrilevanti che sarà come se non fossero mai accaduti. Ma come disse una volta il grande filosofo dei nostri tempi, Cookie Monster: “Io non piango perché il biscotto è finito. Io sorrido perché il biscotto c’è stato”. Tutto questo verrà dimenticato. Ma non è comunque una cosa bellissima che sia successo?»

THE AVALANCHES – “No Bad Memories”
[Astralwerks]elettronica

Gli Avalanches tornano con il loro quarto album, un nuovo lavoro ispirato al modo al tempo stesso magico e inquietante in cui la pubblicità, la tecnologia e la cultura pop si intrecciano nel tessuto dei nostri ricordi. “No Bad Memories” è una lettera d’amore ambivalente al fascino nostalgico dei jingle pubblicitari, dei suoni di avvio delle app e dei loghi audio ormai dimenticati. Tra i collaboratori figurano Karen O, Jamie XX, Portraits of Tracy e molti altri.

FRANCESCO DE GREGORI – “Nevergreen (perfette sconosciute)
[Caravan, Friends & Partners]cantautorato

Il progetto “Nevergreen”, dedicato alle canzoni meno conosciute di De Gregori, è nato con la residenza del cantautore al Teatro Out Off di Milano due anni fa. Da lì, è arrivato alla 82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con il film “Francesco De Gregori. Nevergreen”, di Stefano Pistolini, e nei cinema di tutta Italia distribuito da Nexo Studios. Il percorso prosegue nel 2026 e anche nel 2027 con date nei teatri di tutta Italia. “Nevergreen (Perfette sconosciute)” è un disco live che restituisce al pubblico l’esperienza vissuta al Teatro Out Off nel 2024. Il progetto mette al centro una dimensione artistica rara: quella dell’ascolto profondo, del dettaglio, della vicinanza emotiva tra palco e platea, conservando il calore e l’intensità di quella residenza milanese.

BRITISH BIRDS – “Murmurate, Oscillate”
[Skep Wax Records]punk-rock

Una delle band dal vivo più entusiasmanti del Regno Unito, i British Birds uniscono l’energia garage-punk di Billy Childish, l’ironica raffinatezza inglese degli XTC e la spiritosa inventiva pop dei The Lovely Eggs. Avrete la stessa impressione se avrete occasione di vedere i British Birds dal vivo: la chitarra feroce di Bobby e i testi cupi sono contrapposti alle risposte vocali di Emma, a volte inquietanti, a volte giocose, e ai ritmi insistenti. Sarete travolti dall’energia di una band che non conosce il significato della parola “limiti”. E man mano che le canzoni diventano sempre più cupe, il sorriso sul vostro volto si allarga sempre di più.

TWO SHELL – “Infinite Now”
[Young]techno

Dopo il loro acclamato debutto nel 2024, il duo elettronico britannico Two Shell torna con “Infinite Now”, un richiamo al potere fondamentale della musica dance, a quella scarica di adrenalina che si prova quando ci si lascia trasportare completamente e si vive il momento. È una celebrazione della ragione fondamentale per cui la musica dance esiste: invece di chiedere agli ascoltatori di capire cosa sta succedendo e di dargli un senso, “Infinite Now” chiede loro di lasciarsi andare e di sentirla. La struttura rimane stratificata, la produzione conserva la sua complessità, ma non è così profonda. Le voci vaporizzate che si sentono nel disco sono anonime e sembrano provenire da un’altra dimensione – fantasmi nella macchina. Nelle parole degli stessi Two Shell: «La musica non ha bisogno di essere decifrata, ha solo bisogno di essere vissuta».

24 GRANA – “Bidonville”
[Lacanzonettarecord]dub, reggae, alt-rock

Un disco che parla di ciò che accade ai margini per raccontare, in realtà, ciò che riguarda tutti. Un lavoro in cui la dimensione urbana diventa metafora di una società fragile ma ancora capace di generare bellezza, legami e possibilità. I 24 Grana costruiscono un paesaggio sonoro abrasivo, crudo e diretto, profondamente emozionale. La sperimentazione, da sempre elemento centrale nella ricerca della band, si mette al servizio di un racconto che non cerca risposte semplici, ma prova a restituire la complessità del presente. “L’idea alla base del disco è quella di raccontare gli spazi urbani ed extraurbani così come vengono vissuti nella contemporaneità. Un insieme di elementi che ne contraddistinguono lo stato di abbandono e marginalità, la rete di relazioni che sottendono le dinamiche sociali di noi abitanti. Le periferie italiane così come le Bidonville disseminate in ogni parte del globo soffrono la precarietà, la mancanza di spazi sociali e di infrastrutture dedicate alla cura delle persone. Vuoti emotivi che generano violenza, sofferenza, disumanizzazione. Dalle “stese” di Napoli alla distruzione di Gaza, le città si trasformano da bellezza a luoghi di sopravvivenza e gli abitanti diventano statistiche, cifre da sovraffollamento. Le storie personali resistono come fili d’erba cresciuti nelle crepe del cemento e la ricchezza è riciclo, riadattamento di materiali e strutture. La musica e le canzoni rappresentano l’amore, la resistenza, l’incredibile vittoria che solo i rapporti umani possono regalare. Il suono del disco diventa così abrasivo, crudo, diretto, emozionale, puntellato da un’elettronica calda, vitale, per quella voglia di dimostrare che un cambiamento può essere sempre possibile, purché il sangue scorra nelle vene e non per le strade”.

JUNE MCDOOM – “Follow The Light”
[Jagjaguwar]indie-folk

C’è un silenzio che la maggior parte di noi conosceva solo da bambini, quella calda transizione tra i suoni familiari della casa e il momento in cui veniamo portati a letto, un luogo che appartiene a te e a una parte di te che non hai ancora incontrato. Il primo album di June McDoom, “Follow the Ligh”t, vive in quello spazio onirico e poi continua a camminare, sfuggendo al tempo e risvegliandosi in un luogo nuovo, appena abbastanza familiare da sembrare casa, ma del tutto tuo. È cresciuta in una famiglia giamaicana ai margini delle Everglades della Florida, un’esistenza fatta di famiglia allargata, cura comunitaria, bassi e armonie. Suo padre, falegname e appassionato di suono, costruiva i propri altoparlanti e teneva in funzione tre impianti audio distribuiti in altrettante stanze. I suoi bassi si insinuavano attraverso il pavimento della sua camera da letto come un gatto ribelle, mentre lei giaceva sopra di essi con i dischi folk, scoprendo armonie nuove e solo sue. Due tipi di musica in una sola stanza. La ricchezza sonora come passato e premonizione. Realizzato lentamente e a mano con il suo partner di lunga data Evan Wright, “Follow the Light” sovrappone l’armonia del folk al ritmo del dub, con Dionne Warwick, Minnie Riperton, i Pentangle e le chitarre sfumate dei Cocteau Twins che ne perseguitano i contorni. Voce e chitarra che si cercano a vicenda prima di tutto, poi tutto il resto si aggiunge nel corso di lunghe giornate nello studio che hanno a casa, con una moderazione voluta.

