Friuli Venezia Giulia

Delitto di Gemona, in aula le prime testimonianze dei carabinieri e dei Ris

Lo sguardo perso di Mailyn Castro Monsalvo e la compostezza apparente di Lorena Venier: due donne accusate dello stesso omicidio, sedute nella stessa aula, eppure apparentemente molto lontane nel modo di affrontare il processo. La corte d’assise presieduta da Enzo Truncellito ha tenuto una lunga udienza nel processo per il delitto di Gemona, quella via dei Lotti 47 dove il 31 luglio 2025 fu trovato il corpo di Alessandro Venier, 35 anni, nascosto in un bidone pieno di calce nel garage di casa. Per la sua morte rispondono sua madre, Lorena Venier, e la sua compagna, Mailyn Castro Monsalvo. In aula hanno sfilato carabinieri e specialisti del Ris di Parma, ciascuno con un tassello di una storia che la corte dovrà ricostruire nella sua interezza.

Mailyn Castro Monsalvo

Due donne, un banco degli imputati

Quando il presidente Truncellito dispone una pausa, Mailyn Castro Monsalvo viene accompagnata fuori dall’aula dalle due agenti di polizia penitenziaria che la sorvegliano. Il passo è lento, l’andatura incerta, lo sguardo fisso su un punto indefinito del pavimento. Quello smarrimento non l’abbandona per tutta la seduta, iniziata alle 9.30 del mattino e terminata solo nel pomeriggio. Lorena Venier è seduta di fronte a lei, di spalle, stretta tra i suoi legali Alice e Paolo Bevilacqua. L’impressione che trasmette è diversa: parla con gli avvocati, consulta i documenti, sembra più padrona di sé. Sono la madre e la compagna di Alessandro Venier.

Le indagate durante l’udienza

Il processo entra nel vivo con le prime testimonianze

Il processo è entrato oggi nel vivo, con le testimonianze dei carabinieri di Gemona e Tolmezzo e del Ris di Parma. La prima chiamata al 112 arriva da una donna che chiede aiuto tra i singhiozzi. Quando i carabinieri si presentano alla villetta, Lorena apre con la nipotina in braccio e dice che non c’è più bisogno di intervenire. L’appuntato David Stefanutti, in servizio a Gemona da oltre vent’anni, racconta di aver insistito per entrare. Trova Mailyn sul divano, provata; è poi Lorena, secondo la sua testimonianza, a indicare ai militari il bidone nel garage. Stefanutti aveva attivato una registrazione con il cellulare mentre parlava con le due donne: la Corte l’ha esclusa dal processo, ritenendola lesiva delle garanzie difensive.

Il comandante della stazione, Daniel Revelant, giunto sul posto, dice di aver evitato di entrare nell’abitazione per preservare la scena e di aver chiamato il nucleo operativo di Tolmezzo. I militari descrivono un contenitore sigillato con nastro adesivo, coperto da altri oggetti. Durante l’apertura emergono la calce e poi le parti del corpo. Il carabiniere Giuseppe Urizio ricostruisce le difficili operazioni di estrazione e trasporto della salma.

I segnali precedenti. Una situazione familiare non facile

Le testimonianze delineano anche una situazione familiare che aveva già richiesto l’intervento dell’Arma. A gennaio Alessandro Venier era stato arrestato dopo una perquisizione nell’ambito di un’indagine sulla vendita online di armi da guerra recuperate dal fondo del lago di Cavazzo; fino a fine maggio era stato sottoposto all’obbligo di firma. Revelant, che lo incontrava in caserma, ha riferito di una segnalazione redatta dopo un presunto atto autolesionistico di Mailyn, a febbraio. La figlia della coppia era nata da poco: furono informati, tra gli altri, il tribunale per i minorenni, l’Azienda sanitaria, i servizi sociali e il sindaco.

Una deposizione durante il processo

I carabinieri erano tornati in via dei Lotti anche nella notte prima della scoperta del corpo. Secondo il vicebrigadiere Lorenzo Cataldo, Mailyn aveva parlato di difficoltà di convivenza con Lorena; quest’ultima aveva riferito che la nuora era seguita dal Centro di salute mentale. I militari cercarono una sistemazione alternativa per la notte, ma Mailyn scelse di restare in casa. Sono episodi che la Corte dovrà valutare senza confondere i segnali di rischio precedenti con la prova di quanto accaduto il 25 luglio, giorno in cui, secondo la ricostruzione dell’accusa, Alessandro fu ucciso.

Le tracce esaminate dai Ris: impronte, sangue e non solo

Gli specialisti di Parma hanno illustrato i sopralluoghi nella villetta e gli accertamenti sui reperti. La marescialla Lucia Rosati ha descritto l’uso del luminol e il rinvenimento di tracce nell’abitazione, oltre ai materiali prelevati dal bidone e dalla salma.

Lucia Rosati del Ris di Parma

Le analisi genetiche, ha spiegato il maresciallo Adriano Passero, hanno individuato il profilo della vittima su alcuni reperti e, su un coltello, tracce compatibili anche con i profili delle due imputate. La difesa ha chiesto se fosse possibile stabilire quando quelle tracce fossero state lasciate: Passero ha risposto che non esiste una datazione certa. Giuseppe Massimiliano Aprea ha riferito di due impronte attribuite con certezza al pollice sinistro di Lorena sul nastro adesivo marrone e di un risultato probabilistico riferito al dito medio di Mailyn su guanti in lattice. Sono esiti di natura diversa, che saranno discussi nel contraddittorio insieme agli altri accertamenti e che, al momento, non aggiungono molto rispetto a quanto dichiarato finora da Lorena Venier da una parte e da quanto emerso finora dalle indagini.

Il cuscino che divide

A che punto è il processo

Dopo il ritrovamento del 31 luglio 2025, l’autopsia ha individuato nello strangolamento la causa della morte. Sono seguiti interrogatori, accertamenti tossicologici e indagini sui reperti; la sepoltura è stata autorizzata nel gennaio 2026. Chiuse le indagini, entrambe le donne sono state rinviate a giudizio il 15 giugno. Nell’udienza dedicata ai primi testimoni, la Corte d’assise presieduta da Enzo Truncellito, con Giovanna Zingirian giudice a latere, ha inoltre nominato il professor Stefano Ferracuti per una perizia psichiatrica su entrambe le imputate, aggiuntiva rispetto a quella già depositata.




4 minuti di lettura


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »