Sardegna

Redentore di Nuoro. Quando la festa era tutta in città: i ricordi di Nicola Porcu – VIDEO


Passata l’euforia del 1901, anno dell’inaugurazione del monumento al Cristo Redentore, nel 1902 la grande festa dei nuoresi iniziò, anno dopo anno, pian piano a creare una propria identità, destinata negli anni a diventare una delle più importanti manifestazioni religiose e folcloristiche della Sardegna. Alla scarsità di notizie e alla carenza di testimonianze è dovuto il fatto che poco è dato sapere sulle prime feste agostane nuoresi dei primi del Novecento. A venirci incontro, per sopperire alla lacuna di informazioni, interviene l’insostituibile Nicola Porcu (1931-2020), grande memoria storica nuorese d’antan, che, già allora giovanissimo e appassionato cultore di storia locale, conobbe persone che in quel lontano 1901 parteciparono alla solenne cerimonia dell’inaugurazione del monumento del Cristo Redentore e ne raccolse notizie di prima mano.

Redentore, comitato popolare del 1904

Redentore, comitato popolare del 1904

Si tratta di testimonianze rese da persone di sua conoscenza, come la sua antenata, zia Sidora Daga (sorella minore di suo nonno, il noto poeta Nicola Daga), e zia Nicolosa Guiso, classe 1861, nuorese doc, che abitava nel rione di Irillai. Tutte ricordavano anche nei minimi particolari lo storico evento, come tutti i nomi dei carrulantes che trasportarono sui loro carri, trainati da grossi buoi, i vari pezzi del monumento fin sulla cima dell’Ortobene: Luzzana, Sedda, Solinas, Cotticone e Branchile. E la tragica storia di quest’ultimo, di cui uno dei suoi buoi rimase scornato e poi venne abbattuto per il grande sforzo sostenuto durante il trasporto lungo sentieri impervi. Una vera e propria tragedia familiare per un pastore di allora, tanto che – ricordava Nicola Porcu – dovette intervenire la cittadinanza nuorese con una colletta popolare che permise l’acquisto di un giogo, formato da due nuovi buoi, dal momento che i buoi sono abituati a lavorare in coppia fissa.

Nuoro, festa del Redentore, anni Cinquanta

Nuoro, festa del Redentore, anni Cinquanta

Ricordavano perfino i nomi degli operai e dei tecnici inviati dallo scultore Jerace per montare la grande statua: Giovanni Pagobio, forgiatore, e Amedeo Turbino, che procedette all’assemblaggio. E il caso di ziu Achille, il fabbro ferraio nuorese incaricato di realizzare la ringhiera di recinzione intorno al monumento, che, non ricevendo la retribuzione pattuita per l’opera realizzata, inviò ziu Conchedda, con il carro di ziu Pera Mazzitta, per smontare il manufatto e riportarlo in città. A riguardo, Nicola Porcu aggiungeva: «Durante l’operazione di smontaggio, ziu Conchedda si tagliò un dito, e a Nuoro si parlò allora di un gesto divino punitivo per l’oltraggio fatto nei confronti del sacro».

 Nuoro, festa del Redentore, anni Cinquanta

Nuoro, festa del Redentore, anni Sessanta

Circa i primi anni di festeggiamenti in onore del Cristo Redentore, Nicola Porcu ricordava – sfogliando gli appunti delle sue memorie apprese da giovane – che, sempre restando immutati il pellegrinaggio all’alba dei fedeli al Monte Ortobene e il solenne pontificale del vescovo alle 10 in cattedrale, i festeggiamenti si riducevano quasi sempre a pranzi organizzati da comitati spontanei per i cittadini e per le autorità. I festeggiamenti allora prevedevano per lo più alberi della cuccagna, corse di cavalli e asinelli, balli spontanei in piazza, canti a chitarra, a tenore e gare di poeti estemporanei, che generalmente si svolgevano nella piazza del Rosario. Nel 1909, in concomitanza con il nono anniversario della festa, si tenne un grande convegno di associazioni cattoliche, sotto la presidenza di monsignor Pizzorno, a cui parteciparono i canonici Marchi, Filia, DaddiCambosu (zio di Grazia Deledda), e il primo Congresso dei maestri sardi, che per l’occasione salirono sull’Ortobene per omaggiare Grazia Deledda, che ivi trascorreva un breve periodo di riposo. Per l’occasione, il poeta Sebastiano Satta compose il Canto della bontà.