MARGO MANN – “Love Is A Dog”
[PIAS]art-pop

Debutto discografico della cantautrice australiana Margo Mann. Il disco esplora il passaggio dalla giovinezza all’età adulta, affrontando temi come il trauma, le aspettative sociali, l’identità, la devozione, la perdita e la fiducia in se stessi.

SOPHIA STEL – “The Greatest Album of All Time”
[A24 Music]indie-pop

L’artista di Vancouver Sophia Stel pubblica il suo primo album autoprodotto, “The Greatest Album of All Time”, che segue i precedenti EP “Object Permanence” e “How To Win at Solitaire”. «L’album parla di credere in se stessi e nell’amore ed è dedicato ai miei fratelli Luke e Royce», afferma Stel a proposito di “The greatest album of all time”, in cui il suo sound si espande oltre il pop contemporaneo con inni rave e sonorità ambient.

JAYBEE VIBES – “TIME”
[Sghetto Records]soul, R&B

JayBee Vibes è un producer e beatmaker italo-tunisino che affonda le proprie radici nell’hip hop, intrecciando influenze soul, funk, R&B e reggae. Il suo nuovo album raccoglie 15 tracce tra produzioni strumentali e collaborazioni con nomi della scena rap italiana come Mistaman, Frank Siciliano, Jack The Smoker, Arya, DJ Tsura, e altri. Un lavoro costruito attorno al beatmaking e al sampling, in cui le influenze musicali e culturali dell’artista, comprese quelle legate alle sue origini tunisine, si intrecciano a una riflessione sul tempo e sulla memoria.

WORLD NEWS – “In Purgatory”
[Pie and Mash]alternative

I World News arrivano al loro attesissimo album di debutto. Il disco raccoglie 11 perle tratte dalla vasta produzione iniziale della band londinese, cogliendo l’essenza di un gruppo che sta già costruendo un proprio universo distintivo. C’è un chiaro filo conduttore per gli ascoltatori attratti da The Smiths, Television e Simple Minds, ma i World News fanno sì che questi punti di riferimento sembrino parte di un dialogo più ampio piuttosto che un modello da seguire. Una prima dichiarazione d’intenti forte da parte di una band con cui vale la pena dedicare del tempo.

JOHN ZORN – “Flatlands”
[Tzadik]jazz

Un dinamico power trio rock sulla scia di Simulacrum, Naked City e Insurrection, che propone dodici miniature caleidoscopiche, compatte e capaci di cambiare direzione all’improvviso. La musica è intensa, eccentrica e selvaggiamente estatica, sfida ogni logica musicale e rivela al contempo un profondo taglio filosofico. Ricco di riff contagiosi, melodie atonali, ritmi complessi, assoli virtuosistici e innovazioni strutturali sempre sorprendenti, “Flatlands” si afferma come uno dei trii chitarristici più strabilianti ed estremi mai creati.

GEOLOGIST & KYLE SIMON – “The Sirens”
[Outside Time]sperimentale

Il 17 ottobre 2024 il sole splendeva alto nel cielo sopra il deserto alle porte di Joshua Tree, arrostendo le rocce e gli arbusti che circondavano l’Osservatorio Farrington, mentre un piccolo gruppo di ospiti invitati si avventurava lungo un sentiero ripido verso il telescopio. Kyle Simon, l’artista e incisore che ha fondato l’Osservatorio, era in piedi fuori dallo studio di stampa situato ai piedi dell’imponente edificio cilindrico, e salutava gli amici insieme a sua moglie Sarah e all’amico di una vita Brian Weitz, il musicista noto al grande pubblico come Geologist degli Animal Collective. Simon e Weitz avevano trascorso il giorno precedente a testare e ritestare un sistema che avrebbe trasformato la luce della luna piena in arrivo, catturata dal gigantesco telescopio, in un segnale in grado di modulare la tensione di controllo del sintetizzatore modulare di Weitz. Mentre il sole scendeva sotto la linea dell’orizzonte, il pubblico si radunò su un piccolo patio di legno circondato da altoparlanti, mentre Weitz si preparava dietro la serie di patch e manopole. Simon si rivolse al gruppo, presentando la storia di “The Sirens”, l’esplorazione sonora del significato mistico e scientifico del cielo notturno che stava per dispiegarsi. La musica evocata quella notte sotto la Luna del Cacciatore è ora documentata in questa prima pubblicazione ufficiale di “The Sirens”, concepita da Simon e Weitz come un’opera performativa ricorrente e un’installazione sonora.

A NICE NOISE – “The Cut of Your Jib”
[Okum Dischi]sperimentale

Album d’esordio del progetto musicale A Nice Noise, nato dall’incontro tra Adele Altro (voce e basso, nota per il progetto solista Any Other) e il trio avant-jazz She’s Analog (composto da Stefano Calderano alla chitarra, Giovanni Iacovella alla batteria/drum machine, e Luca Sguera a piano, synth ed elettronica). La band, spesso improvvisando, si muove tra jazz, post rock ed elettronica.

IOSONOUNCANE – “Da Tutta La Vita”
[Tanca]colonna sonora

Con la colonna sonora scritta per “Fuksas – Da tutta la vita”, IOSONOUNCANE torna al cinema documentario, un genere che per la musica circoscrive uno spazio di sperimentazione maggiormente libero dalle logiche proprie del cinema di finzione. IOSONOUNCANE si dedica alla scrittura e alla produzione di ciascuna colonna seguendo un approccio laboratoriale, adottando ed elaborando metodi diversi di scrittura, attraverso l’organico dei timbri, a volte riducendo all’osso la strumentazione e ricorrendo a brevi frammenti melodici e a pattern ritmici, sempre alla costante ricerca di un’identità sonora definita e nitida in rapporto alle immagini. La colonna sonora di “Fuksas – Da tutta la vita” è un fiume in piena di 26 tracce che spazia nella musica elettronica, senza a rinunciare ai timbri acustici delle chitarre (“Prua”, “Vele”).

ALIEN TEARS – “Landmines”
[Icy Cold]darkwave

L’album esplora l’ansia, l’amarezza, la paura e la sensazione istintiva che stia per accadere qualcosa di terribile.

