Liguria

Presunti fondi ad Hamas, la procura di Genova chiede a Israele di interrogare l’agente segreto Avi


Genova. I pm genovesi che coordinano l’inchiesta sui presunti fondi ad Hamas hanno chiesto ufficialmente in una rogatoria internazionale allo Stato di Israele di poter interrogare ‘Avi’, il funzionario dell’intelligence finanziaria di Tel Aviv che aveva raccolto e inviato in forma anonima tutta la documentazione sulle associazioni palestinesi destinatarie dei fondi raccolti da Mohammad Hannoun e dagli altri indagati per terrorismo.

La rogatoria è agli atti dell’inchiesta che la procura di Genova ha appena chiuso inviando ai sei indagati (Mohammad Hannoun, Riyad Albustanji, Yaser Elasaly e Raed Dawoud, Adel Ibrahim Salameh Abu Rawwa e Khalil Abu Deiah) e ai loro difensori l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

Secondo Avi, indicato nell’inchiesta come il capo divisione Ricerca e valutazione dell’NBCTF, il servizio di intelligence finanziario che fa capo al ministero della Difesa israeliano, quelle organizzazioni umanitarie palestinesi, una ventina in tutto, sarebbero sotto il controllo diretto o indiretto di Hamas. A dimostrarlo ci sarebbero secondo Avi una serie di documenti sequestrati sul campo di battaglia dall’esercito israeliano a Gaza e in Cisgiordania che lui ha raccolto in un dossier inviato alla procura di Genova. I pm genovesi hanno chiesto che ‘Avi’ sia sentito in contraddittorio con i legali degli indagati davanti al gip o al giudice competente “con modalità idonee a preservarne l’anonimato”.

Tutta la documentazione proveniente da Israele era stata esclusa sia dal tribunale del Riesame di Genova sia dalla Cassazione, sia perché proveniente da fonte anonima (lo stesso Avi la cui identità è al momento segreta) sia perché la stessa catena di custodia delle ‘battlefield evidence’ risulta assente, vista la mancanza di verbali di sequestro e quindi delle  garanzie legali sulle modalità e le circostanze di acquisizione. Per questo i pm Marco Zocco, Luca Monteverde insieme al procuratore Nicola Piacente hanno anche chiesto a Israele di fornire  dettagli e precisazioni per ognuno dei documenti inviati.

La richiesta risale ad alcuni mesi fa ma al momento da Israele non è arrivata alcuna risposta.




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