Friuli Venezia Giulia

Da sport a fenomeno di massa: come il bikepacking permette di risparmiare

TRIESTE.news

14 settembre 2026 – ore 07:00 – Viaggiare leggeri e compatti: la filosofia del bikepacking – caricare sulla propria bici tutto l’essenziale per una o più giornate – sta diventando sempre più popolare tra gli amanti del “turismo lento”. Attrezzando la bici in questo modo si sceglie di fare attività fisica, risparmiare sul trasporto e, per chi riesce a caricare anche una tenda, sugli alloggi. Chi con borse da telaio specifiche e chi con soluzioni più amatoriali, l’importante è trovare una giusta distribuzione del carico ed evitare uno sforzo eccessivo tenendo zaini sulla schiena. Anche se intorno a questo modo di utilizzare la bici è nato un vero e proprio mercato, per chi non ha intenzione di percorrere molti chilometri e viaggiare per tanti giorni, possono bastare un portapacchi sulla ruota posteriore, un cestello sulla ruota anteriore, e diversi ganci per assicurare tutto. Il bikepacking nasce insieme alla bicicletta stessa e rappresenta la praticità di spostarsi nei luoghi più disparati, trovando il giusto compromesso tra la lentezza degli spostamenti a piedi e la logistica richiesta dagli altri mezzi di trasporto (nell’Ottocento le bici andarono a sostituire anche i viaggi a cavallo). Nel 1973 compare per la prima volta il termine “bikepacking”, utilizzato dal National Geographic per descrivere un viaggio attraverso Alaska e Canada. La svolta moderna arriva però con la diffusione della mountain bike negli anni Ottanta, che rende più accessibili i percorsi sterrati e i territori più difficili. Negli ultimi anni una spinta decisiva è arrivata anche dalle bici elettriche, che aiutano le persone a percorrere molti chilometri in poco tempo.

Le manifestazioni che riuniscono gli appassionati di bikepacking registrano ogni anno un numero crescente di iscritti: nel 2023 erano 8.000 i ciclisti che hanno partecipato ai bike trail organizzati in numerose regioni dal progetto UpCycle. La Tuscany Trail, l’evento di bikepacking e gravel più grande al mondo, ha visto passare i partecipanti dai 68 della prima edizione nel 2014 a oltre 6.100 nel 2025 – record mondiale per partecipazione a un evento di bikepacking e gravel. Nel 2017 è stato fondato in Friuli Venezia Giulia uno dei primi bike trail italiani, il Carso Trail: passando tra l’Italia e la Slovenia, si affrontano centinaia di metri di dislivello tra strade sterrate e ciclabili. L’edizione del 2027 si terrà dal 7 al 9 maggio. Nel 2024 l’organizzazione ha deciso di introdurre percorsi diversi per rispondere alla domanda in crescita.

Borse leggere fissate direttamente al telaio, GPS, gravel bike e nuove comunità online hanno trasformato il bikepacking in una pratica più riconoscibile e diffusa, scelta anche da un pubblico più ampio per trascorrere in questo modo il fine settimana. Ecco che chi pratica questa attività da decenni ha notato una democratizzazione dell’accesso alla bicicletta, anche ai modelli più performanti. I membri storici della community hanno osservato come il bikepacking non sia più una novità, ma sempre più un fenomeno di massa. Ed è qui che viene ridimensionata l’importanza dello sport e della prestazione fisica, per lasciare posto alla ricerca di un modo più autentico, lento e locale di viaggiare. L’attività, poi, è estremamente variegata: sono molti i motivi che spingono le persone a utilizzare la bici in questo modo. C’è chi dà più importanza all’allenamento fisico e chi vuole scappare dalla routine, chi percorre 50 km e chi 500 km, chi sceglie l’asfalto e chi sale sulle Alpi.

Articolo di Aurora Cauter

L’articolo Da sport a fenomeno di massa: come il bikepacking permette di risparmiare proviene da TRIESTE.news. Riproduzione riservata


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »