Mfe e Vivendi, prove di disgelo a dieci anni dalla rottura
Per anni è stato il silenzio. Un silenzio pesante, dopo una delle guerre societarie più feroci che il capitalismo europeo ricordi nel settore dei media. Adesso, invece, fra Parigi e Cologno qualcuno ha ricominciato a parlarsi.
Non c’è alcun accordo sul tavolo. Non ci sono trattative formali. E da entrambe le parti la risposta resta identica: «No comment». Eppure, secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, fra Vivendi e l’universo Mediaset-Fininvest sono ripresi i contatti. Un lavoro paziente, lontano dai riflettori, che punta innanzitutto a ricostruire un rapporto personale e industriale dopo anni trascorsi fra aule di tribunale, ricorsi e accuse reciproche.
A spingere per riaprire il dialogo sarebbe soprattutto la parte francese, in cui l’ultima parola spetta a Yannick Bolloré, figlio di Vincent e oggi figura centrale nella galassia Vivendi. L’idea che si sarebbe fatta spazio, soprattutto negli ultimi tempi, a Parigi, è che l’assenza di rapporti con la famiglia Berlusconi rappresenti ormai più un limite che un vantaggio.
Tanto più in una fase in cui il gruppo francese sembra guardare nuovamente all’Italia come a un mercato strategico. I segnali non mancano. Canal+ ha rilevato la maggioranza di Lucky Red, rafforzando la presenza nel cinema italiano. Havas – network di comunicazione globale controllato da Vivendi, di cui Yannick Bolloré è presidente e ceo – ha una nuova sede e ha annunciato, dall’1 novembre, l’arrivo di un nuovo manager, Matteo Tarolli, come ceo di Havas Italia e ceo di Havas Media Network Italy, con la responsabilità di guidare lo sviluppo strategico del gruppo. Sul fronte tlc, Vivendi ha nel frattempo archiviato la lunga e tormentata stagione in Tim, sbloccando il passaggio del controllo a Poste (con soddisfazione del Governo, punto non secondario).
Ma il dossier che continua a legare Parigi e Cologno ha un nome preciso: Mfe. Vivendi possiede il 22,3% dei diritti di voto (fra quote proprie e quote in Simon Fiduciaria) e il 15,9% del capitale (con 23,79% delle Mfe B), escluse azioni proprie, nel gruppo di Cologno. Una partecipazione che negli anni ha garantito dividendi, ma che rappresenta anche il residuo più visibile di una stagione di scontro, non avendo, Vivendi, alcun membro in cda né voce in capitolo sulla società.
Source link




