Liguria

Ex Ilva, secondo giorno di protesta: in mattinata l’incontro con il ministro Piantedosi. Traffico in tilt in centro

Genova. Continua la protesta dei lavoratori ex Ilva davanti alla prefettura di Genova. Dopo la prima notte passata all’addiaccio tra piazza Corvetto e via Roma, sotto il palazzo del Governo, è iniziata la seconda giornata di protesta contro lo stop delle lavorazioni e la chiusura degli impianti, attesi per il prossimo 15 novembre a seguito della sentenza che impone lo stop alle colate dell’impianto “sorgente” di Taranto.

Alle ore 8 è partita l’assemblea del lavoratori, in attesa dell’arrivo del ministro Piantedosi, oggi a Genova per un vertice sulla sicurezza nel centro storico. Una delegazione di lavoratori sarà ricevuta in prefettura e si attende l’esito dell’incontro per capire come proseguirà la giornata e le proteste. Nell’occasione i sindacati consegneranno al ministro una lettera in cui viene ribadita la richiesta di trovare materiale lavorabile per tenere acceso l’impianto di Cornigliano. Sul tavolo, nel frattempo, sono arrivate ieri sera le parole del governatore Marco Bucci, che ha portato ai lavoratori in sciopero, le notizie di un possibile spiraglio per risolvere la situazione, garantendo le lavorazioni dell’impianto di Cornigliano a prescindere dalla produzione di Taranto, con l’eventuale fornitura di coil da lavorare “conto terzi”. Una ipotesi però al momento ancora da confermare e definire, nei dettagli e nei numeri.

E mentre le proteste continuano, anche la situazione del traffico genovese del centro cittadino resta complicata. Con il presidio ancora attivo, rimane infatti chiusa via Roma e metà di Piazza Corvetto. Il traffico veicolare in arrivo da via Assarotti viene convogliato direttamente verso le gallerie e piazza Portello, con la chiusura dell’accesso in via XII Ottobre da piazza Corvetto. Si segnalano difficoltà, disagi e code in tutta la zona di circonvallazione, piazza Manin, via Montaldo, e piazza della Nunziata.

La lettera dei lavoratori

“Al fine di evitare la completa fermata degli impianti di laminazione a freddo dei siti produttivi di Genova Cornigliano, Novi Ligure e Raccongi (corrispondenti all’intera Area Nord dell’apparato produttivo di AdiinAs), ribadiamo la necessità e la fattibilità economica e produttiva di alimentare questi impianti tramite l’acquisto sul mercato di coils neri”.  Con queste parole inizia lettera firmata dalle organizzazioni sindacali che oggi è stata consegnata al ministro Piantedosi.

“Come espresso più approfonditamente nella nostra nota del 11 ottobre 2026, che qui alleghiamo, sui mercati internazionali vi è un’ampia offerta di questo prodotto in tutta la sua gamma qualitativa, comprese le qualita piu’ complesse da produrre. I prezzi dei rotoli a caldo offerti sui mercati internazionali (Ue e extra Ue) sono sensibilmente inferiori ai costi di produzione interni di Adiiinas, gravati quest’ultimi da pesanti fenomeni di insaturazione impiantistica. Per ciò che riguarda l’offerta extra Ue lo spread si è ulteriormente accentuato in seguito alla svalutazione del dollaro. Tale differenziale permetterebbe di compensare eventuali possibili diseconomie derivanti dall’avviamento delle forniture. Fornirsi direttamente sul mercato ridurrebbe anche i lead time (tempi di approvvigionamento), che in Adiinas sono storicamente alti e superiori a quelli della concorrenza“.

“Il cambiamento organizzativo dall’essere produttori a ciclo integrale all’essere solo temporaneamente rilaminatori non è semplice ma gestibile e non genererebbe particolari diseconomie – conclude la lettera dei lavoratori – Nel 2025 lo stabilimento di Genova ha prodotto poco meno di trecentocinquantamila tonnellate di prodotti finiti (zincato e latta). Alimentarlo significherebbe acquistare sul mercato poco piu’ di diecimila rotoli a caldo sui mercati internazionali. Alimentare lo stabilimento di Novi Ligure significherebbe acquistare quindicimila rotoli a caldo. L’acquisto di circa venticinquemila rotoli a caldo sui mercati internazionali significherebbe scongiurare la completa fermata dei due stabilimenti e assicurare il fabbisogno per una produzione simile a quella del 2025“.

 

Trattative in corso

La giornata di ieri si è chiusa con la notizia di un’apertura per costruire un piano specifico per Genova, riportata dallo stesso Marco Bucci al presidio dei lavoratori. Un piano che potrebbe essere definito nei prossimo giorni e che potrebbe  scongiurare la chiusura della fabbrica di Cornigliano.

Già in pomeriggio si era diffusa la voce che uno spiraglio per far arrivare i rotoli di acciaio, unico modo per continuare la produzione negli impianti a freddo del Nord Italia, si fosse effettivamente aperto. “I sindacati nazionali – spiega Bucci – sono al corrente di questo, hanno avuto un incontro specifico con il ministero delle Imprese e del Made in Italy e quindi sono fiducioso” che sarà comunicata “una previsione di piano per consentire a Genova di continuare il lavoro. Questo è l’obiettivo di tutti, le cose si sono mosse”.

