Cinema e psiche, il ritratto realistico dell’adolescenza ne ‘Ai nostri amori’
L’analisi psicologica dell’esperta Francesca Capozza: una riflessione su come dietro comportamenti anche estremi ci sia non superficialità e piacere fine a se stesso, ma in realtà una storia personale di grande sofferenza
di R. Francesca Capozza*
AI NOSTRI AMORI
(1983)
Di Maurice Pialat
Con : S.Bonnaire, M.Pialat

Il film ci regala una straordinaria e cruda rappresentazione psicologica dell’adolescenza, un ritratto straordinariamente realistico delle sue dinamiche, dei traumi intergenerazionali e delle famiglie disfunzionali, incentrando la narrazione sul vuoto affettivo e sulla ricerca disperata d’identità.
La pellicola narra la storia di una giovane ragazza che avverte il bisogno di diluire l’affetto passando da un uomo all’altro, solo per meccanismo difensivo relativo alla paura di amare. Il film fornisce spunti di riflessione su importanti tematiche esistenziali. Per Suzanne la promiscuità non è espressione di edonismo o libertà sessuale serena, ma una forma di coazione a ripetere e un tentativo disperato di colmare un vuoto affettivo primario.

Appaiono centrali le dinamiche familiari e la carenza di accudimento: un clima soffocante è quello in cui vive la giovane quindicenne Suzanne, in una famiglia fortemente disfunzionale, assediata da litigi continui tra genitori e dall’aggressività del fratello. Mancano figure adulte capaci di offrire sicurezza e ascolto: la madre è nevrotica e il padre è contraddittorio e sfuggente, incapace di guidarla.
L’abbandono del tetto domestico da parte del padre amplifica il senso di frammentazione e di vuoto interiore della ragazza. La sessualità diviene allora sintomo e ricerca di sé: Suzanne sperimenta una sessualità precoce e numerosa non per un reale piacere o amore, ma come tentativo compulsivo di colmare un vuoto affettivo. I legami superficiali e ripetuti divengono uno scudo protettivo contro la paura di legarsi davvero e soffrire, evidenziando l’incapacità di riconoscere l’amore autentico. Il corpo e la sessualità si rivelano terreni di scontro psicologico ed emotivo, ritenuti unica possibilità di affermazione e di rivolta contro una morale castrante e un ambiente borghese soffocante. Il sesso infatti viene scisso dall’intimità emotiva. Donare il proprio corpo è facile e immediato, mentre esporsi emotivamente all’amore è percepito come altamente pericoloso, poiché l’amore, nell’esperienza vissuta da Suzanne nelle mura domestiche, è sinonimo di sofferenza, instabilita’ e rifiuto.
Il film aiuta a riflettere come dietro comportamenti anche estremi ci sia non superficialità e piacere fine a se stesso, ma in realtà una storia personale di grande sofferenza: il comportamento di Suzanne non può infatti essere compreso senza analizzare il sistema familiare tossico in cui è immersa. La sua casa non è un “porto sicuro”. Il padre è una figura ambivalente, melliflua e profondamente contraddittoria. E’ l’unico con cui la protagonista sembra avere un canale di comunicazione intellettuale ed emotiva sincero, ma la sua scelta improvvisa di abbandonare il nucleo familiare distrugge l’ultima ancora di stabilità interiore ed esaspera la vulnerabilità della ragazza. La madre appare instabile e nevrotica, riversa la sua frustrazioni coniugale e il senso di fallimento sulla figlia, aggredendola verbalmente e psicologicamente. Il fratello reagisce con una reazione isterica e manesca, esercitando una violenza patriarcale e proiettiva, punendo fisicamente Suzanne per punire in realtà i fallimenti dei genitori.
Nel finale Suzanne si sposa precocemente per poi abbandonare tutto e fuggire con un altro uomo negli Stati Uniti. La partenza per l’America rappresenta la fuga geografica con cui ci si illude che cambiando ambiente si possa gettare alle spalle la conflittualità interiore. La scena finale sull’aereo apre però a 2 possibilità: Suzanne sta volando verso un cambiamento reale o semplicemente continuerà nella sua coazione a ripetere, portando con sé quel vuoto d’amore che non riesce a colmare ed elaborare?
*Psicologa-Psicoterapeuta Specialista in Psicologia della Salute
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