«La storia non si demolisce, si rigenera»
PORTO SANT’ELPIDIO Venticinque anni di vincolo e una comunità che torna a interrogarsi sul futuro della ex-Fim. Il 29 agosto, a un quarto di secolo dal provvedimento firmato nel 2001 dal soprintendente Francesco Scoppola, il Coordinamento delle associazioni che si batte per la tutela della Cattedrale ha organizzato un incontro pubblico allo chalet Controvento, proprio di fronte all’edificio.
Le motivazioni
Un appuntamento pensato per ricordare la storia del complesso industriale e discutere le possibilità di recupero, mentre torna a circolare l’ipotesi della demolizione. Oramai è conto alla rovescia, a settembre la Conferenza dei servizi per decidere le sorti della struttura vincolata. Il dibattito è acceso. Alla serata tematica hanno partecipato le associazioni che compongono il Coordinamento: Legambiente, Fiab, Italia Nostra, Lipu, La Fabbrica delle Idee, Laudato Sì e altre realtà del territorio. Il programma è stato diviso in due momenti, la prima parte della serata è stata dedicata alla storia della fabbrica e ai dati tecnici sul suo stato attuale, poi si è brindato al futuro della Cattedrale, «un patrimonio di tutti» hanno ribadito gli organizzatori. Nel primo blocco di interventi, Angela Serafini ha ripercorso le origini, il ruolo dell’opificio nel trasformare Porto Sant’Elpidio e lo stato di abbandono in cui versa da troppo tempo la struttura. La presidente di Legambiente Porto Sant’Elpidio, Katia Fabiani, ha illustrato i dati tecnici: analisi chimiche, verifiche ambientali e la relazione dell’Università di Bologna, richiamata per chiarire quali elementi siano accertati e quali margini di intervento restino aperti. «La storia non si demolisce, si rigenera» afferma Fabiani, sottolineando come alla serata fossero presenti anche persone nuove, mai viste prima. Il geometra Mauro Pambianco ha presentato ipotesi di restauro, soluzioni che prevedono nuovi spazi, tra cultura e innovazione. L’architetto Marco Marinozzi ha mostrato una serie di immagini e proiezioni che illustrano possibili scenari di recupero, dal riuso degli ambienti interni alla valorizzazione del prospetto sul mare. Tra il pubblico, un uomo ha portato registri originali datati tra il 1920 e il 1950: documenti di magazzino, buste paga, annotazioni sul personale. Materiale che, spiega Fabiani «ci ha fatto sentire quanto la Fim sia la nostra patria». Si sono susseguite testimonianze di famiglie storiche, arrivate a Porto Sant’Elpidio anche grazie all’attività della fabbrica. Il Coordinamento ricorda che, del complesso originario esteso su sette ettari, resta solo il 5%: la Cattedrale e la Palazzina degli uffici. Su questo nucleo superstite si concentra la richiesta delle associazioni, contrarie alla demolizione e favorevoli al recupero della struttura di archeologia industriale che «brilla sulla riva» come recita lo stemma.
L’obiettivo
L’obiettivo è che «la Cattedrale continui a brillare». Il brindisi finale ha chiuso una serata della memoria, con l’invito a proseguire il confronto pubblico e sostenere un progetto di rinascita dell’edificio. Per il Coordinamento la Cattedrale resta «uno dei monumenti più emblematici della città» e la sua conservazione rappresenta una scelta strategica per il futuro di Porto Sant’Elpidio.




