Prestiti per sviluppo e assunzioni, le banche chiudono i rubinetti alle piccole imprese: gli effetti sull’economia umbra

Il credito alle imprese umbre ha smesso di arretrare nel complesso, ma per le aziende più piccole la risalita non è ancora cominciata. È la fotografia che emerge mettendo insieme le tavole territoriali più recenti della Banca d’Italia, diffuse il 31 agosto e aggiornate a giugno 2026, con l’ultima disaggregazione omogenea per dimensione d’impresa, riferita a marzo. In quel trimestre i prestiti al totale delle imprese umbre erano tornati a crescere dello 0,2% su base annua, ma alle piccole imprese continuavano a diminuire del 5,5%, mentre le medio-grandi segnavano +1,6%.
Il cambio di passo rispetto alla fine del 2025 è importante, ma non uniforme. A dicembre i prestiti alle imprese nel complesso erano ancora in calo del 2,2%; tre mesi dopo erano a +0,2%. Il recupero, però, è arrivato quasi tutto dalle aziende medio-grandi, passate da -1,3% a +1,6%, mentre le piccole sono rimaste in territorio negativo. In valori assoluti, a fine marzo i prestiti bancari alle imprese umbre ammontavano a 8,804 miliardi di euro: 7,210 miliardi alle medio-grandi e 1,593 miliardi alle piccole, dei quali 928 milioni alle famiglie produttrici, cioè le realtà fino a cinque addetti. Nello stesso mese i prestiti alle famiglie consumatrici crescevano del 2,4% su base annua.
La distanza si trascina da mesi. A dicembre 2025 le piccole imprese umbre erano ancora a -6%, dopo il -5,9% di settembre e il -5,4% di giugno; a marzo 2026 la contrazione si è ridotta al -5,5%, senza però cambiare segno. Nello stesso periodo le medio-grandi sono passate dal -1,6% di giugno 2025 al +1,6% di marzo. Le famiglie produttrici risultavano ancora più indietro: -6,4%.
L’analisi della Camera di Commercio
“Il credito alle imprese umbre – ha spiegato Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria – ha smesso di arretrare nel complesso, ma per le aziende più piccole la risalita non è ancora cominciata. È la fotografia che emerge mettendo insieme le tavole territoriali più recenti della Banca d’Italia, diffuse il 31 agosto e aggiornate a giugno 2026, con l’ultima disaggregazione omogenea per dimensione d’impresa, riferita a marzo. In quel trimestre i prestiti al totale delle imprese umbre erano tornati a crescere dello 0,2% su base annua, ma alle piccole imprese continuavano a diminuire del 5,5%, mentre le medio-grandi segnavano +1,6%.
Il cambio di passo rispetto alla fine del 2025 è importante, ma non uniforme”. Le piccole imprese umbre restano invece con il segno meno in fatto di credito: “A dicembre 2025 le piccole imprese umbre erano ancora a -6%,
dopo il -5,9% di settembre e il -5,4% di giugno; a marzo 2026 la contrazione si è ridotta al -5,5%, senza però cambiare segno. Nello stesso periodo le medio-grandi sono passate dal -1,6% di giugno 2025 al +1,6% di marzo. Le famiglie produttrici risultavano ancora più indietro: -6,4%”.
Umbria peggio della media nazionale, ma Toscana e Marche arretrano di più
Il confronto territoriale mette meglio a fuoco la posizione dell’Umbria. A marzo 2026 i prestiti alle piccole imprese diminuivano del 4,3% in Italia. In Umbria la flessione arrivava al 5,5%. Tra le regioni del Centro, però, Toscana e Marche registravano cali ancora più marcati, rispettivamente del 6,4% e del 7,1%, mentre il Lazio si fermava al 2,3%. Nel confronto tra le quattro regioni, dunque, l’Umbria si collocava dietro il Lazio ma davanti a Toscana e Marche.
Il rischio di tornare vicino al 10%
È proprio qui che il quadro cambia prospettiva. Il 10 settembre la Banca centrale europea (BCE) si riunirà per decidere sui tassi. I mercati considerano molto probabile un aumento di 0,25 punti percentuali. Le banche d’investimento J.P. Morgan e BNP Paribas hanno inoltre indicato nelle loro previsioni un secondo rialzo di 0,25 punti a dicembre 2026, mentre la maggioranza degli economisti interpellati da Reuters continua a considerare possibile che quello di settembre sia l’ultimo aumento del ciclo. Per una piccola impresa umbra la differenza può diventare rilevante. Se due rialzi BCE da 0,25 punti venissero trasferiti integralmente sul costo della liquidità, il 9,4% osservato a marzo arriverebbe aritmeticamente al 9,9%, quindi a un passo dal 10%. Non è una previsione della Banca d’Italia né un automatismo: i tassi bancari dipendono anche dal rischio del cliente, dalle garanzie, dalla durata del finanziamento e dalle politiche commerciali degli istituti. Conta anche a chi va il credito. Nel 2025 la quota dei prestiti alle imprese umbre con probabilità di default inferiore all’1% è salita al 51,4% dal 48,3% dell’anno precedente, mentre è diminuito il peso delle aziende con merito creditizio più basso.
Per le imprese minori i due problemi restano quindi affiancati: finanziamenti ancora in contrazione e costo della liquidità molto più alto rispetto alle aziende maggiori. Le tavole mensili pubblicate il 31 agosto portano il monitoraggio territoriale fino a giugno 2026; il 30 settembre arriverà il secondo trimestre completo, che permetterà di aggiornare anche il confronto per dimensione d’impresa e verificare come si sia mosso nel frattempo il -5,5% registrato a marzo.
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