Crematorio, spuntano 4mila firme contro Bolignano. E l’unica alternativa di Silvetti ora è (molto) in bilico

ANCONA Sono oltre 4mila le firme raccolte dal comitato “Respiro comune” contro la realizzazione del forno crematorio nell’area dell’ex inceneritore di Bolignano, tra Candia e l’Aspio, al confine con Osimo. E la petizione non è ancora finita.
Il precedente
Una ragguerdevole mobilitazione sociale, che nel giro di poco più di un mese è riuscita ad eguagliare il risultato dei colleghi di “Aria nostra”, che a giugno 2025 avevano depositato in Comune più di 4.200 sottoscrizioni contro la realizzazione dell’impianto di cremazione nel cimitero di Tavernelle. Una sollevazione popolare tale da costringere – lo scorso gennaio – il sindaco Daniele Silvetti a fare un passo indietro, congelando gli appalti già assegnati con la promessa di individuare un sito alternativo per delocalizzare il contestato impianto. A luglio la scelta era caduta su Bolignano, nell’area dove a fine anni Novante l’Amministrazione voleva realizzare un inceneritore, ipotesi poi affossata proprio a causa di un’altra sollevazione popolare.
Il peso delle 4mile firme, evidentemente, è stato percepito anche a Palazzo del Popolo, dove nelle ultime settimane l’area di Bolignano si è trasformata dalla scelta principe per localizzare il crematorio a una mera ipotesi di lavorazione.
Una proposta degli uffici cui non è però seguito alcun atto, secondo il sindaco Silvetti. Che anzi, dopo aver rivelato i suoi dubbi relativi ad alcune criticità geologiche del sito dell’ex inceneritore, ha già annunciato di aver chiesto almeno due alternative ai suoi tecnici per poter arrivare a una decisione definitiva entro fine mese. Quali? Non è dato saperlo. Così, mentre Bolignano scende negli indici di probabilità, il Comune resta appeso a due contratti d’appalto già stipulati (per circa 1,7 milioni) e un forno crematorio da 3mila salme all’anno che ancora vaga alla ricerca di una sistemazione definitiva. Nella lotteria dei siti si è inserito l’assessore ai Lavori pubblici Stefano Tombolini, che durante l’ultimo consiglio comunale al consigliere di Altra Idea di Città Francesco Rubini ha ventilato l’ipotesi di una delocalizzazione fuori da Ancona del forno.
Le polemiche
Quell’area vasta che ha creato subito mille polemiche, con lo stesso Rubini che ha accusato l’Amministrazione di voler passare la “patata bollente” a un Comune limitrofo. Una mini-crisi che non è rientrata neppure con il tentativo di Silvetti di chiarire il (presunto) vero senso della dichiarazione, ovvero l’apertura a valutare con i sindaci dei Comuni confinanti eventuali localizzazioni a ridotto del loro territorio. Resta da capire quale sarà il coniglio nel cilindro di Silvetti, che comunque assicura con tono severo: «Io non mi faccio condizionare dai comitati, ogni scelta sarà presa sulla base di dati tecnici».




