Yuppie Flu – Kings Without a Crown
Correva l’anno 2003, quando gli Yuppie flu, dopo l’eccellente “The Boat EP” (piccolo capolavoro di modernità pop), pubblicavano “Days Before The Day”, a mio parere, la risposta più importante e convincente che l’italia abbia mai saputo offrire in un campionato che apparentemente non poteva appartenerle. Quel disco, ancora oggi, racchiude una miriade di sensazioni e dettagli che lo rendono unico. Per una volta non c’era differenza alcuna tra un osannato album internazionale e quel disco con la copertina rossa.

Erano gli anni delle prime etichette indipendenti, che a parlarne oggi sembra preistoria, ma allora fu un tentativo concreto di creare un sottobosco underground che potesse reggere e vivere di luce propria in un mercato globale: Homesleep fu ben presto in cima alla lista delle preferite, a dimostrazione che anche in Italia poteva nascere ed esistere una Rough Trade, una Sub Pop nostrana, capace di licenziare un catalogo esportabile e paragonabile a qualsiasi produzione estera, senza farsi domande, né tantomeno fare confronti.
C’è stato un momento che tutto ciò si stava pure concretizzando, e forse c’è stato un momento per crederci davvero, poi quando la realtà, come direbbe qualcuno, supera la fantasia, tutto diventa più concreto e anche qualsiasi gloria pensata svanisce all’orizzonte. Va poi giustamente sottolineato che, dopo quel periodo, diverse label fondate successivamente portarono il cosiddetto indie italiano in alto in ottica di gradimento e diffusione, anche e soprattutto a suon di insperati numeri, ma in lingua madre, ed era ed è, comunque, tutta un’altra storia da raccontare.
Di Homesleep Matteo Agostinelli ne era il co-fondatore insieme a Giacomo Fiorenza e Daniele Rumori, Matteo ci ha lasciato prematuramente ad inizio di quest’anno, e sebbene, gli Yuppie Flu non fossero più una vera e propria band da anni (l’ultimo album “A Fragile Forest” risale al 2008, mentre nel 2021 licenziarono, dal nulla, un mini EP), il suo amore per la scrittura lo ha portato a finalizzare in solitaria un’ennesima raccolta di canzoni preziose, che i compagni di un tempo hanno onorato e concluso al meglio, per regalarla alla piccola grande e inattaccabile storia di un percorso tracciato oltre due decadi fa.
“Kings without a crown” esce sia per una rinata Homesleep, sia per 42 Records (label che Giacomo Fiorenza ha fondato, sul finire degli anni zero). È un disco bellissimo che ci riporta a quegli anni, con tutti gli ingredienti che hanno colorato un marchio di fabbrica molto riconosciuto e riconoscibile. È un lavoro cha va pure oltre, assolutamente libero nell’essere congegnato e creato sottotraccia, senza dover rendere conto a nessuno e per questo veramente ricchissimo di idee e sfumature. Lo diciamo ovviamente con grande amarezza che questo, pur splendido, capitolo resterà anche l’ultimo di uno dei progetti più speciali che la musica italiana abbia saputo accogliere.
“Be Free Now” e “Avalon” (che brano straordinario) lo hanno egregiamente anticipato, con la peculiarità di una scrittura mai sopra le righe, quel pop sofisticato che si radica piano dentro di noi e chiede quell’attenzione all’ascolto, oggi un po’ perduta, ma che si recupera molto volentieri per le occasioni speciali. “Devil’s Sweetheart” è claustrofobica e ossessiva nel suo incedere lento, “Cosmic Ape” altra ballata autentica, in totale stile Yuppie Flu, che profuma di spazio e universo.
“Kings Without a Crown” un disco esemplare, di quell’artigianato genuino fatto di continui abbellimenti accumulati negli anni, che, speriamo, nel suo piccolo possa anche fungere da esempio per qualcuno.
Ciao Matteo.
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