Sanità molisana, lo sguardo da fuori e la rassegnazione di dentro – isNews
L’EDITORIALE
di Deborah Di Vincenzo
C’è un paradosso che chi vive in Molise conosce bene: serve che arrivi una troupe da fuori perché i problemi di casa nostra diventino, per un’ora, un fatto nazionale. È successo domenica sera, quando Riccardo Iacona ha portato PresaDiretta su Rai 3 per parlare della sanità, dei suoi problemi e delle sue contraddizioni.
Nell’inchiesta di Francesca Nava i diciassette anni di commissariamento e la rete ospedaliera che rischia nuovi ridimensionamenti, mentre cresce il peso delle strutture private convenzionate. E poi Agnone e le criticità legate all’annunciato declassamento dell’ospedale fino a Isernia, alla tenda allestita davanti al Veneziale, dove il sindaco Castrataro ha dormito per sei mesi per tenere alta l’attenzione sull’importanza del diritto alla salute. E ancora: i conti sull’extrabudget, la radioterapia e quell’equilibrio complesso tra pubblico e privato.
Quello di PresaDiretta è stato un lavoro enorme, che ha messo in fila dati e testimonianze. E ha dato una cornice nazionale a una vicenda che qui si vive ogni giorno, tra reparti che chiudono, pronto soccorso in affanno e viaggi fuori regione per curarsi.
Un’inchiesta che è servita. Ma forse il suo valore più grande sta altrove: nel farci notare quanto poco di ciò che ha mostrato in realtà fosse una novità per noi. I molisani queste cose le sanno. Le sanno perché le hanno vissute, perché hanno accompagnato un genitore in un ospedale lontano, perché conoscono la lista d’attesa che sposta tutto a dopo l’estate, perché da anni ascoltano le stesse promesse.
E come sempre, è in casi come questo che la distanza di chi ci guarda da fuori diventa una risorsa. Perché vede con chiarezza ciò che per noi è diventato paesaggio. Racconta come anomalia ciò che per noi è ordinaria amministrazione. Forse è proprio questo scarto a rendere l’inchiesta più efficace di tante denunce locali, che pure in questi anni si sono susseguite: non perché dica cose nuove, ma perché le dice da un’altra posizione, e non può essere archiviata con un’alzata di spalle.
Perché l’alzata di spalle, a ben guardare, è il vero nodo. Dietro le criticità del Molise, accanto ai numeri e alle responsabilità politiche, c’è una rassegnazione diffusa, la stessa che aveva colto il regista Riccardo Milani (che a Natale uscirà al cinema con il film Salute dedicato alla nostra sanità) in Un mondo a parte: la rassegnazione che “qui si mangia a morsi, come la scamorza”.
È quella rassegnazione che rende normali i silenzi, i tanti “non lo so” e i “non mi compete” con cui si liquidano le domande sui controlli mancati e le richieste di spiegazioni su costi e prestazioni che lievitano. Una rassegnazione che non si indigna più di nulla, nemmeno quando un presidente di Regione sostiene che tanto “l’Italia è nata nel conflitto di interessi”.
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