Latino alle medie dal 2026/2027: con le Nuove Indicazioni Nazionali: “Chi paga il lavoro extracurricolare dei docenti?”

La scuola secondaria di primo grado si prepara ad accogliere una novità metodologica pensata per riscoprire le radici del nostro patrimonio culturale. Le nuove Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione hanno infatti previsto l’introduzione dell’insegnamento denominato Latino per l’educazione linguistica (LEL). Non si tratterà di una materia tradizionale con studio mnemonico di declinazioni e grammatica teorica, bensì di un percorso orientato a potenziare le competenze linguistiche in italiano, guidando gli alunni alla comprensione dell’origine delle parole e della cultura europea per interpretare meglio il presente.
L’avvio ufficiale della disciplina avverrà a partire dall’anno scolastico 2026/2027 secondo criteri ben precisi:
- sarà rivolto esclusivamente agli studenti del secondo e del terzo anno delle medie;
- l’insegnamento non diventerà obbligatorio né per gli istituti né per gli alunni, rappresentando una fase di prova in vista di un eventuale e futuro riassetto del monte ore nazionale;
- le istituzioni scolastiche potranno inserire l’offerta nel proprio Piano triennale dell’offerta formativa (PTOF). Tra le opzioni suggerite dal Ministero figurano l’impiego delle ore di approfondimento delle materie letterarie, moduli pomeridiani extracurricolari, oppure la creazione di gruppi di lavoro aperti a più classi, per una durata di almeno un’ora alla settimana, previa debita informazione alle famiglie.
Le riflessioni di una docente: tra entusiasmo didattico e amarezza gestionale
Se sulla carta l’iniziativa raccoglie l’interesse del mondo pedagogico, la sua traduzione pratica calata nella realtà quotidiana dei plessi scolastici solleva forti perplessità. Una docente di lettere ci ha scritto dicendo che il Dirigente Scolastico le ha già richiesto di redigere con urgenza una proposta progettuale da presentare al primo Collegio dei Docenti. Un compito affascinante, ma che scontra subito la visione teorica della riforma con gli annosi problemi economici del sistema scuola.
La prima grande criticità sottolineata dalla collega risiede nelle risorse finanziarie necessarie per sostenere l’eventuale erogazione delle ore extracurricolari: il Fondo del Miglioramento dell’Offerta Formativa assegnato ad ogni istituto, infatti, è storicamente risicato e deve essere suddiviso tra una miriade di iniziative e figure di staff. La docente spiega che nelle scuole si assiste ormai da anni a una prassi paradossale: per garantire la realizzazione di più progetti e ricompensare tutti i docenti coinvolti, le ore effettivamente lavorate vengono rendicontate al ribasso. Lavorare per 30 ore reali e vedersene riconosciute solo una frazione non è un’eccezione, ma spesso quello che succede.
A questa dinamica di “taglio preventivo” del lavoro svolto si aggiunge l’inconsistenza dei compensi previsti dal Contratto Collettivo. La retribuzione oraria lorda per le attività aggiuntive d’insegnamento si aggira attorno ai 20 euro circa, che una volta tassati si riducono a poco più di 10 euro netti: una cifra irrisoria che svilisce la professionalità e la preparazione necessarie per strutturare un corso d’avviamento alla lingua latina.
Infine, la docente sottolinea che rimane insostenibile il ritardo dei pagamenti: gli insegnanti si trovano costantemente ad accettare incarichi aggiuntivi senza alcuna certezza sulle tempistiche di accredito. Ad anno scolastico ormai avviato, i fondi ministeriali destinati ai progetti realizzati l’anno precedente spesso non sono ancora pervenuti nelle casse delle scuole, lasciando le prestazioni lavorative non saldate per mesi e mesi.
Di fronte a queste condizioni, la riflessione dell’insegnante diventa un interrogativo che riguarda l’intera categoria: fino a che punto è corretto richiedere l’ideazione di nuovi progetti formativi senza garantire prima la copertura economica, un compenso dignitoso e la certezza dei tempi di pagamento?
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