Lazio

Fine vita, il Veneto dice sì. Nel Lazio la legge è ancora ferma nei cassetti della Pisana

C’è chi regola un diritto per evitare calvari burocratici e chi, preferendo voltare la testa dall’altra parte, trasforma le istituzioni in un muro di gomma.

L’improvviso scatto in avanti del Veneto — dove una maggioranza di centrodestra ha approvato la legge sul fine vita mettendo a terra la sentenza della Consulta — squarcia la palude del Consiglio Regionale del Lazio.

Alla Pisana giace infatti da ben trenta mesi un testo del tutto analogo, depositato a inizio 2024 da Marietta Tidei (Italia Viva) e Claudio Marotta (Sinistra Civica Ecologista), con il sostegno compatto di Dem e M5S (sottoscritto tra gli altri dai consiglieri Valeriani, Mattia, Battisti, Panunzi, Droghei, Novelli e Zuccalà).

Un provvedimento mai arrivato neppure al primo giorno di discussione, che lascia i malati terminali di fronte all’unica alternativa possibile: sostenere i costi ed i dolori di un viaggio clinico oltreconfine, verso le strutture elvetiche.

L’affondo delle opposizioni: «Rocca non nasconda il tema sotto il tappeto»

I due capigruppo dell’opposizione tornano alla carica e chiamano direttamente in causa il governatore Francesco Rocca:

L’effetto Veneto: «L’approvazione veneziana costituisce uno spartiacque decisivo — denunciano Tidei e Marotta —. È la dimostrazione che un’amministrazione guidata dal centrodestra può e deve garantire tempistiche e percorsi certi per esercitare un principio già riconosciuto dal giudice delle leggi».

Nessun vuoto normativo da inventare: «Non stiamo discutendo la creazione di nuovi percorsi etici o diritti inediti, ma soltanto di assicurare che le strutture sanitarie regionali diano corso alle richieste senza trascinare i malati in infinite odissee giudiziarie o burocratiche».

La richiesta di calendarizzazione: L’opposizione garantisce che porterà nuovamente la norma all’attenzione della conferenza dei capigruppo, chiedendo di interrompere il blocco formale e votare il testo nel merito.

Muro di gomma e aule vuote: il no di Forza Italia

Fino ad oggi, la risposta del centrodestra si è concretizzata in tatticismi, ostruzionismo e persino uscite dall’aula per far cadere il numero legale durante il dibattito sui relativi atti.

Nel frattempo, la società civile ha già fatto la sua parte: la proposta d’iniziativa popolare “Liberi Subito”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, ha ampiamente scavalcato le 10.000 firme necessarie per l’approdo formale alla Pisana, continuando ad incassare adesioni.

Sul fronte opposto, la maggioranza resta arroccata su posizioni difensive. A sintetizzare la linea di chiusura è il capogruppo di Forza Italia, Giorgio Simeoni: «Serve una legge nazionale. Su questioni così delicate e complesse non è ammissibile che ogni singola Regione proceda autonomamente e a spintoni». Una posizione che, al momento, condanna il Lazio ad un congelamento a tempo indeterminato.

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