«Il bere mi ha condotto alla follia. Vorrei cancellare tutto»
ANCONA. – Al termine dell’udienza, presso la Corte d’Appello di Ancona, ieri Michael Alessandrini ha letto una missiva. «Mi assumo la mia responsabilità in merito al gesto per il quale sono qui davanti a voi. Non esistono parole per formulare scuse appropriate per descrivere il vuoto che ho causato. E’ mia doverosa premura dire che ho compreso il dolore provato nella vita di molti. In carcere mi sono sempre comportato bene verso tutti, ho sempre portato rispetto. Con il passare del tempo sono tornato ad essere quel ragazzo mite che ero prima di iniziare a bere. Questo sono io. Sono trascorsi 42 mesi da quella maledetta sera, non ho più bagnato becco. L’etanolo mi aveva condotto verso la follia più totale, provocandomi allucinazioni».
Ricapitolando
Ha aggiunto che ora vuole «dimostrare a tutti che eviterò di ripetere quel tremendo sbaglio che vorrei tanto poter cancellare, se soltanto si potesse. Mi dispiace». Alessandrini è stato condannato a 24 anni di reclusione più tre da scontare in una Rems, per l’omicidio di Pierpaolo Panzieri, ucciso con 23 coltellate la notte del 20 febbraio 2023 nella sua abitazione di via Gavelli, in centro storico a Pesaro. Il processo d’appello va avanti, perché il professor Stefano Ferracuti, che ha condotto la nuova perizia psichiatrica sull’imputato, ha rilevato che Alessandrini è «capace dal punto di vista processuale e permane un livello di pericolosità sociale sebbene sia certamente ridotto rispetto alle condizioni osservate all’inizio. Ha una buona memoria, ha riconosciuto gli altri consulenti, l’unico che non conosceva ero io. Ha fatto riferimento a cose dette in passato. E’ pienamente consapevole dell’accusa mossa».
La mamma di Pierpaolo, Laura Gentilucci, si è detta «soddisfatta di come è andata l’udienza: «Lui è perfettamente in grado di intendere e di volere, lo dimostrano la sua presenza e la lettura della missiva. E’ un assassino – ha continuato sfogandosi – e deve scontare i 24 anni, che sono il minimo. Mi auguro che la sua condanna in appello venga confermata. Non ha nemmeno nominato mio figlio. Ha scritto che sta bene, che si sta disintossicando, che fa progetti per quando uscirà, ma sembra una cosa normale? Oggi ho avuto un altro sfregio, l’assassino di mio figlio che legge la lettera».
La difesa del condannato
L’avvocato Salvatore Asole, legale di Alessandrini, ha puntualizzato che il suo assistito, pur non avendo fatto il nome di Pierpaolo, questo era implicitamente contenuto nelle prime righe della sua lettera. «Non volevamo che questa lettera venisse prodotta durante il primo grado, perché ci accorgevamo che tutto ciò che faceva Alessandrini, veniva sempre interpretato per fini processuali. Lo ha voluto fare oggi (ieri, ndr), davanti a giudici diversa. E’ vero che Alessandrini non ha fatto il nome di Pierpaolo, ma implicitamente era contenuto quando nelle prime righe ha formulato le scuse a tutte le persone a cui ha creato questo dolore».
L’altro avvocato della difesa, Cosimo Damiano Cirulli, non ha nascosto il disappunto per quello che auspica fosse «un diverso esito peritale, con un passaggio contraddittorio. Se c’è una semiinfermità riconosciuta da sette periti, doveva risultare l’incapacità di stare a processo. E’ inevitabile il nostro disappunto, ma rispettiamo i chiarimenti del perito e ne prendiamo atto». Nella prossima udienza in programma l’11 novembre (dopo la discussione di tutte le parti, si arriverà a sentenza), il pool difensivo del 31enne proverà a ottenere il riconoscimento delle attenuanti generiche «che riteniamo inspiegabilmente non concesse. E faremo di tutto per far sì che la circostanza della crudeltà possa non essere riconosciuta».
Proprio dalla lettera di Alessandrini, secondo Fabio Anselmo, (legale, insieme a Paolo Biancofiore e Silvia Galeone della famiglia Panzieri, che si è costituita parte civile) «non ci sono dubbi sulla sua capacità processuale», sarebbe finalizzata a «compiacere la Corte sul tema estraneo alla capacità di stare in giudizio, cioè il riconoscimento delle attenuanti generiche».




