Lazio

striscioni e la richiesta di sanzioni contro Israele

Un serpentone umano che si muove sotto la pioggia battente nel cuore del centro storico capitolino, per poi risalire le arterie cittadine in direzione della cittadella universitaria.

La rete delle organizzazioni palestinesi presenti in Italia è tornata a riempire le strade della Capitale con una mobilitazione nazionale ideata per chiedere l’immediata cessazione delle operazioni militari israeliane e denunciare la crisi umanitaria nella Striscia.

Il raduno ha preso il via all’ombra dell’Anfiteatro Flavio prima di incanalarsi verso piazzale Aldo Moro, di fronte all’ingresso principale dell’Università La Sapienza. Una manifestazione coordinata a livello nazionale che ha visto manifestazioni analoghe in oltre 40 città italiane.

Le richieste della piazza: «Sanzioni e isolamento per Tel Aviv come per Mosca»

Tra i promotori principali della giornata figurano i collettivi universitari e le rappresentanze giovanili della diaspora. A chiarire la linea politica della protesta è stata Maya Issa, figura di riferimento del Movimento degli studenti palestinesi in Italia:

«Vogliamo riaccendere i riflettori sulla Palestina, che nell’agenda mediatica e politica rischiano continuamente di essere messi in secondo piano. Siamo qui per chiedere che Israele venga isolata sul piano diplomatico ed economico ed è necessario che vengano applicate sanzioni vincolanti, esattamente come fatto dall’Unione Europea con gli oltre venti pacchetti di sanzioni adottati contro la Russia».

Al corteo capitolino hanno aderito diverse sigle del panorama politico e sindacale di base: dalla sezione giovanile del Movimento 5 Stelle a Potere al Popolo, passando per il sindacato autonomo Usb e le sigle studentesche di opposizione Osa e Cambiare Rotta.

Slogan in testa al corteo e i nodi sull’ordine pubblico

Ad aprire la marcia è stato posizionato un maxi-striscione con lo slogan “La fine del genocidio è la fine del sionismo”, seguito a breve distanza da un secondo striscione recante la scritta “7 ottobre giornata della Resistenza”.

Accanto al fitto cuscino di bandiere della Palestina sventolate dai manifestanti, le forze dell’ordine e gli osservatori sul campo hanno registrato all’interno dello spezzone di testa anche la presenza di alcuni vessilli operativi di Hezbollah, elemento destinato a far discutere e a riaccendere le polemiche politiche sui limiti e sui contenuti delle piazze di protesta.

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