Friuli Venezia Giulia

Porto Vecchio, Scoccimarro: “Sgomberata l’area del torrente Chiave, ora i lavori possono proseguire” VIDEO

TRIESTE.news

3 settembre 2026 – ore 19:00 – È stata sgomberata l’area del cantiere del torrente Chiave, in Porto Vecchio, dove negli ultimi tempi si erano sistemate alcune persone migranti in ripari di fortuna, utilizzando anche il bacino d’acqua formatosi all’interno della zona dei lavori per cercare refrigerio. A darne notizia è stato l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente Fabio Scoccimarro, che ha spiegato come la presenza di persone all’interno del cantiere fosse diventata incompatibile con le esigenze di sicurezza e con il regolare avanzamento delle opere. “L’area è stata sgomberata e ora i lavori potranno andare avanti”, ha affermato Scoccimarro, descrivendo una situazione che, nelle scorse settimane, aveva assunto caratteristiche sempre più problematiche. Secondo l’assessore, il bacino presente nel cantiere era stato utilizzato come una sorta di piscina improvvisata, mentre attorno erano comparsi ripari di fortuna e zone utilizzate per cucinare e sostare. L’intervento si inserisce in un’attività più ampia coordinata dalla Prefettura di Trieste e avviata già dallo scorso dicembre per mettere in sicurezza gli edifici fatiscenti del Porto Vecchio nei quali era stata segnalata la presenza di migranti e persone senza dimora.

La progressiva opera di sigillatura degli immobili, effettuata con la collaborazione di Comune e Regione, ha finora portato alla chiusura di quattordici edifici, mentre parallelamente è stata intensificata l’attività di controllo da parte delle Forze dell’Ordine per impedire nuovi accessi. Durante il periodo estivo, tuttavia, le imprese impegnate nei diversi cantieri per il recupero di edifici e infrastrutture hanno nuovamente segnalato la presenza di persone all’interno delle aree interessate dai lavori. La questione è stata affrontata nella riunione di coordinamento del 26 agosto, alla quale hanno partecipato anche i responsabili dei procedimenti relativi ai cantieri di Comune e Regione. Il giorno successivo, nel corso del Tavolo Tecnico convocato dal Questore, è stato deciso di avviare servizi straordinari partendo proprio dal cantiere del torrente Chiave, considerato centrale rispetto alle altre attività in corso nel Porto Vecchio. Nel corso dell’operazione sono stati rintracciati circa venti migranti, la cui posizione è stata successivamente esaminata dall’Ufficio Immigrazione della Questura sotto il profilo amministrativo. Il servizio ha coinvolto operatori della Polizia di Stato, militari dell’Arma dei Carabinieri e personale della Polizia Locale, con il supporto di contingenti di rinforzo. Al termine dell’intervento sono state ripristinate, secondo quanto riferito dalle autorità, le condizioni di sicurezza e igienico-sanitarie dell’area. Il perimetro del cantiere sarà ora sottoposto a una vigilanza rafforzata da parte delle Forze dell’Ordine e dell’Esercito.

Il torrente Chiave, lungo circa un chilometro e interamente sotterraneo, attraversa parte del centro di Trieste e sfocia nell’area del Porto Vecchio tra i moli Tre e Quattro. La Regione è impegnata nella zona con un intervento di messa in sicurezza dal valore di circa 4 milioni e 650 mila euro. La presenza di persone all’interno dell’area, oltre a determinare criticità sotto il profilo della sicurezza, aveva provocato difficoltà operative e rallentamenti nell’attività delle imprese impegnate nel cantiere. Gli edifici interessati dalle operazioni, una volta concluse le necessarie attività di messa in sicurezza, saranno riconsegnati agli enti proprietari. La Prefettura ha inoltre annunciato che analoghi controlli saranno estesi agli altri cantieri del Porto Vecchio, con l’obiettivo di impedire nuove occupazioni delle aree di lavoro e garantire la prosecuzione degli interventi. Resta invece distinta la situazione nell’area dei Varchi monumentali, dove alcune persone continuano a utilizzare la tettoia all’ingresso del Porto Vecchio come riparo di fortuna.

Articolo di Francesco Viviani

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