Granze e Sant’Elena al voto per la fusione: Confapi sostiene l’iniziativa

Il prossimo 25 e 26 ottobre, gli elettori di Granze e Sant’Elena dovranno decidere sulla fusione dei due paesi in un uncio ente territoriale, che prenderà il nome di “Atesia”; se approvato, sarà il terzo Comune nato da una fusione nella Bassa Padovana nell’ultimo decennio (dopo Borgo Veneto e Santa Caterina d’Este).
Un’iniziativa che Confapi non si limita a sostenere, ma indica come modello imprescindibile per il futuro di un territorio provinciale ancora troppo frammentato. I dati elaborati dal centro studi Fabbrica Padova di Confapi parlano infatti chiaro: su 101 comuni padovani, ben 46 (il 45,5% del totale) hanno meno di 5mila abitanti. Questa costellazione di piccoli enti, pur preziosa sul piano storico e identitario, rappresenta oggi appena il 15% della popolazione provinciale, generando inevitabili inefficienze strutturali.
«Il voto di Granze e Sant’Elena è l’occasione per esprimere con chiarezza il nostro sostegno a questa iniziativa, augurandoci che faccia da apripista per molte altre realtà, specialmente nell’area della Bassa Padovana», dichiara Franco Pasqualetti, vicepresidente di Confapi Padova con delega ai rapporti istituzionali. «La polverizzazione amministrativa rende sempre più difficile gestire le sfide di oggi. Pensiamo a questioni quotidiane e fondamentali come la gestione di scuole, servizi sociali e manutenzione stradale: i piccoli municipi fanno una fatica enorme, anche solo per trovare e poter pagare le figure tecniche di riferimento necessarie per mandare avanti la macchina pubblica e intercettare i bandi».
«L’accorpamento dei Comuni, così come la gestione associata dei servizi, è ormai la via obbligata – prosegue Pasqualetti -. A maggior ragione in un territorio come la Bassa Padovana, che più di altre aree sta pagando un preoccupante calo demografico, destinato a tradursi in minori entrate fiscali per gli enti locali. Fare sinergia e unirsi può contribuire a contrastarne gli effetti sociali, dalla scolarità ai servizi per le famiglie. I processi di fusione, inoltre, si allineano perfettamente con le linee di indirizzo degli Ambiti Territoriali Sociali (ATS) varate dalla Regione, che puntano proprio a ottimizzare e condividere le risorse. Oltre a garantire servizi essenziali ai cittadini, enti più strutturati significano risposte più rapide, burocrazia più snella e infrastrutture migliori per le nostre imprese. È un tema di competitività territoriale: unire le forze non cancella i campanili, ma dà a quelle comunità le risorse per avere un futuro».
A rendere l’operazione Atesia non solo logica, ma anche economicamente strategica, sono i numeri legati agli incentivi: lo Stato riconosce infatti ai Comuni nati da fusione contributi corposi (pari al 60% dei trasferimenti erariali del 2010), che per il nuovo ente significherebbero, secondo le stime dei due Comuni, circa 570 mila euro l’anno per 17 anni, quasi 9,7 milioni di euro complessivi. A questi si aggiungerebbe un contributo una tantum di 600 mila euro della Regione Veneto. Risorse aggiuntive che, senza la fusione, andrebbero perse.
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