Lavitola, interrogata l’ex compagna e l’ex socio: «Ranucci lo aiutava, non c’è logica»
Natalia Potenza, ex compagna del faccendiere lucano Lavitola ascoltata per dieci ore in Procura sull’attentato a Ranucci. Ma ora si indaga anche sulle possibili interferenze su Report.
Mentre l’ex compagna di Valter Lavitola, Natalia Potenza, ha trascorso dieci ore davanti agli inquirenti che indagano sull’attentato contro Sigfrido Ranucci, arriva una nuova dichiarazione che potrebbe aggiungere un altro tassello all’inchiesta. «Se Valter gestisce un ristorante, come faceva ad avere questi soldi?». A parlare, ai microfoni del Tg1, è Benjamin Chimutengo, ex socio africano del faccendiere lucano negli affari legati al carbon credit, conosciuto durante alcuni safari in Zimbabwe. Un rapporto d’affari poi naufragato tra accuse e contenziosi. «Io ricevevo i soldi, li mandavo in Camerun e non avevo idea di cosa succedesse là. Come posso essere certo che Gomes non abbia usato i soldi che gli ho spedito per pagare gli esecutori dell’attentato?», sostiene Chimutengo, riferendosi a Gomes Celsio Tavares, il cittadino camerunense indicato dagli inquirenti come intermediario tra Lavitola e il gruppo accusato di aver eseguito l’attentato. Accuse che dovranno essere verificate.
LE DICHIARAZIONI DELL’EX SOCIO DI LAVITOLA ANCHE SU RANUCCI E IL LUNGO INTERROGATORIO DELL’EX COMPAGNA NATALIA POTENZA
Chimutengo parla anche di Ranucci, collegando il suo nome all’intervista rilasciata dal giornalista a un settimanale dello Zimbabwe lo scorso luglio. «Ha abusato della sua posizione per aiutare Lavitola – sottolinea – perché non c’è logica in quello che ha fatto». Parole che arrivano al termine dell’incontro, durato dieci ore, fra Natalia Potenza, sentita come persona informata sui fatti, e il pm titolare dell’inchiesta, Edoardo De Santis, alla presenza dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati. Arrivata a piazzale Clodio poco dopo le 10 del mattino, la donna avrebbe ricostruito davanti agli inquirenti gli affari dell’ex compagno, dal momento in cui lo ha conosciuto, e il suo rapporto con Ranucci. L’auspicio degli investigatori è che la sua testimonianza possa contribuire a fare luce su quanto accaduto nei mesi immediatamente precedenti e successivi all’attentato di Pomezia. Italo-argentina, Potenza è stata per quindici anni al fianco di Lavitola.
L’EX COMPAGNA CONSEGNA LE CHAT AGLI INQUIRENTI PER FAR LUCE SUL LEGAME TRA LAVITOLA E RANUCCI E IL RUOLO DEL BISTROT ROMANO
È lei a gestire il bistrot “Cefalù”, nel quartiere romano di Monteverde, dove Ranucci e il faccendiere lucano si incontravano anche a cena. Madre di due figli avuti dall’ex compagno, la donna, assistita dall’avvocato Giuseppe Cavallaro, aveva chiesto nelle scorse settimane di essere ascoltata dagli inquirenti. Nel corso dell’audizione avrebbe messo a disposizione mail, chat e documentazione fiscale che potrebbe far luce sul legame tra Lavitola e Ranucci. Un legame sul quale Potenza si era già espressa: «Lavitola e Ranucci? Sono come il gatto e la volpe. Sigfrido lo aiutava usando Report come strumento». L’ex compagna del faccendiere lucano ha sempre sostenuto di non essere a conoscenza dei preparativi dell’attentato e di voler tutelare la propria rispettabilità e quella dei figli. Aveva inoltre precisato di non voler accogliere Lavitola nella propria abitazione neppure nel caso in cui gli fossero concessi gli arresti domiciliari.
I MESSAGGI SULLE ORDINANZE E GLI ACCERTAMENTI SUL FILONE AFRICANO
L’interesse degli inquirenti verso la donna nasce anche da alcune chat. C’è infatti uno scambio di messaggi avvenuto nella notte tra il 4 e il 5 luglio tra Potenza e Laura Cianfoni, persona vicina a Ranucci. Potenza avrebbe infatti ricevuto dal numero riconducibile a Cianfoni l’ordinanza cautelare relativa ai quattro presunti esecutori materiali dell’attentato, arrestati pochi giorni prima. Anche questo episodio è ora oggetto di approfondimento. Potenza ha però ribadito di non sapere nulla della bomba esplosa a Pomezia davanti casa di Ranucci.
Nella documentazione consegnata al pm ci sarebbe anche un riferimento a quanto accaduto in Africa. Ed è proprio sul filone africano che gli investigatori stanno concentrando parte degli approfondimenti. Nel mirino degli inquirenti era già finita un’intervista rilasciata da Ranucci a un settimanale dello Zimbabwe, The Standard, pubblicata il 5 luglio scorso. In Zimbabwe il faccendiere lucano si recava frequentemente sia per dei safari sia per questioni legate a precedenti rapporti d’affari relativi al carbon credit. Secondo quanto ricostruito, sarebbe stato lo stesso Lavitola a suggerire al giornalista Kenneth Nyangani di contattare Ranucci. Lo stesso Nyangani lo ha riferito al Tg1. Ranucci, dal canto suo, avrebbe inviato a Lavitola il testo dell’intervista il 29 giugno, prima della pubblicazione, ricevendo in risposta l’emoticon di un pollice in su. “Non ho nulla da smentire”, ha detto Ranucci ai microfoni del Tg1.
LE IPOTESI SUL MOVENTE E LE VERIFICHE DELL’ANTIMAFIA SU REPORT
Nell’intervista si faceva riferimento anche all’interesse di Report per la corruzione in Zimbabwe e a un presunto traffico di influenze legato a un imprenditore non nominato, che avrebbe spaventato alcuni investitori italiani presentandosi come “vicino al presidente dello Zimbabwe”. Sullo sfondo ci sarebbero proprio gli affari legati al carbon credit. L’Antimafia ha quindi delegato ai carabinieri del Nucleo Investigativo ulteriori accertamenti sulle possibili “interferenze” di Lavitola nei confronti della trasmissione di Rai3. Il tema si intreccia con la ricerca del movente dell’attentato. Tra le ipotesi ci sarebbe, infatti, anche quella secondo cui il faccendiere lucano avrebbe cercato di utilizzare Report per perseguire propri obiettivi. Un’ipotesi che dovrà essere verificata ma che sarebbe stata evocata anche da un giornalista di Report, Daniele Autieri, ascoltato recentemente dai pm.
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