Calabria

Caso Konecta in Calabria, Confial allarmata: «Cigs in scadenza per 654 lavoratori, chi ha firmato deve spiegare»

Rendere pubblico il piano di risanamento, chiarire quali impegni siano stati attuati e aprire un confronto con tutti i sindacati e una delegazione dei lavoratori. Sono le richieste di Fabio Tomaino, segretario confederale regionale di Confial Calabria, sul futuro degli addetti al progetto di digitalizzazione e sulla scadenza degli ammortizzatori sociali prevista per il 31 dicembre 2026. Il sindacato interviene dopo l’allarme lanciato da Slc Cgil, Fistel Cisl, Uil e Ugl, contestando i tempi della mobilitazione e richiamando il contenuto dell’accordo sottoscritto il 9 aprile 2026 al Ministero del Lavoro. «Chi ha firmato deve spiegare. Chi doveva monitorare deve mostrare cosa ha monitorato. Chi ha gestito deve rendere conto delle proprie scelte», afferma Tomaino.

L’accordo del 9 aprile e la scadenza della Cigs

Secondo quanto riportato da Confial, il verbale indica un massimo di 654 lavoratori coinvolti: 387 a Crotone, 180 a Rende e 87 a Settingiano, con l’utilizzo della Cigs fino al 31 dicembre 2026.

Tra i sottoscrittori, il sindacato elenca il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la Regione Calabria, Konecta R, Unindustria Calabria, Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Telecomunicazioni.

«Siamo davanti anche a soggetti che quel percorso lo conoscevano, vi hanno partecipato e hanno sottoscritto l’accordo», sostiene Tomaino, chiedendo quali iniziative siano state assunte nei mesi successivi per evitare di arrivare a ridosso della scadenza senza risposte per i lavoratori.

I 30 milioni e le richieste sul piano di risanamento

Confial richiama anche l’accordo del 19 dicembre 2024, inserito, secondo quanto dichiarato dalla Regione e riportato nel verbale citato dal sindacato, in un percorso finanziato con 30 milioni di euro per affrontare la crisi occupazionale di Abramo Customer Care.

L’operazione, ricorda l’organizzazione, riguardava inizialmente 894 lavoratori assunti da Konecta: 574 a Crotone, 231 a Rende e 89 a Settingiano. Il progetto era rivolto alla dematerializzazione e alla digitalizzazione documentale.

Secondo Confial, il piano di risanamento predisposto da Konecta e allegato all’accordo prevedeva nuove iniziative nazionali, l’estensione della dematerializzazione ad altri archivi regionali e servizi di assistenza ai cittadini, tra cui un numero verde unico.

«Rendetelo pubblico. Spiegate ai lavoratori cosa prevedeva concretamente. Spiegate quali azioni sono state realizzate. Quali non sono state realizzate. Perché non sono state realizzate», chiede Tomaino.

Il sindacato sottolinea inoltre che l’accordo prevedeva incontri di verifica, di norma trimestrali e su richiesta delle parti, e quantificava in 4,3 milioni di euro l’onere per la misura di integrazione salariale. Da qui la richiesta di conoscere verbali, atti ed esiti del monitoraggio.

Il caso dei 74 precari e il confronto tra sindacati

Confial richiama poi la situazione di 74 lavoratori precari già arrivati alla scadenza del contratto, dopo aver lavorato nel progetto. Tomaino rivendica le assemblee, le iniziative pubbliche e le proteste promosse dall’organizzazione, ricordando le segnalazioni dei lavoratori su inattività, disorganizzazione, sicurezza e assenza di prospettive.

Il segretario contesta agli altri sindacati la mancanza di iniziative analoghe e critica il ricorso a tavoli separati. «Noi non abbiamo paura di sederci allo stesso tavolo con nessuno. Chiediamo esattamente il contrario: un confronto aperto, trasparente, alla presenza di tutti e con una delegazione dei lavoratori».

Al centro del confronto, per Confial, devono esserci gli accordi sottoscritti, il piano di risanamento, le verifiche effettuate, le risorse utilizzate e le proposte per il futuro.

La proposta: un hub della digitalizzazione in Calabria

La proposta dell’organizzazione è di rilanciare il progetto facendo della Calabria un hub della digitalizzazione, valorizzando le professionalità già formate, ampliando le attività e coinvolgendo nuovi interlocutori industriali. «Non partiamo da zero. Esistono centinaia di professionalità formate, tre territori coinvolti e competenze che possono essere utilizzate dentro una strategia regionale più ampia sull’innovazione e sulla digitalizzazione», osserva Tomaino, chiedendo obiettivi verificabili, trasparenza nell’utilizzo delle risorse e controlli effettivi. «I lavoratori non hanno bisogno dell’ennesimo tavolo a porte chiuse. Hanno bisogno della verità sul passato e di un progetto credibile per il futuro», conclude.


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