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Spionaggio per la Russia, a casa di uno dei militari indagati il badge del Senato dell’ex portavoce di Malpezzi (Pd)

C’è un colpo di scena nell’inchiesta della Procura di Roma sulle informazioni top secret passate da alcuni militari italiani agli 007 russi. Il 7 luglio scorso, quando i carabinieri del Ros sono entrati in casa di uno degli indagati – un sergente maggiore aiutante dell’Esercito – in un armadio della camera da letto hanno trovato documenti intestati a varie persone, tra cui il tesserino d’ingresso al Senato di una dipendente del Gruppo parlamentare del Partito Democratico. Si tratta dell’ex portavoce (fino al 2022) della senatrice Simona Malpezzi (totalmente estranea all’inchiesta), ex sottosegretaria con Conte e Draghi e componente della delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea parlamentare della Nato. La circostanza si evince dal verbale di perquisizione agli atti dell’indagine – che Il Fatto ha avuto modo di leggere – agli atti del fascicolo condotto dalla pm Lucia Lotti e coordinato dal procuratore capo Francesco Lo Voi.

Le analisi degli investigatori sono ancora in corso. L’assistente parlamentare è del tutto estranea all’inchiesta. Anzi, stando le prime (parziali) valutazioni la professionista potrebbe essere stata vittima di un tentativo di spionaggio. Contattata dal Fatto, la titolare del tesserino del Senato ha ammesso di aver smarrito almeno un paio di volte il documento nel corso dell’ultima legislatura. E’ però il collegamento con Malpezzi che stimola la curiosità di chi indaga. La senatrice, che si è sempre distinta per le nette posizioni in favore dell’Ucraina e di forte condanna all’invasione russa, fa parte della vasta delegazione (18 parlamentari) del Parlamento italiano nell’organo di raccordo interparlamentare tra i paesi dell’Alleanza Atlantica. Organismo che dunque è in possesso di informazioni potenzialmente d’interesse per i servizi segreti russi. Il Fatto ha provato a contattare anche Malpezzi, che però non ha potuto interloquire per seri motivi privati.

C’è dell’altro. I carabinieri hanno rinvenuto in casa dell’ufficiale dell’Esercito anche una carta d’identità provvisoria, emessa dal Ministero degli Esteri e scaduta nel 2020, a nome di Anidi Oluwakayode, un collaboratore di nazionalità nigeriana della Fao, che come noto ha sede nella Capitale. Tra le persone destinatarie di “monitoraggio” anche un ingegnere che collabora con l’Università di Tor Vergata e in particolare con il Centro Europeo per la Medicina dei Disastri.

C’è poi un altro indizio che porta l’interesse dei presunti “spioni” verso le attività delle Nazioni Unite e dell’Alleanza Atlantica. E’ un cd, della capacità di 700 megabyte, con su scritto la dicitura “I bunker della Nato”. Non si tratta di un ritrovamento banale. Proprio in questi giorni, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha posto pubblicamente l’accento sulla presunta lentezza burocratica attuale e sulla necessità di tempi più rapidi per la realizzazione di bunker e infrastrutture protettive in vista di una possibile guerra tra la Nato e la Russia. “Devo fare un bunker che non ho, non posso pensare agli stessi tempi di approvazione che ho per fare una casa privata”, ha spiegato il 1° ottobre in audizione in Senato. Sul contenuto del cd c’è lo stretto riserbo delle fonti investigative.

Dall’inchiesta, d’altro canto, si evince che il tentativo di insinuarsi nel tessuto istituzionale italiano da parte degli “spioni” era piuttosto costante. In un’informativa del 14 luglio sono contenute le intercettazioni tra un “officer russo” e Gavino Raoul Piras, uno dei quattro indagati destinatari delle misure cautelari di luglio. L’uomo potrebbe essere Mikhail Vasilyevich Astakhov, poi espulso, che lavorava all’ambasciata di Mosca nella Capitale. I due si vedono il 10 aprile 2025 a Bracciano, in provincia di Roma. A un certo punto l’argomento finisce sui Samp/T, il il sistema missilistico antiaereo e antimissile che l’Unione europea (e anche l’Italia) ha fornito all’Ucraina per difendersi dagli attacchi di Mosca.

Il russo, scrivono gli investigatori, “ancora una volta dimostra di conoscere persone e incarichi degli appartenenti alla rete informativa che fa capo a Piras” e suggerisce a quest’ultimo “di chiedere a tale ‘Gabriele’ che può ‘sentire nel corridoio del Ministero’”. Dalla conversazione dunque appare chiaro che Piras abbia un potenziale informatore dentro il ministero della Difesa. “Successivamente – si legge – il discorso che viene portato avanti da Piras ha ad oggetto un presunto interesse dell’Italia, in particolare del Generale Farina (estraneo all’indagine, ndr) per un carro armato in dotazione al governo russo”. Farina che, commenta Piras, “è stato già premiato da Crosetto”. Per questo “Piras esorta l’interlocutore russo a prestare la massima attenzione al fine di impedire che al governo italiano venga a conoscenza delle sue specifiche tecniche”.

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