Mimmo Varrà e i Dilettanti: «Il calcio è cambiato in peggio»
L’esperto direttore sportivo, oggi in organico al Gioiosa Jonica, a 360 gradi sul movimento dilettantistico calabrese, dai dirigenti ai ripescaggi, passando per i calciatori e i giornalisti
Il calcio dei Dilettanti lo conosce come le proprie tasche e per Mimmo Varrà è facile individuare i problemi e i punti oscuri di un movimento che cambia. Le mutazioni riguardano un po’ tutti i settori, con un certo scadimento, dal punto di vista professionale e organizzativo, che abbraccia tutti. Chi, allora, meglio di lui per fare il punto della situazione nella settimana che conduce alla partenza del torneo di Eccellenza? Da qualche settimana è il nuovo direttore sportivo del Gioiosa Jonica, compagine neo promossa al campionato di Eccellenza. Ed è proprio da qua che partiamo, facendoci spiegare gli obiettivi e, prima ancora, i motivi del distacco a sorpresa con il Soriano.
Da Soriano a Gioiosa: il calcio di Mimmo Varrà fra i Dilettanti ricomincia
Mimmo Varrà racconta la sua nuova avventura nel calcio dei Dilettanti e spiega perché ha cambiato aria. «A Soriano ho preferito far valere l’amicizia, cosa a me tanto cara, piuttosto che al resto. Ho imparato tre cose, vivendo tre anni intensi a Soriano. Vale a dire: lasciare le persone dove vogliono stare, accettare le cose per come arrivano e capire che ad ogni azione non per forza c’è bisogno di una reazione. A volte la vera pace sta nel non forzare e nel non trattenere e nel non rispondere. Dopodiché a Soriano ho dato tutto me stesso in circa tre anni per amore e affetto e ricordo, in particolare, di aver tolto le castagne dal fuoco lo scorso ottobre, quando sono stato chiamato con la squadra penultima in classifica. Mi legano profondi rapporti a cominciare dal passionale presidente Gianni Monardo per arrivare all’altro presidente Enzo Morabito serio e oculato come pochi. Ma non dimentico Elio Morabito, tra l’altro il solo a poter dire ciò che vuole su di me. Solo io capisco i suoi pensieri realmente. Rammento le figure di Carmelo Prestanicola, Francesca Monardo, l’altra Francesca, Bruno Ciconte e tutti gli altri. Sempre nel mio cuore».

«Rosarno: un giorno ci rincontreremo».
Per quanto riguarda Rosarno «ci tengo a dire che non è colpa di nessuno in merito al mio mancato ritorno nella società amaranto. Anzi forse il responsabile sono io ma avevo dato una parola e per me questa è sacra. I dirigenti hanno fatto di tutto per avermi lì. Ma Rosarno è sempre casa mia e con gli ultras c’è un rapporto e un legame che vanno al di là del calcio. Un giorno sono convinto che le nostre strade torneranno a incrociarsi».
La nuova avventura a Gioiosa Jonica
Mimmo Varrà va sempre alla ricerca di novità: il calcio dei Dilettanti lo conosce benissimo. Eccolo allora con il club biancorosso: «Ho parlato pochi minuti con i dirigenti, a cominciare dal presidente Sergio Rizzo, e ho trovato subito l’accordo. Il fatto di dover ricostruire quasi tutto non mi ha preoccupato. In sordina credo di aver fatto una buona squadra con dirigenti passionali e a me molto vicini. Tra tutti nomino Giuseppe Agrippa: il mio lavoro viene agevolato dalla sua collaborazione seria, concreta e costante. Aspetti molto importanti. Dobbiamo far quadrare il bilancio ma questa per me non è una novità. Obiettivi? Divertirci».
Accoglienza e professionalità
In casa Gioiosa Jonica si lavora per migliorare sotto tutti i punti di vista. Ha scelto come tecnico Figliomeni, con cui aveva già lavorato in passato. «E poi ho trovato i fratelli Aquino, la cui professionalità è fuori discussione, e ho ritrovato Alessandro Ficara, che ha iniziato praticamente con me la carriera quando ero presidente. L’avevo lasciato giovane e promettente calciatore e lo ritrovo un uomo maturo e un giocatore che sa fare la differenza. Ci darà una grossa mano di aiuto». Sempre a Gioiosa «ho trovato un magazziniere che secondo me ci invidia tutta l’Italia. Efficace, scrupoloso, attento, presente, perspicace: per lui nessun dettaglio va trascurato. Si chiama Francesco Catalano, per tutti “Ciccillo”. Io ricordo di aver avuto in passato un grande magazziniere/custode che risponde al nome di Ciccio Saffioti. Adesso ho modo di lavorare con Francesco Catalano, una figura fondamentale che auguro a tutte le società di trovare e di avere al proprio interno. Noi a Gioiosa siamo fortunati ad avere una persona così».