DAVID CHESWORTH – “Maydena Creek”
[Chapter]sperimentale

“Maydena Creek” è il nuovo album solista dell’iconoclasta post-punk australiano David Chesworth, famoso per i suoi gruppi degli anni ’80 – Essendon Airport, Whadya Want? e David Chesworth & Bill McDonald – oltre che per le sue composizioni e le sue opere di sound art degli ultimi quattro decenni. Il titolo dell’album prende il nome da un torrente che scorre sotto una foresta pluviale della Tasmania, la cui registrazione compare brevemente nel disco. In Maydena Creek, le vibrazioni geologiche sotterranee si fondono con distorsioni moderne e immagini surreali per dare vita a un’opera avvincente e allucinatoria. Con una mossa tipica di Chesworth, la musica esplora due correnti della techno provenienti da ambiti creativi molto diversi: l’eccentrico organo Fun Machine degli anni ’70, con la sua drum machine e il generatore di accordi sorprendentemente credibili, e il più intellettuale Moog Subharmonicon, che attinge a strumenti elettronici dimenticati dell’inizio del XX secolo come il Trautonium e il Rhythmicon. Chesworth combina i due strumenti per generare i suoi caratteristici poliritmi e le profonde sfumature armoniche.

CLAMM – “And In Glue”
[Poison City]garage-rock

Il quarto album dei CLAMM è un lavoro incentrato sull’attrito, l’alienazione e le assurdità della vita contemporanea. Scritto e registrato nel corso di un anno da Jack Summers, Miles Harding e Stella Rennex, “And In Glue” è un disco che pullula di post-punk frastagliato, abrasività industrial, dissonanze noise-rock e momenti di inaspettata moderazione. Allo stesso tempo, l’album mantiene l’urgenza, l’intensità e l’incisivo commento sociale che sono diventati un tratto distintivo dei CLAMM.

KELLEY STOLTZ – “Writing The Thread”
[Agitated]garage-rock

Il cantautore e polistrumentista di San Francisco Kelley Stoltz torna con il suo ventunesimo album e secondo lavoro completo del 2026. Da oltre due decenni, Stoltz ha costruito uno dei repertori più distintivi e prolifici della musica indie, spaziando tra pop psichedelico, post-punk, garage rock, glam, folk e songwriting classico. Cresciuto nel Michigan e residente a San Francisco dalla fine degli anni ’90, ha attirato l’attenzione per la prima volta con “Antique Glow” del 2001. “Writing the Thread” vede l’immediatezza melodica delle prime registrazioni di Stoltz fondersi con i contorni più taglienti, le trame insolite e la sperimentazione instancabile che hanno sempre più caratterizzato il suo lavoro.

THEY ARE GUTTING A BODY OF WATER – “KOOL FAITH/LOOSIES II”
[ATO]noise, shoegaze

“KOOL FAITH/LOOSIES II” è stato creato da Douglas Dulgarian dei TAGABOW nello spirito dei mixtape con cui è cresciuto. Le 29 nuove canzoni includono collaborazioni con Hotline TNT, Horse Jumper of Love, Scarlet Rae, Spirit of the Beehive e altri ancora. “Guarda le opzioni. Scegline una“, dice Dulgarian. “Segui quella strada. Vedi come ti senti. Provane un’altra. Vedi come ti senti. Lascia che il mondo faccia di te ciò che vuole. Perché un giorno guarderai indietro e penserai a tutti i posti in cui sei stato. A tutte le cose che hai lasciato che ti travolgessero.”

BIBIO AND DORIAN CONCEPT – “Answers”
[Warp]elettronica

Bibio e Dorian Concept, amici di lunga data, si uniscono per “Answers”, un album strumentale collaborativo in uscita il 16 ottobre. Dopo oltre un decennio di amicizia, questo progetto sembra un passo naturale, che fa seguito alla rivisitazione di “Hide” realizzata da Bibio nel 2024 e a “An Unopened Letter”, il brano di chiusura di “Miniatures” di Dorian Concept del 2025. Gran parte del disco ha preso forma a distanza, con uno scambio di idee tra il Galles e l’Austria, in linea con il modo di lavorare solitario e incentrato sul processo creativo di entrambi gli artisti. Bibio apporta la sua miscela tattile di folk, ambient e il calore lo-fi dei nastri, mentre Dorian Concept, da Vienna, aggiunge tastiere fluide, improvvisazioni al sintetizzatore e un tocco elettronico irrequieto.

SOFTJAW – “Love can’t kill you”
[Bachelor]indie-rock, jangle

I Softjaw sono un quartetto power pop di Long Beach, in California, incentrato sui cantautori Dustin Lovelis e Tanner Duffy e su un’ossessione condivisa per il giusto tipo di dischi. Pensate alle melodie dei Big Star, alle chitarre dei Cheap Trick, alle armonie dei Teenage Fanclub e a un pizzico dell’urgenza rock’n’roll un po’ trasandata degli Exploding Hearts, aggiunta per buona misura. Dopo una serie di singoli strepitosi, un EP e il loro primo album completo, “Love Can’t Kill You” vede i Softjaw proporre dodici nuove canzoni sull’amore, la perdita e tutti i maledetti guai che ci stanno in mezzo. Registrato da Lovelis ai Dream Machine Studios di Long Beach, l’album è assolutamente ricco di ritornelli accattivanti ma non risulta mai troppo levigato: chitarre potenti, dolci armonie e un songwriting power pop come si deve, con quel tocco di grinta in più che mantiene il tutto vivace e rockeggiante.

THE OWL SERVICE – “Tied to the Land”
[Hobby-Horse]folk

Il discocomprende nove brani tradizionali, due interludi strumentali folk-ambient, una cover poco conosciuta di una canzone ispirata a una leggenda popolare della Cornovaglia e un numero di vittime superiore alla media dei film slasher. Pur offrendo la consueta sana dose di garage-folk dal suono distorto, l’album vede la band esplorare nuovi territori con elementi di jazz, prog e musica antica. A parte poche eccezioni, la band ha scelto in gran parte di registrare brani meno conosciuti per “TTTL”, attingendo dai repertori di Shirley Collins, Midwinter/Stone Angel, Michael Raven & Joan Mills, Ray Fisher, Joan Baez, Sarah Mackem, Toni Arthur e Brenda Wootton. Con “TTTL” gli Owl Service fondono gli aspetti migliori dei loro tre precedenti album in studio, creando così il loro lavoro più solido fino ad oggi e dimostrando una sicurezza mai vista prima.