Il tema non è solo trovare le risorse economiche per comprare la materia prima che finora l’ex Ilva è stata in grado di produrre in casa propria a Taranto. “Quel che ci vuole – prosegue il governatore ligure – è l’impegno nel fare un’attività di questo tipo senza urtare le fasi di gara e senza urtare nessuna legge europea“, cioè quella sugli aiuti di Stato. “Però io, dalle discussioni che ho avuto finora, penso che ci possa essere un piano che verrà partorito nei prossimi giorni, che sarà la soluzione per Genova”.

 

L’assemblea dei lavoratori

Alle otto di questa mattina si è tenuta l’assemblea dei lavoratori tra le tende e il palazzo della prefettura. “Ieri sera è arrivata la notizia che il ministro Piantedosi ci ha dato la possibilità di essere ricevuti oggi alle 9:15, quindi andremo su una delegazione di Fiom, Fim, Uilm, USB, due per sigla sindacale e vedremo quali sono questi aggiornamenti che il ministro ci darà – ha spiegato Nicola Appice Fim Cisl  Ovviamente rimane sempre il dubbio, incertezza e non la sicurezza che Genova non si fermi, quindi dobbiamo aspettare e attendere che queste informazioni si concretizzino. Non hanno saputo ancora dare stime reali e nemmeno i tempi. A noi interessa che Genova continui a lavorare. Ci deve essere una continuità perché continuiamo a dire che è assurdo creare cassa integrazione quando, in realtà, uno stabilimento come Genova può lavorare. Noi siamo in attesa di avere delle informazioni chiare, concrete che ci diano delle garanzie per il futuro di Genova, per il futuro della siderurgia italiana, perché, ovviamente, il fatto di fermare Genova per noi è una cosa assolutamente grave e finché le risposte non saranno esauritive, noi di qua non ce ne andiamo”.

“Ieri abbiamo dato una bella prova di noi. Chi dice che siamo in tanti, chi dice che siamo in pochi, a noi non ce ne frega niente di contarci. Noi sappiamo che se il 15 novembre, come hanno spiegato in quella lettera assurda che hanno mandato i commissari, firmata dal neodirettore di stabilimento, i mille li vedono qua, perché vuol dire che la cassa integrazione a Genova passerebbe da 280 a 970
Oggi, Taranto continua lo sciopero, noi lo sapremo tra poco. Noi continuiamo a oltranza finché non ci mettono nero su bianco un percorso che non è quello del 15 novembre tutti in cassa, ma è qualcos’altro di molto, molto migliorativo – ha aggiunto Armando Palombo Fiom Cisl – Abbiamo dato una bella prova di noi e credo che basti sfogliare i giornali oggi per capire il messaggio che vogliono lavorare e non vogliono fare cassa integrazione”.

“Taranto sta continuando la battaglia e la battaglia, secondo me, è la battaglia di tutti, eh. Perché anche se domani dessero una transversalità dei rotoli è soltanto un respiro, cioè il gruppo deve rimanere unito, questo è il pensiero, perché Genova, Taranto, Novi Ligure è l’acciaio in Italia, è una realtà – ha poi aggiunto Fabio Ceraudo di Usb e presidente del municipio VI Cornigliano Sestri Ponente –  Il giorno che ci spacchettano, ci dividono, è la volta che ci chiudono. Questi non vengono a fare beneficenza nessuno, questi son qua per chiuderci. Non hanno fatto niente, non hanno fatto un decreto, non hanno portato avanti nessuna politica industriale, non siamo gli unici, la Stellantis, l’Electrolux, l’Abeco, questi sono degli incompetenti ed è da chiarire questo. E se dobbiamo fare la battaglia, deve essere una battaglia dei metalmeccanici, per l’industria, per veramente il futuro, perché questi parlano di rimigrazione, ma per il momento a casa ci lasciano i lavoratori”.

“Bisogna agire subito e garantire l’approvvigionamento della materia prima necessaria a mantenere attive le lavorazioni. Cornigliano ha le potenzialità per continuare a produrre e non possiamo accettare che uno stabilimento con un mercato di riferimento venga fermato per mancanza di coils – ha commentato Christian Venzano (Fim Cisl Liguria) – Il 15 novembre è una scadenza troppo vicina per permetterci di perdere altro tempo. Servono risposte concrete, perché i lavoratori hanno bisogno di certezze e non possono continuare a pagare il prezzo di una crisi che si trascina da troppo tempo. Bisogna intervenire rapidamente per l’approvvigionamento della materia prima, creando le condizioni per mantenere operative le linee produttive in attesa di una soluzione industriale. Non possiamo permettere che i tempi di attesa troppo lunghi compromettano il futuro dello stabilimento e dei suoi lavoratori è assurdo che lo Stato investa sugli ammortizzatori sociali invece che sul lavoro”.

 

 

 

 

 

 

 

 




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