La “nuova” Eccellenza
Fare pronostici sull’Eccellenza è sempre più complicato «anche se sono convinto che quest’anno sarà tutto diverso rispetto allo scorso torneo. Al momento non ci sono squadre cosiddette materasso, la cui retrocessione è già annunciata in anticipo. Admo Pro Pellaro e Rossanese sembrano avere qualcosa in più – dice Varrà – ma ricordo che le favorite della scorsa stagione hanno concluso nella parte destra della classifica. Piuttosto auguro a tutti un buon campionato e che ci si possa divertire sperando altresì di avere una conduzione delle gare all’altezza della situazione». E qui si apre un altro problema perché «ho già notato nelle prime uscite che le giovani leve arbitrali sono un po’ in ritardo. Ovviamente bisogna avere pazienza».

La classe arbitrale
Sono giovani, i nostri direttori di gara, e vanno aiutati. «Il dialogo aiuta a crescere, però bisogna stare attenti con le designazioni e occorre preparare a dovere i direttori di gara. Sono giovani e inesperti, a volte troppo inesperti, e vanno ovviamente aiutati. Noto, tuttavia, con il passare degli anni un peggioramento in tal senso e questo non va bene». Domenica scorsa per la partita di Coppa «ci sono stati negati quattro calci di rigore colossali nel giro di una decina di minuti che hanno stupito anche i nostri avversari. Ci sta: siamo all’inizio ma è doveroso da parte delle giacchette nere prestare massima attenzione e allenarsi con impegno fisicamente e mentalmente. Ma evidentemente per qualcuno non basta e quindi bisogna ancora di più prestare attenzione e invito il designatore a scegliere quelli più esperti per le gare più delicate». E comunque: «Sia chiaro una volta per tutte: credo fermamente nella buona fede degli arbitri e dei massimi organi regionali della Can, essendo consapevole delle difficoltà che si trovano tutt’oggi a reperire giovani leve vogliose di intraprendere la carriera arbitrale».
Regole da rivedere
Sono diversi gli aspetti da migliorare anche a livello organizzativo per quanto riguarda la gestione delle partite. E anche per quanto riguarda l’organizzazione delle manifestazioni. La Coppa Italia ormai dovrebbe essere riservata soltanto alle squadre di Eccellenza. Anche perché per quelle di Promozione che vincono non c’è una possibilità di salire di categoria. Allora a questo punto meglio fare una competizione separata. In questa maniera si risparmia un turno alle squadre di Eccellenza e quindi la stagione può innanzitutto iniziare con un po’ di ritardo, cosa che non guasta considerando il cambiamento climatico. Inoltre si potrebbe riservare una manifestazione di Coppa Italia alle sole squadre di Promozione, con la vincente che ha la possibilità di accedere ai play off, come succede in Serie C, oppure che diventi squadra prioritaria in caso di eventuali posti liberi in Eccellenza. Tesi queste condivise da Mimmo Varrà, il quale aggiunge un altro aspetto.
La compravendita dei titoli
Quest’anno abbiamo assistito a un cambio di titolo fatto passare per scissione. Ma in realtà era una vera e propria compravendita fra due realtà distinte, diverse e ben lontane. Poi una repentina rinuncia e un ripescaggio in extremis. Così la pensa Varrà: «Anche in questo caso bisogna cambiare le regole. Allo stesso tempo bisogna essere responsabili e parlo delle società. Entro nello specifico: che senso ha, e mi riferisco allo Stilomonasterace, aver concluso al terzo posto e poi aver ceduto il titolo? Mister Papaleo ha fatto un lavoro eccezionale non soltanto sul campo ma anche per quanto riguarda la gestione del gruppo. Ha saputo tenere unita la squadra nonostante i ritardi di tre o quattro mesi nelle corrispondenze delle spettanze. Altro che premio regionale: meriterebbe un premio nazionale».