GIORGIO CUSCITO – “L’amore da vicino”
[VREC Music Label]cantautore

“L’amore da vicino”, realizzato con il contributo del Nuovoimaie, è un album essenziale e scarno dove domina la chitarra acustica e che segna una svolta nella scrittura dell’artista già voce dei Violent Scenes (4 dischi all’attivo): dopo quindici anni di ricerca sonora in lingua inglese, Cuscito abbraccia per la prima volta l’italiano, intrecciando l’eredità di Tenco e Ciampi con le suggestioni di Léo Ferré, Caetano Veloso, Nick Drake e Chet Baker.

EXPLODING FLOWERS – “Alphabet Window”
[Meritorio Records]indie-pop

Gli Exploding Flowers hanno sempre operato nel loro universo a sé stante. Il quartetto di Los Angeles ha trascorso gran parte di un decennio a perfezionare un sound basato su chitarre squillanti, armonie slanciate e arrangiamenti riccamente stratificati che attingono al meglio del pop ossessionato dalla melodia senza sembrare vincolati a nessuna epoca o scena in particolare. Il loro quarto album rappresenta la realizzazione più matura di quel suono fino ad oggi. Pianoforte, organo, sintetizzatori, vibrafono e percussioni si intrecciano in dodici brani che bilanciano l’immediatezza con l’atmosfera — una musica che appare al tempo stesso senza tempo e piacevolmente nuova. Lo spirito creativo instancabile della band è ovunque: i ritornelli catturano subito l’attenzione e restano a lungo nella mente, gli arrangiamenti rivelano nuovi dettagli ad ogni ascolto e il tutto procede con quel tipo di slancio sicuro che deriva solo da un gruppo che sa esattamente cosa sta facendo. I paragoni spaziano dai Big Star ai Soft Boys, dal Paisley Underground di Los Angeles al roster della Flying Nun degli anni ’80 — The Chills, The Bats e artisti simili.

SUPERFAN – “My Piledriver Heart”
[AD 93]alternative

Superfan è il progetto musicale del polistrumentista e produttore di Brooklyn Kali Priya Flanagan. In “My Piledriver Heart”, realizzato insieme al violoncellista Omeed Almassi e al produttore Hudson Pollock, Flanagan espande il suo pop rumoroso e magnetico in un mondo intimo, registrato dal vivo, fatto di chitarra acustica, violoncello e influenze musicali orientali. Si tratta della sua prima uscita discografica al di fuori del contratto discografico firmato all’età di 14 anni, e si percepisce una nuova identità artistica. Flanagan definisce questo suo sound “Acousticello”, intrecciando delusioni amorose, indipendenza e malinconia speranzosa in brani che fondono folk, musica da camera, ballate pop-rock e rock alternativo.

FLORA HIBBERD – “Mammoth”
[22Twenty]alternative

La voce ti cattura, all’inizio con calma. Ma ben presto ci rendiamo conto che qualcosa non va: sotto la superficie di “Mammoth” di Flora Hibberd, il secondo album della cantautrice britannica in altrettanti anni, ribolle una certa instabilità. In evoluzione rispetto al ricco calore acustico dell’album di debutto “Swirl”, queste dieci canzoni sono pervase dall’energia di un’epoca, ora elettriche, impetuose e vitali. Tutto è in tumulto: la voce di Hibberd è una freccia che colpisce dritto al cuore, rifratta dall’acqua di uno stagno e stranamente riflessa nelle voci, negli esseri che si aggirano attorno a lei. Le canzoni di “Mammoth” percorrono una vertiginosa fune tesa, agitate dalle onde elettroniche dei sintetizzatori modulari di Lanz e sostenute dall’abbraccio corporeo delle sue sezioni di ottoni magnificamente arrangiate. Le iniziali inclinazioni folk di Hibberd sono scomparse, lasciando spazio a un suono teso e compatto.

WAU WAU COLLECTIF – “Teranga”
[Sahel Sounds]world music

“Teranga”, l’album conclusivo della trilogia del Wau Wau Collectif, mette pienamente in luce questa collaborazione interculturale. Il titolo, che deriva da una parola wolof che significa accoglienza, ospitalità e incontro condiviso, si adatta perfettamente a un disco plasmato dal legame. Il progetto è nato a Toubab Dialaw nel 2018, quando Arouna Kane e Karl-Jonas Winquist ne hanno concepito l’idea per la prima volta. Scritto ed eseguito da 26 cantautori e musicisti, l’album spazia dal balafon, all’ngoni, alla calabasse, al violino, al violoncello, al sassofono e all’omnicord.

ANIELLO PERDUTO – “Del Soffio”
[Maple Death]sperimentale

Come un respiro che si espande e poi svanisce lentamente, “Del Soffio”, l’album d’esordio di Aniello Perduto per la Maple Death Records, prende forma come un’unica composizione della durata di poco meno di cinquanta minuti, frutto di una partitura aperta eseguita presso il prestigioso AngelicA | Music Research Center. Tra echi di free jazz europeo, improvvisazione elettroacustica, minimalismo e musica contemporanea, il trio dà vita a un suono essenziale e istintivo in cui ogni gesto sonoro è guidato dall’ascolto reciproco, pur inserendosi al contempo in un quadro temporale predefinito. La composizione, infatti, è strutturata in modo da seguire l’arco di un’intera esistenza, dalla gestazione alla morte, e pone due territori sconosciuti, il pre-natale e il post-mortem, ai suoi estremi come soglie di confine. L’uso dello spazio e dei suoni abrasivi da parte degli AMM, l’approccio collagistico dei Residents, le partiture aperte e la liberazione del suono di John Cage, nonché la concezione di Giacinto Scelsi del suono come oggetto di contemplazione e campo di forze in movimento sono alcuni dei punti di partenza da cui il trio cerca di creare una propria sintesi sincera.

SADURN – “The Underworld”
[Run For Cover]alternative

Il secondo album dei Sadurn è una raccolta di brani strazianti, profondamente personali e con cui è facile identificarsi. Dopo anni di persistenti problemi alla voce per il chitarrista G DeGroot, l’album rappresenta il culmine di un percorso emotivo e spirituale e una riflessione profondamente personale sulla perdita, la guarigione e la trasformazione. In tutto “The Underworld”, la crudezza dei testi di DeGroot è accompagnata dal suono evocativo di Cox, Ahnert e Swain. La splendida traccia di apertura “the weight” descrive le prime fasi del deterioramento di una relazione, con brillanti assoli di Cox e la voce calda di DeGroot che si intrecciano nel suo outro di ampio respiro. Brani di spicco come “mess”, “never tell me” o “whole thing” raggiungono un equilibrio perfetto tra arrangiamenti ricchi e interpretazioni intime, mentre brani come “why does my heart” o “can’t stop” aggiungono momenti di spontaneità senza fronzoli, registrati in un’unica ripresa, o la disinvoltura tipica delle demo di GarageBand che si sposano perfettamente con il desiderio sfrenato che permea i testi.

