Lazio

la storia di «Abitare A», una voce libera 

Questo articolo ci è stato donato da una fonte insospettabile, che preferisce rimanere anonima. Racconta la nostra storia, giunta al suo 40° anno: lo accettiamo con piacere e lo proponiamo ai nostri lettori.

Ricordiamo che venerdì 25 settembre alle ore 16:30, in via Meuccio Ruini 3, si terrà l’evento “Abitare A: 40 anni di cronache locali”. Una tavola rotonda, moderata da Domenico Coratella, presidente dell’UPMT (Università Popolare Michele Testa), vedrà la partecipazione di Vincenzo ed Enzo Luciani insieme a Luigi e Claudio Polito. Sono previsti i saluti istituzionali dell’assessore alla Cultura del IV Municipio Maurizio Rossi e dell’assessore all’Urbanistica e Bilancio del V Municipio Sergio Scalia.

Foto di repertorio

C’era una volta la periferia invisibile, quella raccontata dalle grandi testate nazionali solo per fatti di cronaca nera o per il grigiore dei palazzoni di cemento. Poi, nel giugno del 1987, è arrivato il numero “Zero” di un piccolo giornale di quartiere. In cima, una testata destinata a fare scuola: Abitare A. Il sottotitolo recitava, semplicemente, Colli Aniene – Tiburtino. È l’inizio di un’avventura editoriale pionieristica che nel 2026 entra nel suo 40° anno di pubblicazione, celebrato proprio in questi giorni lì dove tutto è cominciato, in via Meuccio Ruini.

Edito dalla Cofine srl e guidato storicamente dalla passione civile di Vincenzo Luciani, con il sostegno della moglie Rosa Valle, del figlio Enzo e di un’agguerrita redazione, Abitare A non è mai stato un semplice foglio informativo di quartiere. È stato, fin dalle sue prime battute, un atto di appartenenza e di riscatto.

Dalle origini in “bicolore” all’unificazione di Roma Est

Nato nel formato tabloid stampato in due colori – nero e verde –, il giornale si espande rapidamente per rispondere alla fame di informazione e di identità di quadranti urbani in fortissima crescita. Nel marzo del 1988 nasce l’edizione dedicata a Casilino 23 (oggi Villa De Sanctis) e Collatino, seguita a giugno dello stesso anno dall’edizione per Centocelle, Prenestino, Alessandrino, Quarticciolo e Tor Tre Teste.

Nel marzo 1999 si apre una nuova fase del percorso editoriale. Abitare A lascia il formato tabloid e passa al formato 21×30 cm, con pagine a colori. Le diverse edizioni confluiscono in un’unica testata per Roma Est, estendendosi poco dopo anche ai territori degli allora Municipi VIII e X.

«Un giornale fazioso e indipendente»

In un panorama editoriale locale spesso precario, la longevità di Abitare A rappresenta un’eccezione. Il segreto? Un patto di ferro con i lettori e il territorio. Come amano ricordare i suoi storici redattori, il suo è stato spesso un giornalismo volutamente “fazioso”. Ma di una faziosità nobile: quella di chi guarda il mondo e la politica cittadina partendo rigorosamente dall’angolo visuale della periferia.

Dalle sue pagine sono passate le storiche battaglie per il completamento dei parchi pubblici – come il Parco Alessandrino-Tor Tre Teste, il Parco di Centocelle o le aree verdi di Colli Aniene, Cervelletta e dintorni – le denunce sui ritardi delle infrastrutture, la carenza dei servizi sociali e, parallelamente, la valorizzazione della straordinaria proposta culturale e artistica del territorio.

Il tutto mantenendo una rigorosa indipendenza economica, garantita solo dagli inserzionisti locali e dai lettori.

La diffusione

Nel tempo è cambiato anche il modo in cui il giornale arriva ai lettori. Con la progressiva scomparsa delle edicole, Abitare A ha rafforzato una distribuzione sempre più diretta: copia dopo copia, vetrina dopo vetrina, il mensile viene consegnato a mano nei negozi – spesso direttamente ai titolari – delle principali vie di Colli Aniene, Tor Sapienza, Tor Tre Teste, Alessandrino, Centocelle, Collatino, Villa Gordiani e Villa De Sanctis. A questa rete si aggiungono numerosi bar, vari punti di aggregazione e le cassette pubblicitarie di molti palazzi di questi quartieri.

Il digitale, i social e le nuove tecnologie

L’attenzione verso i nuovi strumenti di comunicazione ha accompagnato nel tempo l’evoluzione di Abitare A. Già dal 2000 il giornale viene reso disponibile online e nel 2002 nasce la testata giornalistica Abitare A Roma. Carta e web hanno così continuato a procedere insieme, senza che il legame con il mensile cartaceo si spezzasse mai.

Anche con l’arrivo dei social network l’atteggiamento è stato lo stesso: non demonizzarli, ma cercare di sfruttarne le opportunità e, allo stesso tempo, di non farsi condizionare dagli aspetti più problematici di quel mondo.

Oggi qualcosa di simile sta accadendo con l’intelligenza artificiale: un nuovo strumento che la redazione sta imparando a conoscere e a utilizzare, con curiosità, prudenza e con i propri tempi.

Grazie a un lungo lavoro di digitalizzazione, la testata ha inoltre reso accessibile online il proprio Archivio Storico, permettendo a chiunque di sfogliare i numeri dal 1987 a oggi.

Nel 2026 è nato anche il supplemento PDF di Abitarearoma, un nuovo progetto digitale che propone in una veste grafica dedicata una selezione delle notizie pubblicate sul sito.

Una storia che continua

Quella di Abitare A è, in definitiva, la storia di un piccolo miracolo della stampa locale: un percorso entrato nel suo 40° anno, che continua a dimostrare che la periferia non è il margine della città, ma il luogo dove la democrazia, il controllo civico e la cultura si costruiscono giorno per giorno, articolo dopo articolo.

Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.

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