Marche

Concessioni balneari all’asta, Cna chiama a raccolta gli operatori. «Siamo per la tutela delle attività esistenti» – Cronache Fermane

Che ne sarà delle concessioni balneari dal 2027? Ci sono Comuni che si preparano alle gare, altri che senza aspettare il bando tipo a cui sta lavorando la Conferenza Stato-Regioni, hanno già avviato le procedure ed assegnato le prime concessioni, altri che, giocando d’anticipo, hanno prorogato le stesse al 2033. Tra questi c’è il Comune di Porto San Giorgio, giunta Loira, che in forza di un atto ricognitivo di estensione delle concessioni datato 2020, ha seguito questa strada mettendo al riparo per quasi tre lustri le attività balneari, di fatto congelando gli effetti della direttiva Bolkestein. Da qui a dire che tutto è effettivamente e sicuramente garantito per gli operatori sangiorgesi fino al 2033, ne passa. La materia delle concessioni all’asta è complessa e gli sviluppi normativi, così come quelli giudiziari, si rincorrono mensilmente rendendo il quadro difficile da interpretare anche per gli esperti. La Cna provinciale ed il suo direttore, Andrea Caranfa, hanno chiamato oggi pomeriggio a raccolta a Porto San Giorgio i balneari del Fermano per fare il punto sulla recente sentenza del Tar Lazio, confermata anche dal Consiglio di Stato, che potrebbe far tirare un sospiro di sollievo gli operatori del settore.

Quale la novità? «Se il Comune -spiega il direttore- ha dato la giusta evidenza al bando, rispettando i termini di legge in tema di pubblicazione dell’avviso e quindi ha seguito un iter specifico di proroga al 2033 (determine, delibere etc ndr), ancorché carente, ma senza opposizioni di sorta da parte dei soggetti interessati, le concessioni prorogate potrebbero essere valide fino a quella data. Quindi senza necessità di fare altre gare o aste». Il condizionale resta sempre d’obbligo quando ci si confronta sulla direttiva Bolkestein. Tecnicamente si parla di “atto ricognitivo di estensione della concessione demaniale” a cui, ad esempio, il Comune rivierasco fa espressamente riferimento nei suoi atti deliberativi. «Un buon punto di partenza questa sentenza -ha poi aggiunto Caranfa- noi come Cna non siamo favorevoli alle aste ma guardiamo con attenzione a soluzioni che possano tutelare le attività esistenti. Siamo in prima linea nell’accompagnare le imprese qualora si dovesse aprire la strada della aste».

Ovviamente il lavoro dell’associazione sta interessando tutti i Comuni costieri. Se a Porto San Giorgio la questione appare più chiara, a Fermo e a Porto Sant’Elpidio, stando agli atti raccolti, non si parlerebbe di “atti ricognitivi” nei documenti ottenuti, bensì di rinnovo della “licenza demaniale suppletiva”. Non è solo una questione di lessico, questa differenza, ad uno studio più dettagliato, potrebbe avere conseguenze sulla durata rispetto a quanto prevede la direttiva europea. A Pedaso, anche se le ricerche di Cna devono essere completate, pare vi sia una situazione analoga a quella di Porto San Giorgio. Mentre per Campofilone ed Altidona si stanno aspettando ancora gli atti per fare una fotografia delle spiagge. A scendere poi nei dettagli interpretativi della sentenza ci ha pensato il consulente di Cna, l’arch. Paolo Capriotti. «Questa sentenza -commenta- apre alla possibilità che anche se le gare già fatte non sono perfette, ad esempio perché la pubblicità è stata insufficiente, la deroga al 2033 ha efficacia fino a quando non viene impugnata da chi deve dimostrare di avere un interesse reale. Poi c’è l’aspetto temporale, sono passati anni da quando sono state pubblicate e di norma per l’impugnazione non devono essere superati i 60 giorni dalle pubblicazioni o da quando si è venuti a conoscenza dell’atto stesso. Nel caso di Porto San Giorgio sono passati ormai più di cinque anni. Restiamo fiduciosi perché all’epoca il Comune fece un confronto ampio». Cna invita tuttavia a non abbassare la guardia e questo perché diversi Comuni «hanno fiutato il business dei rinnovi delle concessioni». Un’altra strada, poi, si può sempre seguire: è quella legata alla cosiddetta scarsità delle risorsa, un appiglio per contestate l’applicazione della direttiva.


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