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Crisi energetica in Libia: carburante esaurito, blackout e attacchi con droni

Automobilisti in fila per chilometri dinanzi alle stazioni di servizio, nel tentativo di ottenere un pieno di carburante. Interruzioni di energia elettrica e abitazioni che diventano forni. Questo è lo scenario che ha offerto Tripoli negli ultimi giorni: eppure si tratta della Libia, dove molto manca, ma non il petrolio. Come se non bastasse, proseguono gli attacchi con droni alle raffinerie: l’ultimo è avvenuto proprio nelle ultime ore. Un velivolo senza pilota è stato indirizzato sui serbatoi di carburante del deposito petrolifero a sud della capitale, come ha confermato la Brega Petroleum Marketing Company.

Il deposito, sulla Airport Road, è formato da serbatoi di stoccaggio per prodotti petroliferi e gpl, oltre a impianti per il riempimento e la distribuzione di bombole di gas da cucina. Una situazione complicata, che ha spinto Emad Al Trabelsi, ministro dell’Interno e presidente del Comitato per affrontare la crisi dei carburanti, a prendere soluzioni drastiche: la chiusura di 490 impianti di servizio che secondo gli accertamenti delle autorità hanno favorito il contrabbando di carburanti e l’autorizzazione ufficiale alla distribuzione di benzina concessa a 365 stazioni per cercare di frenare il malcontento dei cittadini. In questo contesto, Al Trabelsi ha fatto sapere che la distribuzione di gasolio alle stazioni autorizzate sarà uniforme, in modo da assicurare un servizio più omogeneo.

La crisi energetica in un Paese come la Libia sembra paradossale: oltre alla benzina si sono registrati frequenti interruzioni di corrente e con le temperature di oltre 40 gradi la vita quotidiana è stata messa a dura prova, con cibo da buttare a causa dei frigoriferi senza corrente e case inabitabili per i condizionatori spenti. Eppure, la Libia possiede circa 48 miliardi di riserve di barili di petrolio e ne produce un milione e mezzo al giorno. Di questa produzione però solo un terzo è destinata al consumo interno. Secondo i dati della National Oil Corporation, Tripoli lo scorso anno ha importato carburante per 7,8 miliardi di dollari.

Che alla base della crisi vi sia una cattiva gestione delle risorse da parte del governo lo sostiene Hanna Tetteh, inviata delle Nazioni Unite, che ha dichiarato: “Le recenti e diffuse interruzioni di corrente e il malcontento pubblico, esacerbati da una prolungata ondata di calore, hanno messo in luce le conseguenze della frammentazione istituzionale, della deviazione su larga scala delle risorse pubbliche, degli scarsi investimenti e del processo decisionale scoordinato, tutti elementi che rappresentano essenzialmente fallimenti nella governance. La contraddizione sta nel fatto che tutto ciò accade in un Paese che non manca di risorse energetiche e possiede i più grandi giacimenti petroliferi del continente africano”.

La crisi energetica è l’ennesimo aspetto di una nazione che resta divisa in due e fatica a trovare la sua strada dopo la rivolta che nel 2011 ha causato la caduta e la morte del dittatore Muammar Gheddafi: da un lato c’è il governo di unità nazionale di Tripoli, riconosciuto dall’Onu, sul fronte opposto Tobruk e Bengasi, dove la leadership è quella del generale Haftar. L’agenzia Afp ha riportato le considerazioni dell’analista Bechir Jouini: “La Libia produce meno energia di quanta necessiti durante i periodi di picco, la crisi elettrica e la carenza di carburante sono complesse, poiché il Paese è un produttore di petrolio ma dipende dalle importazioni di carburante”. Jouini ha rilevato anche l’esistenza del “contrabbando di petrolio fuori dal paese, nonché la mancata attuazione di programmi di manutenzione per le centrali elettriche”.

Si diceva anche degli attacchi con droni alle raffinerie. Il 12 agosto scorso era stata colpita Zawiya, a ovest di Tripoli: non un episodio isolato ma il terzo attacco di quel tipo in pochi giorni. I precedenti avevano preso di mira un impianto di desalinizzazione e un serbatoio di nafta. Zawiya è l’impianto più prolifico del Paese, capace di una produzione di 120mila barili al giorno, ma è bastato l’attacco ben piazzato di un drone per distruggere un serbatoio con 4,5 milioni di litri di carburante.


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