CHEST. – “Happy, Broken.”
[Howlin’ Banana]noise-rock, elettronica

È difficile attribuire un’età alla musica dei chest. – in continuo movimento, dove l’energia spontanea si scontra con un’elettricità senza tempo. Il nome non è casuale: i cinque membri del gruppo si sono conosciuti nell’oscurità del Supersonic, uno dei cuori pulsanti della musica indipendente parigina, grazie all’amore condiviso per il rock’n’roll ad alto volume e la sperimentazione sonora. Quell’amicizia ha dato forma a un suono ibrido per natura – noise rock abrasivo, melodie avvolgenti ed energia elettronica incisiva – il tutto filtrato da una sana dose di autoironia.

ANGELE – “Instinct”
[RCA]pop

Angèle torna con “Instinct”, un nuovo capitolo ricco di sicurezza che affina il caratteristico mix dell’artista belga: pop raffinato, lirismo giocoso e una profondità emotiva discreta. Coniugando una produzione raffinata con la sua tipica arguzia e la naturale disinvoltura melodica, l’album oscilla tra riflessioni intime e ritornelli vivaci e contagiosi, esplorando temi quali l’amore, l’incertezza, il desiderio e la scoperta di sé con una leggerezza che non sacrifica mai l’onestà.

WEEN – “Boognish Provides”
[Rhino]alt-rock

Il cofanetto contiene sette concerti integrali e inediti del tour “Chocolate and Cheese” del 1994-1995, durante il quale Gene e Deen Ween (Aaron Freeman e Mickey Melchiondo) sostituirono la drum machine utilizzata nei primi concerti con una sezione ritmica dal vivo composta dal batterista Claude Coleman e dal bassista Andrew Weiss. Oggi esce anche anche un’edizione in doppio vinile di “Boognish Provides”, contenente 19 brani selezionati con cura dai sette concerti inclusi nel cofanetto.

BARCHEN UND DIE MILCHBUBIS – “Lach doch mal”
[Tapete]post-rock

Nel nuovo album “Lach doch mal” si alternano brani rabbiosi, riflessivi e divertenti. Come di consueto, la musica si colloca a metà strada tra il punk e il pop. I concerti degli ultimi anni dimostrano che i Bärchen, con la loro visione schietta ma ironica delle cose, conquistano sia i fan degli anni ’80 che i giovani nati dopo il 2000.

@ – “Autosmile”
[4AD]indie-folk

@ (si pronuncia “at”) è il progetto art-folk delle cantautrici e polistrumentiste Victoria Rose e Stone Filipczak, con sede a Filadelfia. La band presenta ora il suo nuovo album “Autosmile”, il secondo album completo e la prima uscita con la 4AD. Attraverso le 11 canzoni di “Autosmile”, @ reinterpreta la tradizione folk psichedelica come una forma d’arte innegabilmente contemporanea, bilanciando con cura bellezza e dolore e oscillando tra la pesantezza di un buco nero e la comprensione paziente. Il disco segue l’album di debutto di @ del 2021, “Mind Palace Music”: mettendo in mostra la propensione del duo per i testi confessionali e l’affinità nel fondere elementi digitali e analogici, l’album è stato un successo grazie al passaparola e al meritato riconoscimento da parte della stampa. Nel 2024, @ ha pubblicato il successivo EP “Are You There God? It’s Me, @”, in cui si è allontanato dalla consueta strumentazione acustica per intraprendere un viaggio sonoro alla ricerca interiore, avventurandosi in territori più elettronici.

VEGTABLE – “Hit By A Car”
[Field Work]indie-rock

I Vegtable sono l’unica band slowcore di Singapore, in controtendenza rispetto a una scena locale incentrata sul math-rock, il metal e l’emo. Ispirati da punti di riferimento dell’indie degli anni ’90 come Yo La Tengo, Red House Painters e Duster, creano una musica che appare ampia, insolita e silenziosamente rassicurante. Il titolo nasce da un episodio vissuto dal chitarrista e cantante Daniel Borces, che ha visto un ex bassista schiantarsi lentamente con la bicicletta contro un’auto mentre era al telefono: un momento caratterizzato più dall’imbarazzo che dall’impatto. Registrato alla PK Records nel quartiere a luci rosse di Singapore, l’album gioca con la tensione, la quiete e il disagio. “That’s Cool”, “Repetitions”, “Stay” e “Phone Calls” mostrano una band che riduce tutto all’essenziale. Jeriel Lim e Shenen Khoo contribuiscono a mantenere il suono essenziale, distaccato e splendidamente irrisolto.

CASPIAN – “Caspian”
[Wax Bodega]alternative

Da oltre 20 anni, ogni album dei Caspian è animato dal desiderio di superare i confini. In “Caspian”, il primo album della band dopo sei anni e il loro debutto con la Wax Bodega, la strada da seguire è stata quella di smettere di cercare ciò che non avevano ancora fatto e di riporre fiducia in ciò che li ha definiti fin dall’inizio. Questo lavoro di sei brani, della durata di 39 minuti, attinge liberamente dal vocabolario musicale che hanno sviluppato nel corso della loro carriera: temi melodici evocativi, trame dense, crescendo travolgenti e una pesantezza schiacciante che si avvicina come una tempesta che avanza lentamente all’orizzonte.

STONED JESUS – “Songs to Moon
[Season of Mist]doom

Dopo 15 anni trascorsi ad esplorare ogni genere, dal doom metal alla psichedelia, passando per il grunge e l’art rock, questi pionieri del progressive heavy si sono rimessi in viaggio alla ricerca di vette creative ancora più vaste. Con “Songs to Sun”, il frontman Igor Sydorenko e i suoi compagni di band hanno lanciato la loro ambiziosa trilogia discografica, che è entrata nelle classifiche dei migliori album del 2025. Ora, a distanza di appena un anno, stanno entrando nella loro fase successiva con “Songs to Moon”.
La trilogia “Songs to…” abbraccia tutte le sfaccettature della band.

