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Il monito di Draghi: ‘Ora integrazione e riforme, crescita sia bussola Ue’ – Altre news

L’Unione europea guardi all’esempio della Svizzera, che non è una federazione ma un Confederazione dove, su alcuni settori, solo su larga scala si possono ottenere reali obiettivi di crescita. Mario Draghi torna su un prestigioso palco del vecchio continente e prosegue nella paziente ricerca di indicare all’Europa la strada giusta per uscire dalle sabbie mobili in cui rischia di trovarsi. La ricetta, ancora una volta, per Draghi non è quella dettata dai “nazionalismi”: solo una maggiore integrazione, come quella unisce gli Stati Uniti d’America, può restituire all’Europa un ruolo nella geoeconomia mondiale. “Le riforme sovranazionali sono diventate la leva più importante per la crescita. Un piano dettagliato per l’attuazione di tali riforme è stato delineato nella relazione sulla competitività dell’Europa, e gran parte di esso è contenuto nella roadmap dell’Ue. La prima cosa che dobbiamo fare è attuare tale tabella di marcia”, è il cuore del messaggio di Draghi. L’ex premier italiano ed ex presidente della Bce, autore del Rapporto sulla Competitività che – almeno in teoria- fa da bussola alla politica economica europea, è l’ospite d’onore dell’evento in onore dell’economista elvetico Karl Brunner organizzato a Zurigo dalla Banca nazionale svizzera. Il contesto, a dispetto di altre occasione, porta Draghi ad un intervento più incentrato sulla politica monetaria, che sulla politica economica. Ma la sua Lecture fornisce una fotografia comunque ampia dello status quo dell’Europa.

La sua economia che “è la più aperta del mondo” ma oggi – sottolinea – si ritrova a far fronte a un contesto totalmente differente da qualche anno. Stretta tra la politica tariffaria di Donald Trump, l’aggressività cinese e le due conflitti dei quali non si intravede la fine, l’Europa, per Draghi, può muovere la sua influenza solo sul fattore della crescita e non su tassi che rispondono ad una sincronizzazione ormai globale. “La capacità dei governi di attuare il risanamento dipende quindi dalla crescita. Delle due forze che determinano il debito, il tasso di interesse è sempre più fissato al di fuori dell’Europa. La crescita è l’unica che l’Europa può ancora”, è la premessa di Supermario. La politica monetaria ha un ruolo, ma non può tutto.

“La priorità assoluta è controllare l’inflazione. In una fase di peggioramento della dinamica del debito, i mercati inizieranno a mettere alla prova l’impegno della banca centrale”, è il monito di Draghi che, ricordando i tempi del ‘whatever it takes’ si sofferma su un punto: “Quando gli shock sono frequenti e complessi, individuare il percorso corretto dei tassi è in gran parte una questione di comunicazione: i mercati devono comprendere come reagirà la banca centrale in ogni scenario. Il motivo è che i mercati non valutano un unico percorso dei tassi di interesse”. Molto, comunque, dipende da governi e Ue. Stando così le cose “il rapporto debito/Pil raggiungerà il 130% entro il 2040. Un certo risanamento di bilancio nel medio termine è inevitabile. Tuttavia, se questo dovesse avvenire esclusivamente attraverso tagli alla spesa e aumenti delle imposte, è improbabile che produca i risultati necessari”, sottolinea l’ex premier. E, in questo contesto, Draghi rimarca il ruolo dell’IA, sul quale l’Europa resta indietro. Se il mercato unico potrebbe portare mezzo punto di percentuale di crescita aggiuntiva all’anno, “una rapida adozione dell’Intelligenza artificiale potrebbe aggiungere fino a 0,4 punti percentuali alla crescita della produttività totale dei fattori nel prossimo decennio”, spiega Draghi, per il quali servono “1,3 trilioni di investimenti entro il 2030” per portare l’IA in Ue ad un livello competitivo. E, dal bilancio Ue, per Draghi servono “100 miliardi” per ridurre il rischio di tali investimenti. Una sfida, per l’ex premier percorribile. A patto che ci sia la volontà dei governi di puntare davvero ad una crescita che riguardi il continente, e non i singoli Stati.

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