Nel 1919, in un clima di austerità postbellica, un improvvisato Comitato popolare riuscì a organizzare una fiera del bestiame. Un cambio di passo nella gestione delle feste ci fu con l’avvento del fascismo, soprattutto nel 1925, quando l’organizzazione passò all’O.N.D. (Opera Nazionale del Dopolavoro), e, dopo, nel 1926, quando, anche per mettere in risalto il ruolo di Nuoro, «Provincia del Littorio», il regime incrementò l’impegno. Ai soliti festeggiamenti tradizionali, fatti di manifestazioni sportive, tiro al piattello, canti popolari, corse a cavallo, corsa degli asinelli e alberi della cuccagna, si aggiunsero infatti eventi musicali, con l’intervento di corali polifoniche e concerti bandistici con musiche del regime, fuochi artificiali e spettacoli musicali e cinematografici proposti, a partire dal 1931, dal «Carro di Tespi» dell’O.N.D., istituito per promuovere l’attività ricreativa con spettacoli cinematografici, teatrali e lirici.

Nel 1934 fu celebrato il Congresso Regionale della Gioventù Cattolica Sarda. Per l’occasione, il pittore Giovanni Ciusa Romagna dipinse il bozzetto di una speciale cartolina ricordo. Nel 1951 si festeggiò il cinquantenario dell’erezione del sacro monumento con una serie di manifestazioni, presiedute per l’occasione dall’on. Salvatore Mannironi, che coinvolsero anche l’intero episcopato sardo. Per l’occasione si organizzò una Mostra di Arte Sacra, inaugurata dall’on. Antonio Segni, e manifestazioni civili che comprendevano: lancio del premio «Grazia Deledda», gara automobilistica, eliminatoria regionale del 5° Volante d’argento, concorso ippico, concerto bandistico, tiro al piattello, gara poetica e spettacolo pirotecnico.

Nuoro, piazza Santa Maria della neve, anni ’60

Nel 1953, le feste del Redentore vennero abbinate alla ricorrenza del centenario (1853-1953) dell’apertura al pubblico della cattedrale di Santa Maria della Neve. In seguito, riguardo ai festeggiamenti civili e religiosi del Redentore, si dovette discutere sui due ruoli rispettivi. Il problema venne posto dal vescovo mons. Giuseppe Melas con una sua lettera del 1962, per il richiamo al senso sacro della festa e soprattutto della processione-sfilata, che allora si svolgevano in un unico corteo. Nella lettera, pur apprezzando l’impegno dell’E.P.T. (che allora gestiva la parte laica della festa), si faceva presente il lodevole valore della sfilata dei costumi, non mancando tuttavia di segnalare il contrasto della stessa nel contesto di un’annessa funzione religiosa, come una processione. A riguardo, si indicarono una decina di norme da mettere in atto, circa: cavalieri e donne in groppa, oggetti e bevande durante la processione, non inni profani ma religiosi, comportamento di chi sfila e di chi assiste. La proposta inizialmente si risolse con un dissenso-assenso, tra i pro e i contro; poi, nel tempo, le feste andarono avanti, seppure in sintonia ma non in parallelo.

L’INTERVISTA A NICOLA PORCU:

Nel 1964, dalle proposte si decise di passare ai fatti, dal momento che si decise di separare nettamente le celebrazioni religiose da quelle laiche. Da allora, la sfilata dei costumi trovò la sua sede idonea lungo le vie della città di Nuoro, mentre la messa solenne e la processione si spostarono sul Monte Ortobene. Dal 1984, l’organizzazione curata dall’E.P.T. passò di competenza dell’Amministrazione Comunale di Nuoro, e così fino ai tempi attuali. Il resto è storia…


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