RICHARD THOMPSON – “Hippies, Thugs and Heroes”
[New West]folk

A sessant’anni dall’inizio di una carriera partita con i Fairport Convention e che si è protratta per decenni come uno dei cantautori più acclamati del rock, Richard Thompson continua a cercare la sorpresa. In “Hippies, Thugs and Heroes” lascia che sia il suo subconscio a guidare il disco, attingendo da un cast di vecchi amici, falsi guru, versioni passate di sé stesso e personaggi di fantasia che hanno insistito per vedere raccontate le loro storie. Il risultato è un album che rifiuta di stare fermo. Ciò che emerge è un’indagine spirituale mascherata da disco rock — una meditazione sulle torri che costruiamo e sulla rovina che ne consegue quando ci investiamo troppo completamente. Thompson non comprende appieno ogni canzone qui contenuta, ed è proprio questo il punto. “Hippies, Thugs and Heroes” è la prova che, dopo sessant’anni, la gioia di non sapere dove una canzone ti porterà non è svanita minimamente.

TVOD – “The Farm”
[Get Better]post-punk

Con “The Farm”, i ribelli newyorkesi TVOD perfezionano ulteriormente il loro stile post-punk incisivo e ballabile: linee di basso trascinanti, batteria incisiva e chitarre spigolose, accompagnate da una voce che appare al tempo stesso distaccata e urgente. Attingendo a influenze underground pur mantenendo un tocco moderno, queste canzoni sono grintose ma orecchiabili, perfette per locali affollati e set notturni. Nel suo insieme, l’album è animato da uno slancio irrequieto, riflettendo al contempo il caos creativo della peculiare scena musicale di Brooklyn. A prima vista, “The Farm” offre una fuga idilliaca: un sollievo dalla disillusione e dall’apatia radicate nel panorama politico e sociale americano. Ma uno sguardo più attento rivela che le cose non sono così serene come potrebbero sembrare. I TVOD prendono in giro l’autorità, cogliendo al contempo la rabbia, la tensione e il malessere collettivo dei nostri giorni.

ANDY SHAUF – “The Afterparty”
[Anti]chamber pop

Per festeggiare i dieci anni di The Party, pubblicheremo alcune canzoni raccolte nel cofanetto “The Afterparty”. Si tratta di una raccolta di versioni alternative di brani, insieme ad alcuni che non sono stati inseriti nell’album. Ce n’erano molti che non sono stati selezionati, ma questi sono quelli che si sono avvicinati di più al traguardo. “Angela the Traveller” era una delle prime canzoni, che parlava di una persona cara in viaggio verso la Francia. Non si adattava perfettamente al tema, ma era una delle mie preferite e l’abbiamo suonata in alcuni tour. “Losing” è un altro brano dei primi tempi, eccessivamente drammatico, che parla di alcol e rimpianti. A quel brano sono stati aggiunti sintetizzatori, archi e bonghi durante le nostre sessioni in Germania, prima che decidessi di accantonare tutto per ricominciare da zero allo Studio One di Regina, dove l’album è stato infine completato.

FIREBREATHER – “Blood That I Spill Turns To Fire”
[Heavy Psych Sounds]doom

“Durante la composizione e la registrazione di “Blood That I Spill Turns To Fire”, l’obiettivo era quello di mantenere un suono grezzo, pesante e groovy, ampliando al contempo il nostro orizzonte musicale e aggiungendo anche un po’ più di melodia alle parti vocali.
Abbiamo registrato con Joona allo Studio Underjord e gli abbiamo detto subito che volevamo mantenere un suono grezzo e sporco.
Per questo disco abbiamo coinvolto Tommy Hanning alla batteria; faceva parte dei FIREBREATHER al momento della registrazione del nostro primo album, quindi sapevamo che era all’altezza. Eravamo alla ricerca di un batterista quando è arrivato il momento di entrare in studio per il nostro quarto album e lui è stato così gentile da imparare i brani da casa sua, dato che vive nell’estremo nord della Svezia. È venuto in aereo per suonare con noi per un fine settimana e subito dopo siamo entrati in studio. Tutto sommato, pensiamo di aver realizzato un disco grezzo, pesante e, per noi, emozionante. Speriamo che colpisca anche altre persone.
“

BILLBOARD STYLE – “Pull Of The Moon”
[Good English Records]alternative

Billboard Style è il nuovo progetto dei collaboratori di lunga data Ben Guterl (Forth Wanderers) e Dan Howard (Victoryland), che si sono conosciuti più di dieci anni fa in occasione di un concerto in casa nel Maryland, per poi ritrovarsi insieme all’Oberlin College quell’autunno. Dopo anni trascorsi a produrre pop lo-fi “da camera” come Ben Special, il duo ha intrapreso una collaborazione più paritaria, con Guterl che scrive e canta e Howard che produce e ora contribuisce anche alle parti vocali.

HOLY MOTORS – “Heaven’s Night”
[Wharf Cat]psych-rock

Il terzo album in studio degli Holy Motors unisce i caratteristici paesaggi onirici in stile western della band a ritornelli pop accattivanti e sonorità new wave che segnano una nuova direzione per il gruppo estone. In particolare, si nota una nuova dolcezza nella raccolta di brani di “Heaven’s Night”, che presenta personaggi che si allontanano dai tramonti fatali e dalla malinconia dell’entroterra di “Horse”, album del 2020. Come afferma la band, il loro nuovo sound è «dolce come il miele che cola, triste come la pioggia d’estate».

SPRING HILL POST TIDE – “The City Portal Will Be Open”
[WV Sorcerer]space-rock

Gli Spring Hill Post Tide sono un gruppo rock psichedelico-spaziale di Wuhan. Fondati nel 2022, gli Spring Hill Post Tide sono rapidamente diventati una delle voci più distintive della nuova generazione di musica strumentale indipendente cinese. Attingendo all’estetica dello space rock degli anni ’70 e alle vivide trame fantascientifiche degli anni ’80, pur traendo ispirazione dal krautrock, dal noise psichedelico e dallo spiritual jazz, la band ha sviluppato un percorso proprio e anticonformista. Melodie psichedeliche eteree, atmosfere ampie e romantiche e passaggi strumentali vasti ed esplosivi si scontrano e si dissolvono l’uno nell’altro. Lunghi tratti di spazio aperto lasciano il posto a muri di rumore, trasmettendo un senso di destino cosmico e di immaginazione poetica — pura ma tesa, delicata ma venata di forza.

PARDONER – “Target Practice”
[Bar None]alternative

I Pardoner hanno trascorso più di un decennio ad affinare il loro istinto “slacker-pop” e, nel loro quinto LP lo portano a una forma ancora più pulita e incisiva. Questo è il loro disco più diretto fino ad ora: 10 brani concisi pieni di malizia giocosa, satira e autocritica. Il singolo di punta “Twisted” dà il tono con chitarre squillanti e uno sguardo acuto sulle pose della società moderna. “Target Practice” si presenta come una versione frizzante e moderna del college rock degli anni ’80 e ’90, con tracce di Flying Nun, Smudge e del lato più rumoroso degli Yo La Tengo.

