Lazio

proposta di affitto, ma il Governo conferma lo sgombero

Un tentativo formale di sanare oltre vent’anni di occupazione abusiva attraverso la stipula di un contratto d’affitto, scontrato immediatamente contro la linea della fermezza ribadita dal Governo.

Nel rione Esquilino si riaccendono i riflettori sulla storica sede di CasaPound in via Napoleone III, al centro di un nuovo braccio di ferro istituzionale tra il movimento politico e le autorità di pubblica sicurezza.

Nei mesi scorsi, i vertici dell’associazione hanno inoltrato una nota ufficiale all’Agenzia del Demanio chiedendo di avviare un tavolo di trattativa per la definizione di un canone di locazione congruo, puntando a regolarizzare la propria presenza nella palazzina demaniale occupata dal 2003.

La proposta del movimento e il profilo degli occupanti

A delineare la strategia dell’organizzazione è stato il portavoce Luca Marsella, che ha sollecitato un trattamento analogo a quello riservato ad altre realtà sociali del territorio capitolino:

La richiesta d’intesa: “Abbiamo avanzato formale richiesta al Demanio per essere regolarizzati, lasciando agli uffici il compito di formulare una prima stima del canone per poi avviare la discussione”, ha spiegato Marsella, richiamando l’esempio delle procedure adottate per il complesso di Porto Fluviale.

I numeri interni: Stando a quanto dichiarato dal movimento, l’immobile di sei piani garantisce attualmente una soluzione abitativa a venti nuclei familiari. Un censimento condotto nel 2018 aveva rilevato 17 famiglie, rilevando tra i residenti anche dipendenti in organico presso Roma Capitale, la Regione Lazio e il Ministero dell’Economia.

Immagine di repertorio

Piantedosi conferma lo sgombero: “Restituzione programmata”

L’ipotesi di una sanatoria è stata tuttavia esclusa dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che ha confermato l’inserimento dell’edificio nell’elenco dei beni da riprendere al più presto sotto la gestione pubblica.

“Lo stabile di via Napoleone III rientra a pieno titolo nella pianificazione degli interventi predisposta dalla Prefettura di Roma per il ripristino della legalità”, ha ribadito il titolare del Viminale, evidenziando come l’indirizzo fosse stato tracciato già durante la sua esperienza alla guida della Prefettura capitolina. “Come già avvenuto per altri immobili occupati da anni in città, la struttura tornerà nella piena disponibilità della proprietà statale”.

Il quadro giudiziario: sentenze e danno erariale

Sulla vicenda dell’Esquilino grava inoltre un consistente e complesso quadro giudiziario:

I procedimenti penali: L’occupazione dello stabile ha portato a sei patteggiamenti con pene comprese tra otto mesi e un anno (tra cui quello del presidente di Cpi Gianluca Iannone). All’esito del rito ordinario sono giunte le condanne a due anni e due mesi per Simone Di Stefano, due anni per il fratello Davide e un anno per un terzo imputato.

La pronuncia contabile: I giudici della Corte dei Conti hanno accertato un danno erariale legato al mancato incasso dei canoni di locazione e all’occupazione del bene pubblico pari a circa 4 milioni di euro.

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