Sui caduti in Ucraina Tusk solleva il velo: è il momento di reclutare le donne?
di Giacomo Gabellini
Lo scorso 17 settembre, nel corso di un intervento pronunciato davanti alla Camera Bassa del Parlamento polacco, il primo ministro Tusk ha affermato, sulla base di informazioni ottenute dal governo ucraino, che, Wdi recente, l’Ucraina ha registrato 27.000 tra morti e feriti al mese; si tratta, purtroppo, di cifre record nel senso più triste del termine per questa guerra. A questo ritmo, l’inverno in Ucraina potrebbe rivelarsi catastrofico”. Tusk ha imputato il netto peggioramento della situazione sul fronte bellico alle “nuove capacità tecnologiche della Russia”, a partire dai droni dotati di motore a reazione impiegati con sempre maggiore frequenza dalle forze armate russe.
Non è chiaro se il dato numerico indicato dal premier polacco si riferisca al periodo estivo o a un lasso di tempo più lungo, ma risulta perfettamente compatibile con il quadro tratteggiato soltanto poche settimane prima da Budanov, che in qualità di capo del gabinetto del presidente Zelensky ed ex direttore del Gur aveva quantificato in almeno 30.000 persone al mese l’ammontare minimo degli ucraini da mobilitare per reggere l’urto russo.
Le valutazioni relative alle perdite riportate dall’Ucraina formulate da Tusk e Budanov non collimano affatto con le stime riferite dal presidente Zelensky, che a luglio aveva parlato di 50.000 caduti e 400.000 feriti subiti dall’Ucraina a partire dal febbraio 2022, e risultano profondamente discordanti rispetto alla narrazione propinata in tutto l’Occidente fin dall’inizio del conflitto. Resta da capire il perché due dei più strenui sostenitori dello sforzo bellico ucraino abbiano deciso proprio ora di sollevare il velo su una realtà molto meno edificante rispetto a quella descritta da governi e giornali sia negli Stati Uniti che in Europa.
Una infusione di pessimismo risulta funzionale anzitutto a legittimare l’adozione di misure che restringano il perimetro legislativo per il conferimento dello status di rifugiati agli ucraini in età di servizio militare. Si tratta, in altri termini, di aprire il varco a provvedimenti implicanti il rimpatrio forzato, prodromico al reclutamento nelle fila dell’esercito, di almeno una parte dei cittadini ucraini riparati presso i Paesi membri dell’Unione Europea. A partire proprio dalla Polonia, che di concerto con Russia e Germania ospita il maggior numero di rifugiati ucraini divenuti nel corso dei mesi oggetto di crescente risentimento popolare.
Budanov, dal canto suo, ha riconosciuto il forte malcontento suscitato in seno all’opinione pubblica ucraina dai sempre più ricorrenti episodi di mobilitazione forzata, e posto contestualmente l’accento sulla necessità che lo Stato adotti un approccio più costruttivo.
A tale scopo, il viceministro della Difesa Liubov Halan ha annunciato un’imminente riforma dei Centri territoriali di reclutamento che sembra tuttavia discostarsi profondamente dalle raccomandazioni dell’ex direttore del Gur.
Lo si evince dalle affermazioni di Roman Kostenko, che in qualità di segretario della Commissione Parlamentare per la Sicurezza Nazionale, la Difesa e l’Intelligence ha proclamato l’introduzione di “modifiche radicali” alle procedure di mobilitazione, comprendenti una possibile abbassamento dei requisiti per la coscrizione relativi all’età contestualmente al passaggio a un modello di reclutamento più “estensivo”.
Le donne restano, quantomeno per ora, escluse dalla riforma del meccanismo di coscrizione, come specificato dalla Verkhovna Rada attraverso una nota che sottolineava l’assenza di iniziative legislative e perfino di discussioni interne riguardo la mobilitazione femminile. Il pronunciamento del Parlamento ucraino fa seguito alle dichiarazioni di Keith Kellogg, generale a riposo ed ex inviato speciale dell’amministrazione Trump per l’Ucraina e la Russia secondo cui Kiev dovrebbe procedere al coinvolgimento delle donne, in quanto “combattono bene quanto gli uomini”. Negli stessi giorni in cui Kellogg forniva i suoi suggerimenti, il Telegraph descriveva il servizio militare femminile in Ucraina come una vittoria per il femminismo, riportando le dichiarazioni di un’operatrice di droni favorevole alla leva femminile.
La proposta di mobilitare la componente femminile della società ucraina era già stata discussa all’inizio del 2026, dopo che una donna comandante di unità di droni aveva appoggiato pubblicamente l’idea sull’onda del clamore popolare suscitato dalle convocazioni militari recapitate per errore a una decina abbondante di donne ucraine. Nei primi giorni di agosto, è stata presentata una petizione che sollecita la coscrizione delle donne senza figli, sponsorizzata dall’ex ministro della Difesa Alekseij Reznikov secondo cui, “così come Israele, possiamo sopravvivere solo se tutti accettano di dover difendere l’Ucraina […]. Il reclutamento delle donne, raddoppierebbe le nostre risorse per la mobilitazione”.
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