DUMMY – “do you love the color of the sky?”
[Polyvinyl]alternative

Nel nuovo album il quintetto di Los Angeles amplia il proprio sound con nuove trame sonore, ritmi e un senso di intenzionalità più nitido. Si tratta del loro terzo album e del primo per la Polyvinyl, registrato tra il loro studio di casa e lo Studio 22 con la collaboratrice e ingegnere del suono Joo-Joo Ashworth. Puntando su ritmi dance downtempo, sonorità elettroniche e un lavoro chitarristico audace, la band spinge la propria scrittura musicale verso nuovi orizzonti senza perdere la propria identità fondamentale.

TUMMYACHE – “Repeat In Reverse”
[Deathwish]art-rock

Tummyache è un progetto che sfuma il confine tra gruppo musicale e confessione personale, un’espressione cruda ed enigmatica ideata dalla cantautrice e produttrice Soren Bryce. Fin dalla sua nascita nel 2018, Tummyache si è ritagliato uno spazio nelle scene DIY sia degli Stati Uniti che del Regno Unito, trovando riscontro negli ascoltatori che sentono il peso delle lotte sistemiche e delle aspettative sociali. La musica di Bryce non usa mezzi termini; i suoi testi affrontano tematiche quali la classe sociale, i privilegi e i conflitti interiori, invitando gli ascoltatori a confrontarsi con le dure realtà che lei mette a nudo. “Repeat in Reverse” è un’analisi approfondita delle conseguenze del lutto, attraverso l’esperienza personale di Soren che ha perso suo padre due anni fa. Dalle registrazioni intime su nastro effettuate nel suo appartamento alle urla viscerali, l’album cattura la natura ciclica del lutto e la sua capacità di invadere e contaminare la vita quotidiana: come non ci sia luce senza oscurità, né accettazione senza rottura, né amore senza crescita.

GENTLY TENDER – “This Was Once Fields”
[Todo]alternative

“This Was Once Fields” è il primo nuovo lavoro dei Gently Tender dal 2023; ispirato dal punto di vista sonoro ai paesaggi delle dolci colline e delle brughiere selvagge della campagna britannica, il coinvolgente sound indie rock della band si basa su armonie ricche e melodie bucoliche, con richiami al folk, al punk e al soul. Alla ricerca di una via di fuga dalla città nel sollievo dei grandi spazi aperti, il frontman Fryer usciva dallo studio per recarsi nella cintura verde del nord di Londra e camminare semplicemente per miglia e miglia, spesso fino a quando gli ultimi bagliori di luce non scomparivano nel crepuscolo. “La vista di Londra da lontano di notte è stata ciò che ha davvero acceso una scintilla dentro di me. Riflettevo sulla mia vita e su me stesso mentre mi trovavo in questa città in cui ho vissuto per tutta la vita, che ho amato e di cui mi sono disinnamorato più e più volte. La città mi pesa davvero molto, ma non è facile lasciare un luogo che hai amato per sempre“.

A SHORELINE DREAM – “Waiting”
[Latenight Weeknight Records]indie-rock, shoegaze

L’iconica band post-punk-shoegaze del Colorado, A Shoreline Dream, pubblica l’album “Waiting”, a vent’anni di distanza dal loro album di debutto “Avoiding the Consequences”. “Waiting” ripercorre quella storia da una prospettiva profondamente personale. Gli anni trascorsi a scrivere, registrare, produrre e perfezionare la propria musica hanno spesso significato anteporre le esigenze del processo creativo alle tappe convenzionali della vita quotidiana. I membri della band riflettono su ciò che rimane quando gran parte della propria vita è stata dedicata alla musica e si chiedono se, in definitiva, sia proprio il lavoro stesso a diventare l’eredità. “Questo album è diventato un’occasione per non lasciare che le situazioni o le persone determinino il mio percorso personale. Per non permettere a una società davvero distrutta di spezzarmi. Al contrario, cogliendo quei momenti di attesa, ora più lunghi, e trasformandoli in arte. Trasformandoli in musica. Musica che esplode di emozione e racconta la storia così come è stata scritta. Senza lasciare che l’ego o l’arroganza guidino la narrazione. Rimanendo fedele alla realtà e alla musica che è stata creata per spiegarla“, spiega Ryan Policky.

SAVE US – “Death To Something”
[Solid State]alt-rock

Il nome della band riflette la loro esperienza condivisa. «Chris e Benji erano entrambi pronti a smettere di fare musica», rivela Owls. «Io ero nella stessa situazione. Eravamo tutti sul punto di rinunciare ai nostri sogni. All’improvviso, ci siamo trovati, ci siamo buttati a capofitto in questa avventura insieme e la band ci ha davvero salvati. Ci occupiamo sempre di emozioni, quindi il nostro obiettivo è raggiungervi a livello umano».

GIIN – “La persona peggiore del mondo”
[Giungla Dischi]alt-rock

“La persona peggiore del mondo” è un disco che nasce da una domanda tanto semplice quanto difficile da risolvere: che cosa significa davvero sentirsi a casa? E soprattutto una casa si trova oppure siamo noi a doverla costruire? GIIN attraversa questa domanda muovendosi tra inquietudine e desiderio di cambiamento, bisogno di rivoluzione e tentazione di fermarsi. Ne nasce un lavoro personale, sospeso tra fragilità e tensione, in cui la scrittura guida di volta in volta il suono. Musicalmente il disco si muove nell’alternative rock, intrecciando chitarre, synth e sonorità contemporanee, con brani che alternano atmosfere più intime ed eteree a momenti più ruvidi, diretti ed energici.

ARBORIST – “Looking For Love”
[Fika Recordings]alternative

L’amore, o la sua assenza, domina le canzoni intime del nuovo album degli Arborist – il progetto musicale di Mark McCambridge. Il quarto album degli Arborist, caratterizzato da un’Americana squisitamente creativa, ci trasporta direttamente nella sua città natale, Belfast, trasformandola in un microcosmo del mondo più ampio, con tutte le sue stranezze e il suo fascino. Troviamo protagonisti immaginari che setacciano gli angoli bui della città, trascorrono i pomeriggi negli strip club, vagano per le strade con qualsiasi tempo e riflettono sulla dura realtà della società moderna, il tutto alla ricerca di un amore sfuggente, sottolineando il nostro bisogno di esso ora più che mai.

