L’Afd trionfa nelle elezioni in Sassonia: deriva neonazista in Germania?
Il successo di Afd viene da lontano e ha motivazioni storiche. Scaturisce non solo dalla cupa sindrome delle sconfitte tedesche ma anche dalla contaminazione stalinista e minaccia di andare lontano l’ondata nera, dell’avanzata elettorale di Alternativa per la Germania.
Pochissimi fra il 44,5 % degli elettori che hanno votato l’Afd hanno letto il Mein Kampf di Adolf Hitler o sa chi sia Stalin, eppure molti tra i neonazisti del terzo millennio sono figli e i nipoti dei quadri della Sed, il Partito socialista unificato, e della Stasi, l’onnipresente polizia segreta della filosovietica Repubblica democratica Tedesca.
Storicamente, dati alla mano, infatti, il partito di Alternativa per la Germania non é altro che il coacervo della mutazione genetica delle più feroci e spietate dittature della storia recente della nazione tedesca.
La fusione di due ideologie sconfitte dalla storia che tornano a serpeggiare fra i programmi e le dichiarazioni degli eredi del nazional socialismo e dello stalinismo, a partire proprio dalle regioni Germania dell’Est, riunificatasi alla Repubblica Federale nel 1989.
Due epoche legate da violenza, rabbia, intolleranza e razzismo. Come è possibile che gli eredi del marxismo, si siano trasformati in neonazisti, picchiatori e persecutori, si chiede Daniel Schulz, giornalista investigativo del quotidiano tedesco Die Tageszeitung, autore del romanzo Eravamo come fratelli, impietosa autoanalisi del popolo europeo che ha combattuto, e perso, il maggior numero di guerre.
Una domanda che davanti allo straripante successo del 35enne leader di Afd in Sassonia, Ulrich Siegmund, si può attualizzare chiedendosi se la nazione che guida economicamente l’Unione Europea, con una capitale tra le più cosmopolite e culturalmente vivaci al mondo, riuscirà a scongiurare o invece si adeguerà all’ascesa del partito che rispecchia il suo peggiore passato?
Un passato considerato “glorioso” dai leader di Afd, Björn Höcke e Alexander Gauland che hanno definito il memoriale all’olocausto di Berlino il “monumento della vergogna”: “Abbiamo una storia gloriosa che é durata più a lungo di quei maledetti 12 anni di nazismo.
Sì, accettiamo la nostra responsabilità per quei 12 anni, ma Hitler e i nazisti rappresentano solo la cacca di un uccello rispetto ai più di 1.000 anni di storia tedesca di successo”. E non è tutto: Gauland ha anche affermato che la Germania dovrebbe essere orgogliosa dei suoi soldati della guerra mondiale: “Se i francesi sono giustamente orgogliosi del loro imperatore e i britannici di Nelson e Churchill, abbiamo il diritto di essere orgogliosi dei risultati ottenuti dai soldati tedeschi in due guerre mondiali”.
Del resto i programmi dell’Afd, oltre a rispolverare un motto delle famigerate Sa naziste, “Tutto per la Germania”, sono chiari: interrompere l’attuale modello di inclusione degli studenti con disabilità e classi separate per i figli di rifugiati e richiedenti asilo.
Per questi ultimi l’idea dichiarata è quella di organizzare l’istruzione partendo dal presupposto che la loro permanenza in Germania sia temporanea in vista della remigrazione e dell’espulsione in massa.
A tutto ciò si accompagna una revisione dei programmi scolastici per renderli maggiormente patriottici: più spazio alla storia e all’identità tedesca, simboli nazionali nelle scuole e divieto di quelle vengono considerate espressioni dell’ideologia progressista. Nulla di nuovo in un paese che dal 1841 esclama nell’inno nazionale: “Germania, Germania sopra ogni cosa, sopra tutto il mondo. Siamo un popolo e un Reich. Per te, nostra terra, combatteremo per sempre!”. Altro che Dio salvi il Re, Fratelli d’Italia e Allons enfants de la Patrie!
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