I meriti e i valori
Si parlava dello Stilomonasterace: alla fine è arrivata la cessione del titolo. «Questo è un arretramento culturale, sociale e sportivo – sostiene il ds reggino – e clamorosamente adesso Papaleo, dopo l’ottimo lavoro, è senza panchina. Che senso ha avuto arrivare a giocare una finale se poi si è dovuto cedere il titolo? Queste cose devono finire. Si è abituati a contestare la Lega e gli arbitri per ogni cosa ma ai dirigenti dico che innanzitutto devono essere loro a far rispettare i veri valori del calcio. I campionati si vincono sul campo. Devo dire che il Soriano ne è una testimonianza avendo sempre mantenuto la propria identità dal 2010, anno della sua nascita e della partenza dalla Terza categoria. L’unica cosa che non riesco ad accettare o a capire è l’abbinamento con il nome Fabrizia, che per quanto ne so io non va a genio neanche a diversi tifosi».
Quella stampa che si fa raccontare le partite senza essere presente al campo
Fino a qualche anno addietro il giornalismo sportivo fra i Dilettanti era una cosa seria. Adesso un po’ meno, anche perché nell’era dei social, tutti si sentono autorizzati a scrivere, a raccontare, a commentare. Siamo nell’era del “copia e incolla” e non solo. C’è anche un’altra moda, ossia quella di commentare (e firmare) una partita senza averla vista. Semplicemente facendosela raccontare! E qui Mimmo Varrà è un fiume in piena: «Fatte salve delle eccezioni, per il resto vedo pressapochismo, sciatteria e nessun senso di responsabilità. Leggo commenti, sulla stampa e anche sui social, di partite alle quali, chi scrive, non era presente. Si mettono voti ai calciatori e all’arbitro pur non avendo assistito alla partita. Mi è capitato di leggere tre partite firmate contemporaneamente dallo stesso autore! A quale delle tre avrà mai assistito? Questo è giornalismo sportivo? Non mi pare».
Il giornalismo di una volta
Mimmo Varrà il calcio dei Dilettanti lo ha vissuto anche da lettore attento: «Mi manca per la verità alzarmi alle 7:00 di mattina per andare a comprare il giornale. Una volta si andava in edicola per leggere delle cronache vere di calcio, di partite raccontate da gente che le ha viste. Adesso sulla stampa, ma anche sui social, a raccontare le partite sono persone che non erano fisicamente presenti al campo. Questo è uno scadimento culturale gravissimo, perché l’informazione ha sempre avuto un valore sociale fondamentale anche fra i Dilettanti. Sono in pochi ad aver conservato la schiena dritta a scrivere quello che vedono e a raccontare ciò che hanno visto con i propri occhi. Adesso vige il copia e incolla. La professionalità è un optional e regna l’improvvisazione. Allo stesso tempo si va avanti a simpatia e antipatia: c’è un pressapochismo mostruoso».
Il carattere
Mimmo Varrà è uno particolarmente fumantino. Genuino, ma spesso “ribelle” a certe situazioni. Vuole e pretende la stessa professionalità che mette nel suo lavoro. Questo a volte è motivo di “attrito” con gli altri. Non è mai cambiato e mai cambierà, anche se spesso sono in tanti, a posteriori, a riconoscere che “aveva ragione Varrà”. «Riguardo al mio modo di fare, non bisogna confondere il carattere con l’atteggiamento. Il carattere dipende da me stesso, l’atteggiamento dipende da chi sono gli altri». E poi aggiunge: io non sono cambiato. È il calcio che è cambiato, in tante cose e in peggio, fatte salve delle eccezioni».

Il ruolo del direttore nel calcio dei Dilettanti: Mimmo Varrà manda l’ultimo messaggio
L’ultimo aspetto trattato con il Varrà è quello relativo al ruolo del direttore. E qui fa un’amara constatazione: «Il miglior direttore oggi per tanti aspetti si chiama sponsor e qui vengono a macchiarsi indelebilmente la competenza e la professionalità. Ci sono persone che non capiscono che possono guadagnare qualcosa all’inizio ma poi perdono nel programma e nelle idee. Io stesso ho ricevuto un messaggio per prendere un allenatore con 10mila euro di sponsor e ho risposto che hanno sbagliato persona. Bisogna istituire una scuola di dignità e non solo calcistica. Mi vergogno per loro».
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