GREAT FALLS – “The Bite That Grows Up”
[Neurot]post-hardcore

Quando i Great Falls pubblicarono nel 2023 il loro album di debutto per la Neurot Recordings, “Objects Without Pain”, l’effetto fu simile a un’esplosione nucleare: uno degli album più devastanti e cupi mai usciti dal Pacific Northwest. Accostati favorevolmente ad artisti come Ken Mode, Chat Pile e Old Man Gloom, l’album mostrava una chiara influenza di artisti fondamentali di tutta la loro storia, insieme a un’evoluzione del tutto propria. Prima di entrare in studio, puntavano a realizzare un album più moderato rispetto al precedente, che fosse come le conseguenze di una bomba atomica. Il risultato, il loro nuovo album è uno degli album più feroci, brutali e intransigenti dell’anno.

MAX RICHTER – “While The Flood Rages”
[Decca]ambient

Attraverso 15 brani suddivisi in tre atti, Richter fonde composizioni orchestrali, musica elettronica, registrazioni sul campo elaborate, coro e pianoforte per creare un viaggio sonoro coinvolgente. I temi del collasso ecologico, dell’accelerazione tecnologica e della resilienza sono presenti in tutto l’album, con motivi ricorrenti al pianoforte che offrono momenti di riflessione all’interno di paesaggi sonori densi e cinematografici.

RICK WAKEMAN – “Return To The Red Planet”
[Madfish]prog-rock

Dopo il suo acclamato album del 2020, “The Red Planet”, Rick Wakeman torna trionfalmente e inevitabilmente su Marte con una nuova e imponente opera progressiva che fonde scienza, immaginazione e virtuosismo musicale in una delle registrazioni più ambiziose della sua carriera. In un momento in cui l’esplorazione spaziale è tornata in prima linea tra le imprese dell’umanità – con missioni sulla Luna, su Marte e oltre che catturano nuovamente l’immaginario collettivo – “Return To The Red Planet” appare al tempo stesso attuale e visionario, riaccendendo lo spirito cosmico che ha contribuito a definire l’età d’oro del rock progressivo «Non appena ho iniziato a esaminare i nuovi dati e le nuove fotografie, mi sono reso conto che c’era un album completamente nuovo che aspettava solo di essere scritto. C’era semplicemente troppo altro da dire su Marte – musicalmente e spiritualmente – per non tornarci.»

NAOMI IN BLUE – “Is This Body Mine?”
[Man Made Tigers]alternative

Crudo, pieno di sentimento, profondamente commovente, l’album di debutto della cantautrice britannico-cilena Naomi in Blue, è un viaggio suggestivo tra la potenza indie guidata dalla chitarra, il folk introspettivo, la nueva canción e sfumature di musica americana, il tutto sostenuto dalla straordinaria voce di Naomi. Ispirandosi tanto alle proiezioni vocali dichiarative di Nick Cave quanto alla voce impetuosa e alla chitarra struggente di Jeff Buckley, oltre che al lirismo straziante di Angel Olsen, “Is this body mine?” è il tanto atteso primo album di una delle nuove promesse più entusiasmanti di Londra. «L’album è una raccolta di canzoni dell’ultimo decennio che ripercorrono l’identità, l’amicizia e l’amore dal punto di vista di una donna. Ma c’è anche oscurità e riflessioni sulle esperienze di violenza e su quelle del mondo che ci circonda», dice Naomi. «Questa musica mi è rimasta dentro per molto tempo e le canzoni sono state in gran parte composte in solitudine. Ma una settimana con la band nello studio-fienile di Gus l’ha fatta emergere così come doveva essere: senza freni, nella sua espressione più pura».

THREESTEPSTOTHEOCEAN – “Death of Permanence”
[Subsound]post-rock

“Death of Permanence” segna il ritorno dei Threestepstotheocean, a sei anni di distanza dal loro ultimo album in studio. Il nuovo album amplia e approfondisce l’orizzonte sonoro della band, attingendo a influenze che vanno ben oltre il puro ambito musicale — pur rimanendo fedeli a un’identità sonora plasmata nel corso di due decenni di attività. Allo stesso tempo, l’album rappresenta un distacco deliberato e graduale da ciò che è venuto prima: non nostalgia, non ripetizione, ma un inarrestabile movimento in avanti. Il disco affonda le sue radici nell’idea che gran parte di ciò che consideriamo stabile o permanente è destinato a mutare, dissolversi o scomparire: luoghi, credenze, relazioni, i mondi che costruiamo attorno a noi stessi. L’album osserva questo processo con occhi lucidi, accettando il cambiamento come parte inevitabile dell’esperienza umana. Si tratta, inequivocabilmente, di un rito di passaggio — verso una direzione ancora da scrivere, solo parzialmente leggibile, ma il cui impatto emotivo ed esistenziale affonda profondamente sotto la superficie.

WHY HORSES? – “These Hands” EP
[Brace Yourself]art-rock

Il quintetto art-rock di Cardiff Why Horses?, parlando di “These Hands”, afferma che le canzoni si basano sul «tentativo di comprendere il mondo che ti circonda attraverso la lente delle tue esperienze. Da qui il titolo: usi le mani per toccare le cose, stringi la mano alle persone, digiti e scrivi messaggi con le mani. Sono un ponte tra te stesso e il mondo».

RED RED FLAMINGO – “Testarossa” EP
[Dischi Uappissimi]indie-rock

Red Red Flamingo è uno degli artisti più interessanti emersi dal sottobosco musicale pugliese in questi ultimi mesi, con un sound che intreccia influenze 60’s, britpop, folk e psichedeliche in uno scenario vintage e surreale. Pubblicato dalla ruspante Dischi Uappissimi con la produzione artistica di Fabrizio Semerano, “TESTAROSSA” è un lavoro che certifica il grande fermento e l’assoluto stato di forma della scena alternativa musicale pugliese. 6 imperdibili tracce per accompagnarci con il giusto mood nel cuore della stagione autunnale.

VENUS GRRRLS – “To Die as Lovers May” EP
[Killabop]new-wave

Le VENUS GRRRLS cristallizzano la loro sonorità goth-grunge emergente con una forte corrente sotterranea influenzata dalle prime fasi del movimento riot grrrl. Evocando una linea temporale alternativa in cui le Bikini Kill hanno preceduto sia il Romanticismo che i Siouxsie and The Banshees, è ancora una volta il talento narrativo delle VENUS GRRRLS a distinguersi; le inflessioni vocali della cantante GK sono una presenza imponente che si contrappone a riff a cascata e motivi di synth.


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