“Per la sicurezza sul lavoro le strategie ci sono, ma il problema resta la realtà”

“Profonda e piena vicinanza agli operai coinvolti nel crollo del tetto della scuola a Guardiagrele con l’augurio di pronta guarigione”. Il messaggio di solidarietà arriva da Angelo Taraborrelli e Giovanni Luciano, rispettivamente segretario e presidente provinciale di Chieti di Azione.
“Come partito – dicono – cogliamo l’occasione per tenere i riflettori e il dibattito acceso in generale sul tema della sicurezza del lavoro, dove le strategie ci sono ma il problema resta la realtà. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una continua produzione di leggi, decreti, circolari e accordi e in ultimo arrivano anche le nuove strategie nazionali per la salute e la sicurezza sul lavoro nel periodo 2026- 2030, però il problema è sempre stata la difficoltà di trasformare le norme in comportamenti concreti”.
“In molti casi – sottolineano gli esponenti di Azione – gli infortuni non avvengono per assenze di norme, ma perché le procedure non vengono applicate, la formazione viene sottovalutata e i controlli risultano drammaticamente insufficienti. Spesso la sicurezza continua ad essere vista come un costo anziché come un investimento e come una leva di creazione di valore. Lo si percepisce quando il Documento di Valutazione dei Rischi viene considerato un semplice fascicolo da tenere in azienda e quando i dispositivi di protezione vengono considerati una spesa da contenere. La prevenzione funziona soltanto quando diventa parte integrante e strutturale dell’organizzazione aziendale”.
“Tra gli obiettivi prioritari delle nuove politiche – aggiungono – emerge il rafforzamento della formazione, una scelta condivisibile, ma tuttavia occorre evitare un errore che il sistema ha già commesso in passato e cioè confondere le ore di formazione con l’efficacia della stessa. Negli ultimi anni il mercato della sicurezza ha prodotto milioni di attestati, ma questo non significa automaticamente aver prodotto milioni di lavoratori consapevoli. Occorre una formazione di qualità che modificando i comportamenti può invece salvare vite umane. Le nuove strategie prevedono anche un rafforzamento dell’attività ispettiva che è una scelta necessaria. Occorre però affrontare il problema con realismo poiché da anni gli organismi di vigilanza lamentano carenze di personale, difficoltà operative e carichi di lavoro crescenti e iniquità stipendiali. Annunciare più controlli è relativamente semplice, ma garantire controlli capillari ed efficaci su milioni di lavoratori e centinaia di migliaia di aziende è molto più complesso. La credibilità del sistema dipenderà dalla capacità di trasformare gli annunci in interventi concreti”.
“Un’area critica – sottolineano – è rappresentata dagli appalti e dai sub-appalti: la ricerca del massimo ribasso, la frammentazione delle responsabilità e la pressione sui tempi di esecuzione possono generare condizioni estremamente critiche. Quando la competizione economica diventa l’unico criterio di scelta, il rischio è che la sicurezza venga progressivamente compromessa. Il tema della qualificazione delle imprese sarà uno dei veri banchi di prova dei prossimi anni. Un altro elemento positivo delle nuove strategie riguarda l’ attenzione ai rischi emergenti, quali quelli psicosociali. Per troppo tempo la sicurezza è stata interpretata esclusivamente come protezione da macchine, impianti e attrezzature. Oggi sappiamo che la salute dei lavoratori comprende anche aspetti psicologici, relazionali e organizzativi. Le strategie nazionali per il periodo 2026-2030 contengono obiettivi condivisibili e indicano una direzione corretta, ma il giudizio finale non dipenderà dal numero di tavoli tecnici, protocolli o circolari ma da un dato molto più semplice, ovvero dal numero di incidenti e infortuni sul lavoro: la vera sfida è verificare se con il tempo saranno realmente diminuiti”, concludono Taraborelli e Luciano.
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