La caccia ai complici di Messina Denaro tra le righe del diario segreto dell’amante
Quante sono state le persone che in trent’anni di latitanza hanno protetto Matteo Messina Denaro? Per chi indaga sicuramente sono state tantissime. Forse non basta un carcere per contenerli. Così come sosteneva il boss – e lo scriveva a Binnu Provenzano – quando diceva che non bastava un cimitero per contenere le persone ammazzate da lui. Su questa fitta rete di favoreggiatori che manca all’appello si concentra il lavoro degli 007 del Ros, a tre anni dalla cattura a Palermo di Matteo Messina Denaro e la successiva morte sopraggiunta 9 mesi dopo a causa di un cancro che affliggeva il padrino.
La lettera diario di Laura Bonafede
Tra i tanti documenti rinvenuti nel covo di Matteo Messina Denaro in Vicolo San Nicola a Campobello di Mazara – ancora al vaglio degli investigatori – c’è anche la lunga lettera-diario inviata da una delle sue amanti, la maestra Laura Bonafede. La stessa donna con la quale l’allora primula rossa si incontrò per caso due giorni prima della cattura, davanti al banco della salumeria di un supermercato di Campobello di Mazara. Lui: l’invisibile, diabolik, u’siccu, il boss di cosa nostra tra i più ricercati dalle polizie di mezzo mondo, è immortalato nel video delle telecamere interne del supermercato, come un qualsiasi avventore. Berretto di lana in testa, a fare la spesa quotidiana, per nulla spaventato che qualcuno possa riconoscerlo. Davanti a lui c’è Laura Bonafede, per anni sua amante e depositaria – si dice – di molti segreti del boss e sulla quale da sempre indagavano le forze dell’ordine. Quel giorno, era il 14 gennaio 2023, il latitante- lo prova lo scontrino poi rinvenuto nel covo – compra della carne macinata, una mozzarella, due birre e un detersivo. Attraverso la lettura di quel diario personale – scritto da una donna innamorata e devota, vergato a penna e in bella calligrafia, dove la maestra annotava frasi d’amore, ma anche comunicazioni riservate e soprannomi – gli investigatori continuano a scavare per individuare nuovi possibili favoreggiatori del boss. Quegli stessi insospettabili che continuano a vivere probabilmente con il fiato sospeso perché si aspettano certamente che da un momento all’altro qualcuno in divisa bussi alla loro porta. Ad inchiodare la donna alle sue responsabilità ci sono lo scontrino e il video. Le scritte nel diario decifrato dai carabinieri del Ros hanno permesso ai magistrati della Procura di Palermo, coordinati dal Procuratore Maurizio De Lucia, di arrivare a molti dei favoreggiatori che hanno protetto la latitanza del boss (alcuni indagati o in carcere e molti condannati) e a rivelare il ruolo di Laura Bonafede, arrestata e condannata a sua volta.
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