Società

Scuola, la Gen Z si divide: il 59% dice sì al tetto per gli stranieri e al divieto di burqa e niqab

Le nuove norme sull’istruzione dividono la popolazione giovanile in due schieramenti contrapposti. Secondo un instant poll condotto dal portale Skuola.net su un campione di circa 630 under 35, il 59% degli intervistati si dichiara favorevole alle misure introdotte dal Decreto Scuola.

Nel mirino delle nuove disposizioni figurano la limitazione della presenza di alunni stranieri in classe — fissata al 30% per chi non possiede adeguate competenze linguistiche basate sugli anni di frequenza pregressa — e il divieto esplicito di indossare nei contesti scolastici indumenti che coprano interamente il volto, come burqa e niqab.

Sul fronte opposto si posiziona il restante 41% dei giovani, che rifiuta fermamente il provvedimento bollandolo come inutile o apertamente discriminatorio, oltre che d’intralcio ai reali processi di integrazione. Il dibattito ha infiammato anche le piattaforme social della community, trasformandosi in uno scontro diretto tra pragmatismo e scetticismo. Tra chi supporta l’intervento statale si leggono pareri di difesa diretta (“Non capisco cosa ci sia di sbagliato in questa norma“), mentre chi contesta il testo accusa le istituzioni di concentrarsi su questioni marginali: “Avete mai visto una bambina con la faccia completamente coperta?! Io no! Questa legge è una barzelletta“, si legge in uno dei commenti più condivisi.

La rilevazione evidenzia tuttavia un netto cambio di passo quando l’attenzione si sposta sul tema della sicurezza fisica dentro e fuori gli istituti. Se la presenza di studenti d’origine straniera non viene percepita dalla maggioranza assoluta come una priorità indifferibile, il contenimento della violenza scolastica trova invece una risposta quasi plebiscitaria. Già nei mesi scorsi, di fronte all’ipotesi di installare metal detector e intensificare i controlli agli ingressi, ben 7 giovani su 10 avevano espresso parere favorevole. Un dato cresciuto fino all’80% di consensi in occasione dei recenti decreti sulla sicurezza.

Per la Generazione Z, la reale urgenza tra i banchi non sembra dunque legata alle dinamiche d’integrazione o ai simboli religiosi, bensì alla richiesta di ambienti di studio protetti, per i quali gli studenti si dicono pronti ad accettare anche rigide limitazioni operative.


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